martedì 26 giugno 2012

Sicuri che la Lega molla il Celeste? - Pippo Civati su Europa

Pippo Civati
Così anche Roberto Maroni, segretario in pectore della Lega, pare essersi accorto che la situazione di Formigoni e della maggioranza di cui anche la Lega fa parte (da più di un decennio) non regge più. È che parlare di 2015 è una vera utopia per chi pensava di chiudere la propria carriera con il successo planetario di Expo (che per altro è ancora tutto da costruire, anche per responsabilità di Formigoni e della sua straordinaria regia). Ora resta da capire se le dichiarazioni del prossimo leader della Lega Nord non facciano il paio con le parole stentoree che Matteo Salvini, segretario lombardo del movimento padano, aveva pronunciato poco prima che la Lega – contraddicendolo platealmente – votasse nuovamente la fiducia al suo presidente della Regione. 
Non è successo molto tempo fa: sono passate soltanto due settimane (!), e la notizia che Formigoni fosse indagato direttamente ha fatto precipitare i toni delle dichiarazioni: quasi che fossero loro, i giustizialisti, che fanno dipendere una scelta politica da una vicenda giudiziaria, mentre tutti i lombardi sanno che dal punto di vista politico la situazione era già parecchio compromessa, quando ci siamo ritrovati in aula per discutere, all’inizio di questo mese, e tutti gli esponenti della destra hanno fatto finta di nulla. Prima che precipitino anche le “cose”, oltre alle parole, c’è un solo passaggio da attendere ancora: che la Lega, anziché limitarsi a commentare la vicenda politica lombarda, decida di assumersi la propria (cospicua) parte di responsabilità e di passare ai fatti. E sappiamo quale rapporto difficile abbia la Lega con i fatti: era successo anche con Berlusconi, e il paragone non è azzardato, perché anche allora la difesa fu portata fino all’ultimo respiro di quel governo in crisi da mesi. 
La dichiarazione di Maroni, però, ci dice e ricorda un altro aspetto della questione: che la Lombardia ha un valore politico nazionale. E che andare al voto anticipato in Lombardia significherebbe – per un centrodestra ancora diviso a Roma, ma unito in Lombardia – aprire una fase in cui alla sconfitta alle
Regionali potrebbe sommarsi la sconfitta al senato, che regalerebbe – anche a Porcellum invariato – le elezioni nazionali al centrosinistra. Perché la Lombardia vale molto, ed è il caso che se ne ricordino anche gli esponenti della politica nazionale del centrosinistra, che per troppi anni l’hanno data per persa. Tutto si tiene, insomma: e al progressivo declino della stagione formigoniana, si accompagnano le fibrillazioni a livello nazionale, che parlano di un governo Monti che non si sa se arriverà al 2013.
E la mossa della Lega prenderà corpo solo quando si saprà se nel 2013 Lega e Pdl andranno ancora insieme, o se sceglieranno la competizione interna al blocco sociale che li ha portati al governo in questi anni. Dopo la batosta delle amministrative, la cautela è doppia, e non a caso la parola di Maroni non è l’ultima: molto dipenderà da ciò che riguarderà Formigoni, ma ancor di più dal quadro politico in cui la sua vicenda politica s’inserirà. A Milano fa un caldo torrido, ma la temperatura potrebbe salire, nei prossimi giorni, prima delle vacanze estive. 
E dei “tuffi” non solo metaforici di cui si è tanto parlato, in queste ore: prima di occupare la sdraio, quindi, sarebbe il caso, come ci auguriamo da mesi per il bene della politica e delle istituzioni, che si liberasse quella sedia.

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