martedì 26 giugno 2012

Per il Pd conti trasparenti e in attivo - Andrea Tognotti su Europa

Il Pd chiude il bilancio 2011 con un leggero attivo (3,2 milioni sui 63 e mezzo complessivi) e avvia la propria spending review. Il tesoriere dem, Antonio Misiani – in una conferenza stampa al termine della Direzione di ieri, che ha approvato il documento all’unanimità – ha sottolineato non solo l’assenza di debiti («e di lingotti») che caratterizza il bilancio del partito, ma anche la sua trasparenza certificata da una primaria società di revisione contabile e la necessità di rivedere, per il futuro, i criteri di spesa alla luce delle nuove norme sul finanziamento dei partiti. 
Quelle norme, non ancora in vigore ma già approvate dalla camera, richiedono – ha affermato – di «rimettere in discussione il modello organizzativo, e un nuovo equilibrio che punti di più all’autofinanziamento. Noi abbiamo un patrimonio su cui fare leva che è quello dei circoli, del nostro radicamento sul territorio. Quella di una politica più sobria – ha aggiunto – è una sfida che raccogliamo innanzitutto sul piano politico». Su cosa influirà maggiormente la revisione dei criteri di spesa? Non sulle risorse umane, ha assicurato il tesoriere, quanto piuttosto sui «costi operativi» come viaggi e consulenze, e sulla valorizzazione della Rete per la comunicazione del partito. Tradotto in uno slogan, «meno manifesti e più social network». 
Il rendiconto 2011 è stato certificato da Pricewaterhouse Coopers, la maggiore società di revisione a livello internazionale. Il Pd, ha ribadito il tesoriere, «è la prima forza politica in Italia che ha scelto volontariamente, sin dalla sua nascita, di sottoporre il proprio rendiconto alla revisione di una società indipendente. Dal 2012 saranno verificati dalla Price anche i rendiconti delle strutture regionali». Quanto alla trasparenza, Misiani ha spiegato che il rendiconto del 2011 sarà pubblicato sul sito internet del Pd, nell’apposita sezione trasparenza. «Nella Direzione – ha detto il segretario del partito, Pier Luigi Bersani, in un’intervista a Youdem – abbiamo ragionato, oltre che sul nostro bilancio, anche sulla novità del
dimezzamento delle risorse, che ci pone problemi (e che pure il Pd rivendica come propria iniziativa, ndr), e anche sull’esigenza di andare avanti con una legge sui partiti; noi ci crediamo moltissimo perché è ora di dare a tutto il sistema dei partiti una regolata».
Ieri, però, a Misiani è toccato anche di rispondere – con annuncio di querela – a Beppe Grillo. Sul blog dell’ispiratore di M5S, infatti, sono state pubblicate le “foto segnaletiche“ dei tesorieri dei partiti, accomunandoli nella volontà di non voler «mollare il malloppo» senza distinguere tra coloro che sono indagati per come hanno gestito le finanze dei rispettivi partiti (Lusi e Belsito) e chi non è sottoposto ad alcun accertamento da parte dei magistrati, come tra gli altri Misiani. «Ho dato mandato ai miei legali – ha detto il tesoriere dem tramite Facebook – di querelare Beppe Grillo per diffamazione in sede penale e civile. Le critiche, in politica, sono legittime. Anche quelle più dure. Ma vedere la propria faccia in una foto segnaletica insieme a quelle di Lusi e Belsito, come se fossimo tutti uguali, non è bello». A maggior ragione, ha aggiunto, «se la foto segnaletica viene pubblicata, venendo ripresa da molti siti, sul blog di un soggetto che non ha alcun titolo per dare lezioni di moralità né a me né al Pd. Non siamo tutti uguali». 

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