mercoledì 6 giugno 2012

Poche chiacchiere: dalla crisi si esce così - Arnaldo Sciarelli su Europa



Al di là del dipietrismo becero, delle affermazioni inconcludenti di Ferrero e Rizzo, delle proposte, definite poi provocazioni, del Cavaliere che duetta con Storace, condiviso dalla Santanchè, su cosa fare se Obama entrerà in crisi, è chiara la crescita di “un’ammucchiata popul-qualunquista” che salda stupidaggini da destra a presunta sinistra. Nata con il montismo, inventato per ripulire l’immagine del paese dal berlusconismo deteriore e fare cose necessarie ed impopolari, aumenta dopo che il politicume intriso di qualunquismo ha odorato il grillismo e vuole catturarne carature di voti.
Ammucchiata alla quale si aggiunge il leghismo anti italiano che continuiamo a foraggiare con i soldi statali dei rimborsi elettorali. Soldi che verranno usati dalla Lega, ormai maroniana, per il progetto secessionista, visto il momento più che propizio secondo l’avvocato di Varese. Una roba vergognosa, uno spettacolo complessivamente desolante. Non ci sono molti mesi per l’Europa e speriamo che una ravveduta Germania contribuisca al piano Bce-Ue per evitare una serie più o meno prevedibile di fallimenti. E quindi non c’è tempo per l’Italia per reagire alla crisi che ci avvolge trasformando le cantilenanti dichiarazioni in fatti.
Passera ha lanciato un allarme dicendo cose già note a molti di noi e che è giusto rendere pubbliche. Ma strategia e marketing si concludono con prodotti vendibili capaci di soddisfare le esigenze degli utenti. C’è bisogno di investimenti per produrre lavoro attraverso il taglio, necessario anche eticamente, dei costi della politica e della spesa pubblica inutile, c’è bisogno di rivisitare la problematica fiscale consentendo alla gente comune di riappropriarsi di un po’ di potere di acquisto. Il paragone con il 2002 è devastante, purtroppo, a parità di redditi. Con chiunque si parli il problema è questo. E pensare, come in passato, che il tempo possa risolverlo è pura follia.
Oggi solo il Pd, Fini, Casini e Rutelli, il Psi rinato, i Radicali filo governativi possono, con i Pisanu del Pdl o con i pidiellini che si ritrovano nelle parole di Urbani, garantire un’accelerazione del processo decisionale parlamentare per evitare le sabbie mobili dell’antipolitica odierna e dell’antipartitismo. C’è
voglia di politica vera e non delle solite chiacchiere, c’è l’universo astensionista da capire, quelli che si rifugiano in Grillo, c’è la disperazione della disoccupazione giovanile e matura e delle povertà da far sperare.
Il capo dello stato ha dato delle indicazioni chiarissime in questi giorni con particolare riguardo alla necessità dell’effettiva unità nazionale per il superamento della crisi. Parisi, su Europa, credo che ne abbia dato una straordinaria interpretazione che definisco, apprezzandola, «impropriamente autentica». Da quelle indicazioni bisogna prendere la rincorsa per un salto di qualità anti conservatore, innovatore e riformatore. Si metta mano, in maniera seria e non buffonesca, a una nuova legge elettorale, senza premi di maggioranza anti democratici, che, pur consentendo alleanze di partenza, permetta la nascita di un solido governo parlamentare programmatico.
Governo che, interpretando la vera maggioranza numerica degli italiani, si occupi per cinque anni solo dell’interesse generale del paese. Riepiloghiamo: il destrume, liberista o post fascista, è improponibile; il dipietrismo, condito da contraddizioni interne comportamentali, pur avendo pienamente ragione sulle caratteristiche da avere per essere parlamentare, resta pupul-giustizialista incarnandosi nel suo capo; la sinistra radicale non ha senso, al di là di illusioni ecologiste ed istanze che spesso si confondono con quelle dell’estrema destra post fascista, anche a livello di manifesti affissi sui muri delle strade; il grillismo è un movimento onnivoro, con alcune istanze sinistresi ma è votato trasversalmente, vedi Parma, ed è quindi una reazione rabbiosa alle delusioni politiche subite dalla gente comune; il berlusconismo non l’ho mai considerato un valore, al di là dei successi mediatici o elettorali dovuti solo alle alleanze che lo stesso Urbani, su Il Mattino, ha definito innaturali con l’iniziale progetto – solo formale a mio avviso vista la scelta dei compagni di viaggio – liberal democratico e riformatore di Forza Italia.
La Lega nord per l’indipendenza della Padania, per me anti costituzionale anche nel nome, dovrebbe essere posta fuori dal parlamento e quindi non in grado di “confezionare” liste elettorali, mantenendo l’articolo 1 del suo statuto che ha come obiettivo la secessione. Non credo ci siano strade diverse – nei prossimi dodici mesi e nei successivi sessanta – per governare questo paese e contribuire al mancato fallimento della Ue.

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