martedì 10 luglio 2012

Gli alleati, poi le primarie - Giorgio Merlo su Europa

È curioso, per non dire singolare, il dibattito che c’è nel Pd sulla necessità di fare al più presto e di concentare tutta l’attenzione del partito sulla celebrazione delle prossime primarie di coalizione per individuare il candidato a leader del centrosinistra.
Curiosa perché, a tutt’oggi, non sappiamo ancora qual è la futura coalizione. E ancor più curiosa perché il Pd dovrebbe, secondo l’intenzione di questi supporter, aprire un confronto-scontro interno al partito per alcuni mesi che potrebbe avere, com’è del tutto evidente, un esito imprevedibile per la stessa tenuta del partito. Ricordo, a proposito, un saggio intervento in Direzione nazionale di Franco Marini che evidenziava queste semplici verità che, se non attentamente valutate e governate, possono far implodere l’intero Pd.
Non nego che questo sia anche l’obiettivo di qualche protagonista che vede nelle prossime primarie l’arma finale per demolire il Pd e dar vita a qualcosa che ad oggi resta pressoché indefinito. Almeno per chi non si riconosce in questa battaglia “finale”. È persin troppo facile evidenziare che la finalità del giovanissimo, ma già politico di lunghissimo corso, sindaco di Firenze potrebbe essere proprio questo. E l’attacco quasi quotidiano al segretario nazionale Bersani, a larghi settori del gruppo dirigente e allo stato maggiore del Pd risponde appunto a questo obiettivo. Con la finalità, per chi non se n’è ancora accorto, che una sfida del genere lunga alcuni mesi non potrebbe che sfibrare defintivamente il Pd. Ovviamente, e con la consueta ipocrisia, il tutto sempre in nome del rinnovamento, del cambiamento e della partecipazione.
Certo, per chi considera le primarie un dogma, l’atto di fede – sostanzialmente l’unico – che giustifica la presenza politica e programmatica dello stesso Partito democratico il ragionamento non fa una grinza. Senza primarie, subito e senza interruzione, il Pd cessa di esistere. Credo, tra l’altro, che sia la prima volta che la politica registri la presenza di una devozione quasi maniacale nei confronti di uno strumento burocratico e tecnico. Ovvero – e molti lo dicono apertamente e senza equivoci – senza le primarie il Pd non avrebbe più alcun senso di esistere! (sic!). Con tanti saluti alla politica, alla elaborazione culturale, al
profilo programmatico e alla presenza di un partito che non è solo strumento e vittima di un regolamento. Altroché il “primato della politica” a cui ci hanno abituato intere generazioni di cattolici democratici.
Ma, senza scomodare i cattolici democratici e tutte le correnti culturali che hanno sempre privilegiato il “primato della politica” rispetto alla devozione nei confronti di alcune pratiche burocratiche, il tema politico vero è comunque un altro: e cioè, il Pd dovrà comunque celebrare le primarie per individuare il candidato a premier della coalizione. Ma, di grazia, e scusandomi con i fan club di questo strumento tecnico, è possibile – e consigliabile – farle quando si sa anche qual è la coalizione che si metterà in piedi? È possibile celebrare le primarie senza che diventino una “guerra totale” nel Pd che potrebbe generare la stessa implosione del partito? È possibile fare le primarie senza dare per scontato che il giorno dopo ci sia una spaccatura verticale nel partito? È possibile fare le primarie senza mettere nel conto che tra gli obiettivi di qualcuno ci sia la “cacciata” dal partito dei cosiddetti avversari?
Insomma, queste primarie sono uno strumento per incentivare la partecipazione o la strada per far saltare anticipatamente il Pd a vantaggio di un altro progetto politico? Le domande non sono affatto peregrine perché è appena sufficiente ascoltare i propositi bellicosi del giovanissimo sindaco di Firenze per rendersi conto che gli obiettivi non sono affatto riconducibili ad una semplice, e del tutto naturale, contesa democratica fra contendenti all’interno dello stesso partito. No, è persin troppo facile dedurre che le finalità sono altre.
E allora, per non cadere in questa trappola, io credo sia opportuno riprendere quelle parole di saggezza ma soprattutto di buon senso ricordate da Marini in quella Direzione nazionale, per far sì che questa pagina democratica sia governata con prudenza e con equilibrio. Perché la vera posta in gioco, credo, non sono le ambizioni personali sfrenate – e del tutto legittime – del giovane e già navigatissimo sindaco di Firenze ma la prospettiva del Pd e, soprattutto, il cammino del riformismo nel nostro paese.
È questa la vera sfida che ci attende nei prossimi mesi. Le ambizioni personali, la voglia di protagonismo dei singoli, la tentazione di distruggere il Pd per dar vita ad un nuovo strumento politico attraverso l’uso delle primarie possono anche attendere. È meglio, forse, valorizzare e conservare il popolo democratico per dar corpo e sostanza ad una nuova stagione riformista e democratica nel nostro paese.

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