martedì 5 giugno 2012

Zedda: «No alla lista civica» - Maria Zegarelli su L'Unità

L’antipolitica? È un sentimento che non lo sfiora: un sondaggio lo piazza ai primi posti tra i sindaci più amati dagli italiani. Il bilancio dopo un anno di guida del Comune di Cagliari racconta di un drastico taglio delle auto blu da 16 a 4 «e non ho potuto fare di più perché eravamo legati da un contratto» e della riduzione del 50% delle consulenze per un risparmio di oltre due milioni di euro solo per queste due voci. Massimo Zedda, 36 anni, cresciuto nella Fgci, approdato in Sel, è corteggiatissimo da chi pensa alle liste civiche nazionali. Volto nuovo della politica, giovane e bravo come amministratore. Un profilo perfetto per le elezioni politiche.
Sindaco, sono in molti a fare il suo nome, da Michele Emiliano ad Alba, il nuovo soggetto politico dei professori. Tentato?
«Leggo sui giornali dell’interesse che ci sarebbe ma nessuno ha avanzato proposte di candidatura. E in ogni caso non ci penso, milito in un partito politico, non mi interessa la lista civica. Inoltre in questa fase delicata e difficile per gli enti locali voglio dedicarmi alla mia città. Non voglio altre distrazioni».
Idv e Sel premono per le primarie di coalizione, alcuni dirigenti Pd per quelle interne. Lei?
«Nelle questioni interne del Pd non entro per rispetto. Hanno uno Statuto che prevede che il segretario sia anche il candidato premier, scelte diverse spettano a quel partito».
E su quelle di coalizione?
«Credo che dovrebbero essere fatte. Il centrosinistra, però, dovrebbe trovare prima di tutto unità su un progetto di governo per il Paese e poi sottoporre questo progetto a tutti coloro che vogliono farlo proprio. Le primarie per scegliere il candidato premier vengono dopo il programma».
Sul fatto che il centrosinistra non basta sono tutti d’accordo, il problema nasce quando si tratta di capire a chi allargarlo e in quali forme. Secondo lei a chi deve guardare?
«Alla società civile, ai cittadini, al Paese, non ho mai pensato che la somma algebrica dei partiti dia il 51% dei consensi».
E lei ne è la dimostrazione, in una città che era tradizionalmente di destra.
«Io sono soltanto un sindaco, non si può fare un paragone con il Paese. Sono sicuro però che se riesci
a trasmettere passione, voglia di cambiare davvero le cose e di crederci realmente, la gente lo capisce ed è lì che saltano i calcoli e le sommatorie delle percentuali dei partiti».
Secondo lei Beppe Grillo si sta facendo spazio nel vuoto creato dai partiti parlando al cuore o urlando contro i politici?
«Sicuramente Grillo coglie degli aspetti della società italiana, tanto è vero che con il crollo del centrodestra lui cresce. Non so se siano giusti o sbagliati i sentimenti che coglie, non condivido il tentativo di chi vuole fare di tutta l’erba un fascio ma per quello che conosco del M5S sento di poter dire che preferisco Grillo a Le Pen e a tutti i movimenti neonazisti che stanno emergendo in Europa».
Anche Grillo mica scherza, seppur non ha nulla a che vedere con le pulsioni di estrema destra europee. Invoca i processi pubblici, l’uscita dall’Euro...
«È evidente che forza la mano e cavalca i sentimenti di odio verso i politici che si sono caratterizzati per aver distrutto la politica. Ma il problema non è Grillo, il problema è la demonizzazione che se ne fa. Spetta ai partiti conquistare di nuovo la fiducia dei cittadini e delle cittadine e devono farlo in fretta».
Quindi condivide l’ultimatum di Di Pietro e Vendola a Bersani per l’alleanza in vista delle elezioni?
«Non mi piacciono gli ultimatum e non credo si sia trattato di questo, ma il tempo stringe, bisogna fare presto. È necessario che ci si trovi insieme per discutere del programma di governo, delle misure che vanno prese per rilanciare l’economia, l’istruzione, l’università, la ricerca, investimenti sui giovani. Le alleanze vengono dopo, prima c’è il messaggio che si vuole lanciare al Paese e ce n’è un bisogno urgente. E mi lasci anche dire che quello di cui non avevamo proprio bisogno era la riforma dell’articolo 18. Non servono nuove strade per licenziare, servono autostrade per creare nuovi posti di lavoro, questa è la vera emergenza dell’Italia».
Secondo lei si andrà al voto con il Porcellum?
«Spero che riescano a cambiare la legge elettorale per dare ai cittadini la possibilità di scegliere gli eletti. Vede, in un Paese dove la politica sa fare scelte coraggiose, anche con una legge come il Porcellum i partiti potrebbero dare segnali di cambiamento, scegliendo le candidature migliori per il Paese, in grado di rappresentare davvero la società, ma fino ad ora hanno dimostrato di non riuscirci. È per questo che abbiamo bisogno di una riforma, uno strumento per guidare il rinnovamento e per restituire nuova fiducia agli elettori».

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