martedì 5 giugno 2012

Tensioni Pd sul voto anticipato - Marcello Sorgi su La Stampa

Stefano Fassina
Ma se la politica dell’emergenza continua a non dare risultati, non sarebbe meglio anticipare la finanziaria e andare ad elezioni in autunno? Per averlo detto, dando voce a un largo partito trasversale presente in Parlamento, il responsabile economico del Pd Stefano Fassina è stato sepolto dalle polemiche e tacitato con una nota ufficiale del portavoce di Bersani, Stefano Di Traglia. La posizione ufficiale del partito resta dunque quella del sostegno al governo fino al 2013.
E tuttavia, Fassina, uno dei giovani dirigenti portati in segreteria dal segretario Pd, non ha affatto proposto di far cadere Monti in un’imboscata. Diversamente, ha cercato di aprire una discussione sull’inutilità di tenere in vita il governo tecnico guidato da Monti in condizioni di semiparalisi, come in pratica sta avvenendo dall’inizio dell’anno, e come dimostra il fatto che una riforma importante come quella del mercato del lavoro abbia impiegato più di cinque mesi per ottenere il primo sì del Senato. E solo adesso sia arrivata alla Camera, da dove probabilmente, in caso di modifiche già annunciate dai partiti di maggioranza e di opposizione, dovrà tornare a Palazzo Madama.
Per inciso, ieri i due ministri interessati, la Fornero e Patroni Griffi (il secondo ha la delega per il pubblico impiego), hanno reso esplicito il dissenso che covano da tempo sulla necessità (per la Fornero) che anche i dipendenti pubblici si adeguino alla nuova disciplina dei licenziamenti e sull’impossibilità (per Patroni Griffi) che questo accada. Ma il lavoro è solo uno degli scogli su cui il governo è da tempo arenato in Parlamento. Basti pensare alle norme anticorruzione, alle intercettazioni, alla responsabilità civile dei magistrati, alle nomine nelle authorities, alla Rai. Sono solo alcuni esempi. Per non parlare del voto sul trattato internazionale del Fiscal Compact che rischia già di slittare
all’autunno.
Contro Fassina, le reazioni più dure sono venute dall’interno del Pd, soprattutto dalla componente veltroniana e da quella popolare, che con Gentiloni è arrivata a paragonarlo a Brunetta e Santanchè nel centrodestra. Ma al di là della controversa materia elettorale, nelle file del Pd s’intuiva un certo timore che la nuova generazione bersaniana prema per il voto anche per arrivare al dunque della formazione delle liste, da rinnovare radicalmente, per far fronte all’ondata di antipolitica.
La preoccupazione di non poter godere delle deroghe che hanno consentito fino al 2008 a molti della vecchia guardia di aggirare la regola del limite di tre legislature era percepibile in alcune di quelle reazioni. A sorpresa, Fassina ha invece trovato appoggio da Sandro Bondi, il più eretico dei coordinatori del Pdl: a patto, sostiene Bondi, di anticipare il voto con un’intesa bipartisan che preluda a un governo di larghe intese anche per la prossima legislatura.
Va detto: è stato certamente un errore o un’imprudenza parlare di scioglimento anticipato delle Camere alla vigilia di un vertice europeo come quello convocato a Roma da Monti, con Merkel e Hollande, e mentre a ritmo affannoso continuano i tentativi dei leader dell’Unione per cercare di arginare la crisi dell’euro, che sembra giunta al suo giro finale. Ma dire di no alle elezioni anticipate per continuare a non fare niente, tenendo il governo bloccato, è un errore altrettanto grande.

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