venerdì 15 giugno 2012

Se le illusioni volano in Rete - Giovanni Sartori su Corriere della Sera

Giovanni Sartori
Mi sono sempre chiesto se Berlusconi leggesse qualcosa. Finalmente ho scoperto che studia i comizi di Grillo (cito Verderami sul Corriere di sabato scorso). Studia nel senso che passa almeno un paio di ore al giorno a visionare i suoi filmati e a leggere testi del suo blog. A detta di Verderami, il Cavaliere lo ritiene «la sua brutta copia». A me non sembra, ma non importa. Importa che Berlusconi si proponga di surclassarlo e di batterlo al suo gioco. E se così fosse prenoto sin d'ora un posto in prima fila per lo spettacolo.
Berlusconi ha capito per primo la forza politica della televisione, e difatti se ne è anche impadronito. Grillo ha capito a sua volta la forza dei blog, e piano piano ha fatto breccia usando questa nuova tecnologia «povera». Ma Berlusconi è arrivato al governo, e ha governato perché ha anche costruito un partito che per quanto «liquido» e mai denominato tale, resta pur sempre un partito, mentre Grillo non costruisce niente. Dichiara a Gian Antonio Stella (su Sette dell'1 giugno): «Diventi un partito quando discuti della struttura. Non va bene. Bisogna discutere all'aperto, con i cittadini. Facciamo l'iperdemocrazia... e il Parlamento deve avere l'obbligo di discutere le leggi popolari che vengono presentate». Presentate da chi? Formulate da chi? In attesa di saperlo, il discorso poggia sul vuoto, poggia pressoché sul nulla.
Però di quel nulla Grillo è il padre-padrone. Per questo rispetto, Grillo è come Bossi, o persino più padre-padrone di Bossi (pre ictus, si intende). Il recentissimo caso di Parma è esemplare. Il nuovo sindaco è un grillino, Federico Pizzarotti. Potrà essere un bravo sindaco che farà, imparerà a fare, il mestiere «pulitamente». Ma anche a lui occorre uno staff . Così appena eletto si propone di nominare Valentino Tavolazzi direttore generale del Comune. La persona è specchiata e, a quanto pare, stimata.
Ma il povero Tavolazzi si è permesso, in passato, di esprimere qualche blanda critica su Grillo. E così niente da fare: Grillo pone il suo veto e fa sapere al suo sindaco che il movimento delle Cinque Stelle lo avrebbe sconfessato. Pizzarotti ha dovuto trovare un pretesto per obbedire. Ma l'episodio è, nel suo
piccolo, gravissimo. Il grillismo, nella predicazione del suo capo, è un insieme di critiche quasi sempre ovvie e anche fondate, e di proposte che sono invece troppo spesso o sballate o imbecilli o soltanto demagogiche.
Poco male, dicevo a me stesso. Di una nuova generazione «pulita», anche se impreparata, il Paese ha molto bisogno. E il grillismo, così come ha già fatto il leghismo, potrà fornire soprattutto a livello di Comuni medio-piccoli bravi sindaci e bravi amministratori. Vedi il leghista Flavio Tosi, sindaco di Verona. Ma né Bossi né Grillo possono allevare una classe di governo.
Loro sono i primi a non avere nessunissima idea delle complessità nelle quali i governi dell'Occidente si trovano oggi invischiati. Cacciare i politici «ladri», questo sì; ma portare al potere centrale brave persone che però non sanno nulla e sui quali Grillo si propone anche di comandare, questo no. So che così dicendo mi metto fuori gioco. Pazienza. Lo sono già per meriti dì età.

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