lunedì 18 giugno 2012

Renzi attacca Bersani: «Aprire il Pd? Una furbata» - Maria Zegarelli su L'Unità

Ancora non ha deciso se candidarsi, «potrei essere io o un’altra persona, magari una ragazza», ma intanto Matteo Renzi, ospite di «In 1/2h» di Lucia Annunziata parla come fosse già in campagna elettorale. «Un leader deve scegliere, deve assumersi la responsabilità di farlo. Non dico “adesso apriamo una campagna di ascolto con le associazioni amiche che mi danno dei nomi e poi rifletto se appoggiarle o no”», dice in aperta polemica con il segretario Pierluigi Bersani che si è rivolto alle associazioni per le nomine Rai. Polemico anche su alcuni passaggi dell’intervista rilasciata dal segretario ieri a l’Unità, il sindaco di Firenze marca le distanze: «Quando scelgo una persona cerca di metterla competente, svincolata dalle tessere del partito, capace di fare le cose che deve fare».
Tranchant il commento sull’apertura alla società civile: «È peggio che una furbata o una captatio benevolentiae, io lo considero una persona seria e lo rispetto ma ha un’idea vecchia del partito, fatto di addetti ai lavori. Io la penso diversamente, non mi sento società incivile perché faccio il sindaco». L’aspirante premier individua una terza via, che vada al di là di «Berlusconi con il sorriso di plastica e la sinistra che ha sempre risposto con l’ombra cupa dalemiana della politica come una setta di addetti ai lavori che fa grandi inciuci».
La terza via dunque eccola: un partito leggero con gente che fa politica «per un periodo limitato di tempo». Di Bersani apprezza la scelta di sostenere «il Governo ed è stato molto serio nel voler arrivare al 2013 e sono convinto che lo farà». Ma anche Monti, che pure era partito bene, «in questo momento è molto arenato».
Per sciogliere la riserva sulla sua candidatura il sindaco di Firenze spiega che vuole una gara vera, senza albo di partito e dice che se dovesse perdere non se ne andrà dal partito, «do una mano a chi ha vinto».
L'UMORE PD
«Vedo che c’è un certo protagonismo da parte di Renzi - commenta Marina Sereni -. La scelta di chi deve guidare il campo progressista, vorrei sottolineare, non può prescindere da un’impegnativa
riflessione su come si risolleva l’Italia e l’Europa». Per Sereni, invece, la linea tracciata dal segretario «è positiva, sollecita il nostro partito ad aprirsi e costruire la piattaforma per il futuro tenendo presente che c’è un grande bisogno tra la nostra gente, ma tra gli elettori in generale, di un confronto vero sui contenuti delle riforme e le soluzioni alla crisi di cui il prossimo governo dovrà farsi carico».
«Fa una certa impressione - commenta Michele Ventura - sentire Renzi affermare che potrebbe candidarsi lui, un’altra persona o una ragazza. Ma ci rendiamo conto che stiamo parlando di chi si candida a governare il Paese in una situazione che fra un anno non sarà molto diversa da quella attuale. Si tratterà di rilanciare l’economia puntando su nuovi modelli e ci sarà bisogno di un nuovo protagonismo in Europa insieme alle altre forze progressiste. In momenti come questi c’è bisogno di statisti, anche se può sembrare un termine superato, e deve essere chiaro che non è un gioco la questione della leadership».
Walter Verini, che non commenta le parole di Renzi, dice di aver apprezzato molto quelle due parole attorno a cui ruota l’intervista del segretario. «Coraggio e apertura sono le parole chiave senza delle quali non esiste un Pd che si candida a governare il paese. I partiti sono decisi - ragiona il deputato Pd - ma devono sapersi nutrire della energie che ci sono all’esterno». Quello che si aspetta adesso, aggiunge, «sono gesti coraggiosi nel rinnovamento della politica che non passa soltanto attraverso le nuove classi dirigenti. Bisogna rompere con il correntismo, un male che divora quotidianamente il partito».
E se è vero, come è vero che nella Conferenza di Napoli il lavoro è al centro del programma di governo del Pd, «è altrettanto vero che lavoro non è soltanto quello dipendente, c’è quello dei precari, delle partite iva, degli autonomi. Noi dobbiamo parlare a tutte queste categorie con la stessa incisività», conclude Verini.
Nel frattempo gli amministratori locali del Pd sono già con i motori caldi in vista delle primarie. Matteo Renzi ha chiamato a raccolta a Firenze, alla Leopolda, un gruppo di sindaci per dare un peso specifico agli amministratori dalle primarie invitandoli a dire per primi «che non basta più. Che c’è bisogno di altro. È tempo di cambiare». Ma la sua iniziativa è stata subito stoppata da quasi un centinaio tra sindaci, presidenti di Provincia e di Regione che invece scendono in campo proprio per sostenere il segretario.

Nessun commento: