mercoledì 13 giugno 2012

Sì, primarie di coalizione - Mario Barbi su Europa

Se ho capito bene l’amico Funiciello sconsiglia a Renzi di partecipare a primarie di coalizione perché Vendola e Di Pietro non sono liberisti e gli suggerisce di tenersi pronto per la segreteria del Pd nelle prossime “primarie” di partito. Secondo me non è un buon consiglio.
La sfida oggi per l’Italia e per il centrosinistra è più che mai sul programma per contrastare la crisi finanziaria, economica e sociale e per invertire la tendenza al declino nazionale possibilmente in un’Europa politica e federale. Quale migliore occasione di portare la discussione sulle ricette all’attenzione di milioni e milioni di italiani e di sottoporle al vaglio di una decisione popolare? Certo, primarie vere in cui i giochi non siano fatti prima, anche dal punto di vista del programma.
Perché nel caso avrebbe ragione D’Alema: se lo spartito lo scrive prima il partito, la scelta dell’interprete può essere secondaria. È vero che sulle primarie annunciate da Bersani ci sono un sacco di incognite, a partire dalla legge elettorale (che è però meno determinante di quanto si faccia ora credere). Piuttosto è ancora più vero che a rendere incerto l’esito delle primarie è la forma di governo parlamentare (e non presidenziale) del nostro paese, che incentiva nella fase post-elettorale la competizione tra i partiti coalizzati e all’interno degli stessi gruppi dirigenti dei partiti (che Funiciello giustamente ricorda).
Ma c’è oggi un’alternativa a primarie di coalizione? C’è un’alternativa a un confronto programmatico tra partiti diversi e personalità diverse? Io credo di no. Certo però a condizione che si impari dalle esperienze passate e si abbia il coraggio di definire insieme a un perimetro della coalizione il più largo possibile (allettante anche per i grillo-simpatizzanti) anche l’impegno vincolante di tutti gli attori e i partecipanti a rispettare il risultato popolare delle primarie stesse e che deve essere inteso come la decisione di legislatura per leader-programma-coalizione.
Certo, in un contesto presidenziale ci sarebbero più garanzie e sarebbe anche difficile presentarsi alle primarie con un programma che chiede di legare le mani ai progressisti per aver poi le mani libere per
successivi accordi con i cosiddetti “moderati”. Ma anche questo farebbe parte della competizione.
Ora, per concludere, io capisco la preferenza di Funiciello per il partito a vocazione maggioritaria, ma non capisco come ci si possa nascondere che se l’Unione ha fallito la prova del governo (nonostante Prodi, che era Prodi!), il Pd di veltroniana memoria ha fallito la prova del consenso e della riforma di sistema. Cosicchè l’alternativa bipolare alla coalizione di centrosinistra non è il bipartitismo ma la frammentazione partitica e la formazione centripeta delle maggioranze.
Non mi sembra una buona strada. Non mi sembra la strada in cui Renzi dovrebbe investire la propria carica innovativa e la propria creatività programmatica.

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