martedì 10 luglio 2012

Franceschini: qualunque modello passi il nostro progetto è l´alleanza progressisti-moderati - Giovanna Casadio su Repubblica

Il punto d´incontro per cambiare la legge elettorale potrebbe essere il ritorno alle preferenze. Anche se alcuni nel suo partito hanno aperto, il Pd si oppone onorevole Franceschini?
«Le preferenze sono belle da dire e drammatiche da applicare. Non viviamo nel mondo delle favole, l´ultima volta che si votò alle politiche con le preferenze fu nel 1992: i miliardi spesi in quelle campagne elettorali sono finiti in buona parte nell´inchiesta di Tangentopoli. Le preferenze comportano costi elevatissimi, con tutti i rischi che ne seguono. Non a caso in nessun grande paese d´Europa si vota con le preferenze, né in Spagna, né in Francia, né in Germania, né in Inghilterra. La via maestra sono i collegi uninominali che consentono agli elettori di scegliere la persona da cui far rappresentare il proprio territorio».
Ma fate sul serio? Finora è sembrata solo melina tra i partiti. Tant´è che è arrivato il nuovo appello di Napolitano: ci vuole il capo dello Stato per scuotervi?
«Le parole del presidente della Repubblica sono utili per portare tutta la questione nelle sedi istituzionali in modo trasparente, alla luce del sole così che si capisca con chiarezza chi vuole fare la legge elettorale e chi non vuole farla».
E voi del Pd volete davvero cambiare il Porcellum?
«Assolutamente sì. Noi abbiamo contrastato la "legge porcata", quando fu approvata con un colpo di mano della maggioranza alla fine della legislatura, nel 2005. Non abbiamo mai avuto i numeri, né li abbiamo ora, per cambiarla. Ma è dall´inizio di questa legislatura che mettiamo in cima alle nostre priorità l´esigenza di restituire ai cittadini-elettori il diritto di scegliersi gli eletti, che gli è stato tolto con le liste bloccate del Porcellum».
Però siete finiti nel pantano. Insieme a Pdl e Udc avete fatto e disfatto. Prima il modello ispano-tedesco, poi il ritorno all´idea del Pd sul doppio turno; infine la trovata del "Provincellum". Risultato?
«Quando è nato il governo Monti, in base a una "divisione dei compiti", fu detto che al governo era affidata la missione economia-crisi e il Parlamento si sarebbe impegnato a fare alcune riforme istituzionali, a cominciare dalla riduzione dei parlamentari e dalla legge elettorale. Proponemmo che i due
percorsi andassero avanti parallelamente, facendo marciare le riforme costituzionali al Senato e trasferendo l´iter della legge elettorale alla Camera. Ma Schifani ha sempre risposto "no". È ancora tutto là. E Gasparri ripete che prima si devono completare le riforme costituzionali, e poi...»
Il tempo passa. Di chi è la colpa del nulla di fatto?
«In fondo, nel crepuscolo, a Berlusconi e alla Lega va bene conservare le liste bloccate, penso faccia molto comodo per tutelare chi va tutelato».
Quali sono i presupposti irrinunciabili per voi?
«Ci sono tre punti, su cui mi pareva si fossero fatti passi avanti nella trattativa: soglia di sbarramento più alto, per ridurre la frammentazione dei troppi partiti; vincolo di coalizione con premio di maggioranza; superare le liste bloccate, perché siano gli elettori a scegliere. Questi sono i capisaldi di una possibile mediazione. Noi siamo però per il doppio turno. Se c´è ancora melina, noi ci presenteremo in aula con la nostra proposta».
Il modello elettorale condiziona la politica del post-voto, nel senso che ci sono leggi che favoriscono l´ipotesi di una grnde coalizione e altre no?
«Le leggi elettorali oggettivamente condizionano molto il sistema politico. Ma il progetto del Pd, indipendentemente da quale modello passa, resta la stesso: un´alleanza tra progressisti e moderati per battere le destre, il qualunquismo e per riuscire poi a governare il paese del dopo Monti».
Da uno a dieci, lei quanto scommette su una nuova legge elettorale?
«Cento, per la nostra volontà. Non posso fare previsioni, perché servono i numeri e perché tra le parole e i fatti del Pdl c´è al momento una distanza enorme».

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