martedì 5 giugno 2012

Paola Concia: «Pd non lasci il nuovo in panchina» - Maria Zegarelli su L'Unità

Non voglio invecchiare restando in panchina». Paola Concia inizia così questo dialogo sul suo partito e su quello che si aspetta per il futuro. Non vuole restare in panchina, né dover «ammazzare» madri e padri per poter dare il proprio contributo, «li vorrei al mio fianco», dice. E spiega anche che la decisione di firmare l’ordine del giorno da presentare nella direzione di venerdì sul limite dei tre mandati per i parlamentari e le primarie, nasce «dal fatto che io al Pd voglio un gran bene».
Un atto d’amore la richiesta di primarie per i parlamentari e candidato premier da svolgere ad ottobre?
«Esatto, a me interessa la “ditta”. Questo ordine del giorno è condiviso da persone di cultura diversa che vogliono dare uno scossone salutare. Io, poi, non ho alcun intento polemico, mi pongo però il problema del rinnovamento che non è anagrafico, è di cultura politica. Noi non ci dobbiamo spaventare se ci sono le liste civiche, dobbiamo lavorare per far sì che sia il nostro partito ad aprirsi alla società civile e a dare spazio a una nuova classe dirigente portatrice di questa nuova cultura politica».
Anche lei come Pippo Civati sente di essere vista come un “nemico interno” perché pone queste istanze?
«Non mi voglio sentire così, è diverso. Non credo che faccia bene al Pd pensare che tutti i rinnovatori debbano essere “soffocati”, ma ci sono diverse responsabilità: da una parte quelle di una classe dirigente che stenta a promuovere il ricambio; dall’altra quelle di chi accusa di sentirsi soffocato ma in realtà cerca “protezione”. A questi ultimi chiedo: ma siete disposti a mettervi in gioco davvero, con le vostre idee? L’unico modo per crearsi spazi è quello di avere proposte forti. Dobbiamo avere il coraggio di dire come noi immaginiamo un modello di società, come rispondiamo ai sogni e ai bisogni dei cittadini. Quello che sto dicendo è che ci sono tante energie nel partito per poter dare un contributo
al progetto di alternativa».
Concia, ma lei è una parlamentare del Pd, non una semplice militante. Non si sente già in pista?
«Io faccio la mia parte, sono pronta a prendermi le mie responsabilità, non sono una giovane che viene dal nulla, la mia storia arriva dal Pci, eppure a volte mi sento come un giocatore in panchina sempre allenato ma che nessuno chiama a giocare».
Condivide le critiche di chi ritiene il Pd bloccato da logiche di partito e di lotte intestine?
«No, io dico che il Pd deve avere il coraggio di liberare le sue energie interne».
Le primarie sono un modo?
«Le primarie sono necessarie, possiamo discutere del modo in cui farle però dobbiamo farle. Ma io parlo delle energie che sono ovunque nel Paese e, girando l’Italia in lungo e in largo, le assicuro che ce ne sono. Il rinnovamento ce lo abbiamo in casa, basta metterlo in luce, farlo entrare il campo. Questo chiedo a Bersani».

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