mercoledì 6 giugno 2012

Voto ad ottobre, addio primarie - Sandro Gozi su Europa

Tutto d’un tratto, in un caldo pomeriggio, dalla segreteria del Pd sono state espresse due posizioni opposte su un punto, diciamo, non secondario: la fiducia o la sfiducia al governo Monti. In sostanza, se il segretario Bersani attraverso il suo portavoce ha confermato il nostro sostegno leale al governo Monti, altri ne hanno auspicato la fine prematura in assenza di riforme che... dipendono dai partiti e non dal governo, come la legge elettorale. Per fortuna, almeno nessuno ha parlato di riforme costituzionali... Bersani ha poi ribadito ieri sera, giustamente, che sosteremmo il governo Monti sino alla fine.
Nel momento più intenso e delicato del negoziato Ue, di fronte al rischio più che reale di una disintegrazione europea, nell’incertezza politica greca e finanziaria spagnola, di fronte alle lacerazioni dell’ormai defunta destra italiana, noi dovremmo aprire la campagna elettorale e votare in ottobre. Forse la proposta riempie nell’immediato la pancia di cittadini in sofferenza, sicuramente svuota il portafoglio di tutti quanti e rischia di annullare i tanti sacrifici fatti da tanti italiani, soprattutto lavoratori e classe media, sino ad oggi. Rischio reale, perché l’emergenza continua, in Italia e in Europa. Alcuni ministri di Monti non sono certo alla sua altezza, l’abbiamo ormai capito tutti. Ma ora che Passera sembra svegliarsi e presentare proposte per la crescita, avremmo interesse a spingere il governo ancora di più a mantenere finalmente il suo impegno per lo sviluppo e l’equità, anziché solo per il rigore.
Ora che siamo ritornati al centro della politica europea, che stiamo creando un asse italo-francese, che stiamo costruendo alleanze con i governi e con le forze politiche francesi, tedesche e spagnole, ora che sappiamo che la soluzione si trova soprattutto in Europa, spegnare radio Italia e immergersi in elezioni anticipate appare quantomeno stravagante. Perché l’emergenza economica e finanziaria non è finita. Certamente, siamo di fronte anche a un’emergenza politica e democratica, in cui brillano le 5 stelle di Grillo. E dobbiamo usare il tempo che ci separa dalle elezioni del 2013 anche per questo. Fare di tutto per riformare la legge elettorale, che non dipende solo da noi. Fare di tutto per costruire una nuova
proposta politica di centrosinistra, che dipende soprattutto da noi.
In effetti, tra le tante sedimentazioni di un’era politica al suo tramonto, una si dimostra particolarmente tenace e non se ne vuole proprio andare: la distinzione tra politica e società civile. Il muro tra gli sporchi, brutti e cattivi, cioè la politica, e i cittadini modello da cui dipendono le sorti del nostro paese. La via non è quella delle liste civiche. La via è quella di una politica nuova e veramente aperta a tutti coloro che vogliano parteciparvi. Apertura della politica a tutti i cittadini e non addizione di vecchio civismo a vecchia politica.
È la promessa non mantenuta ma sempre valida del Partito democratico: un partito nuovo che doveva nascere e rafforzarsi attraverso la partecipazione e la contendibilità. Un partito che agisse come motore per la costruzione di un nuovo centrosinistra. Ci siamo invece ritrovati con un partito rimasto di fatto chiuso nei suoi veri centri decisionali, fermo sulle sue gambe, che è sembrato al traino di centrismi, radicalismi e referendum anziché alla guida del cambiamento.
Un partito certamente più solido e più serio dei suoi concorrenti: non a caso, mentre l’intero sistema politico è crollato con le elezioni amministrative di maggio, il Pd è rimasto in piedi. In termini numerici relativi si è pure rafforzato. Né altri partiti del centrosinistra godono di salute migliore: partiti leaderistici con corpicini gracili, si tratti di Vendola con Sel o di Di Pietro con Idv. Stanchi, logori, poco credibili nel modo in cui si pongono all’elettorato.
Il Pd tuttavia non è riuscito a catalizzare il desiderio di cambiamento, ha sofferto il grillismo come gli altri e forse più degli altri nelle sue roccaforti. Allora occorre ritornare alla promessa per costruire un alternativa di governo al disastro berlusconiano e all’emergenza tecnica. Non con le foto, che siano di Vasto o di Palazzo Chigi. Non con le sagome di cartone. Ma con una grande mobilitazione popolare rivolta a tutti gli elettori di centrosinistra e, in realtà, a tutti gli italiani che cercano un vero cambiamento. È in questo modo che dobbiamo usare il tempo rimasto in questa legislatura.
Non per rotolare verso elezioni anticipate senza sapere bene perché, con chi e per proporre cosa. Ma per costruire la nostra alternativa politica. Per favorire una grande mobilitazione attraverso primarie promosse dal Pd e aperte a tutti coloro che col Pd vogliono costruire una nuova proposta politica. Primarie non per parlare di noi e tra noi. Primarie a doppio turno, a cui si presentano le donne e gli uomini che hanno idee e coraggio e che su queste vogliono confrontarsi.
Un primo turno che dovrebbe fare emergere la ricchezza e la diversità delle idee e delle soluzioni. Un secondo turno che dovrebbe fare emergere una leadership legittimata e rafforzata. Un processo non per parlare di noi e tra noi, voltando le spalle a quei cittadini che non ci hanno ancora voltato le loro... Ma un processo in cui dovremo ascoltare gli italiani e dire agli italiani cosa vogliamo fare insieme a loro per l’Italia e per l’Europa.
Lasciamo stare i partiti mai nati di quotidiani nazionali, le liste sperimentate nelle provette dei programmi televisivi, gli uomini della provvidenza e della legalità. E costruiamo invece un grande proposta politica, molto civile, di cittadini impegnati per uscire dalle sabbie mobili della Seconda repubblica e avviare un nuovo ciclo politico.

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