martedì 28 agosto 2012

Caro Bersani, non insultare la rete - Mario Adinolfi su Europa

Caro Pier Luigi, l’attacco diretto di Grillo nei tuoi confronti via web era in effetti costruito con toni fascistelli: accusarti di compartecipazione a danni provocati da piduisti e altre varie amenità significa non conoscerti. Ho avuto modo di criticarti in mille modi, proprio per questo mi sento di ergere un muro a tua difesa.
Non perché sei il mio segretario, ma perché sei una persona seria Una persona seria che fa errori, però. E permettimi allora, chiusa la premessa, di chiedere la tua attenzione su quello che secondo me è il tuo errore colossale di questa fase politica: consigliato forse male da qualche zelante del tortello magico, finisci per disprezzare o considerare irrilevante e virtuale quel che si muove sul web, così come i metodi di comunicazione che su questo mezzo appaiono i più evidenti.
Nel tuo discorso motivazionale di Reggio Emilia, davanti ai volontari della Festa pronti a preparare salamelle, non hai parlato di “fascisti del web”, i termini del discorso erano effettivamente differenti ma poiché a sessant’anni non si è degli ingenuotti, specie se si fa politica ad altissimo livello, la sostanza dei tuoi riferimenti resta fastidiosa per chi proprio sul web ritiene che scorra la linfa vitale necessaria anche al Partito democratico. 
Vedi Pier Luigi, alle prossime elezioni sarà chiamata a votare la classe dei nati nel 1995. Io ho una figlia nata nel 1996 che, pur interessandosi di politica per via dell’influenza paterna, non credo abbia mai letto un quotidiano e non ha certo l’appuntamento fisso con il telegiornale. In Italia cinque milioni di persone acquistano un quotidiano e gli ascolti dei sette telegiornali serali sommati insieme ieri non superavano la dozzina di milioni. Mia figlia ricava ogni informazione da internet e dai social network. Come lei fanno circa venti milioni di persone, in stragrande maggioranza nate dopo il 1970.
Sì, è vero, i volontari della Festa sono bella gente. Sono la nostra gente, ma sono sempre di meno. Nel 2008 considerammo un insuccesso essere votati da un terzo degli italiani, l’anno prossimo saremo felici
di essere votati da un po’ più di un quarto. Prendemmo dodici milioni di voti, ora ce ne bastano dieci: gli iscritti ai tre sindacati confederali (in maggioranza pensionati) più i lettori-telespettatori di Repubblica e Tg3. Almeno sei milioni di italiani però voteranno per Grillo e Di Pietro: una porzione enorme di elettorato, che sta solidificando la sua opinione politica sul web.
Come mia figlia che per fortuna non vota, altrimenti dovrei appellarmi alla mozione degli affetti. Vedi caro Pier Luigi, io vivo sulla rete molto più di te e mi prendo caterve di insulti per essere leale al Pd in cui credo. Li prendo anche quando ti critico, da parte di qualche tuo pretoriano fascistello almeno quanto Grillo, ma non voglio deviare il discorso. Segretario, noi sulla rete dobbiamo dare battaglia perché è lì che l’opinione è ancora mobile.
Venti milioni di italiani decideranno in questi mesi se e per chi votare e mai come questa volta lo decideranno sul web, che non è solo un mezzo, ma anche un messaggio politico. Un messaggio di eguaglianza, cosa che mi ha fatto scrivere in passato non senza scatenare polemiche che la rete è di sinistra, non è un mezzo neutro. Ma vogliamo esserci o no in questa battaglia? Vogliamo ingaggiare o no una grande campagna concreta di dirigenti e militanti che sappiano con modalità direttiste spiegare che essere riformisti è meglio che essere populisti, che per questo bisogna votare Pd? Si possono recuperare milioni di voti, si può fare trasformandoci in partito-rete come ho proposto con un decalogo pubblicato qui su Europa, sapendo bene che i lettori di Repubblica e i telespettatori del Tg3 e i volontari della Festa di Reggio Emilia li abbiamo già convinti. Ma sono pochi.
Servono più voti, è possibile raccogliere più voti, ma la battaglia campale si combatte in rete e noi non siamo ad oggi attrezzati a vincerla. Una percentuale significativa del consenso a Grillo e a Di Pietro è “nostra gente”, per usare un appellativo che riserviamo ormai solo agli iscritti alla Cgil che si lamentano della Fornero. Proviamo a considerare “nostra gente” anche quei nuovi italiani che voteranno alle politiche per la prima volta, quei milioni delle classi 1995, 1994, 1993, 1992, 1991. 
Quelli che nel 2008 non votarono. Proviamo a parlare in rete ai 29 milioni di italiani nati dopo il 1970, magari senza enfatizzare il ruolo di loro coetanei che nel Pd sognano il partito di classe e commemorano Togliatti. Tutta roba che nel mondo vero non c’è, non esiste, è realtà virtuale. Non è realtà virtuale la rete: lì c’è carne e sangue veri di decine di milioni di persone. Rischiamo che chiuderanno davvero il computer e ce lo verranno a dire in faccia quel che pensano, ma nelle urne. E il risveglio, caro Pier Luigi, dalla realtà virtuale dei politicisti da bocciofila togliattiana potrebbe far male, tanto male. 
E allora, come diceva Wojtyla, damose da fa’. Tutti in rete, senza pregiudizi e senza staff. Con intelligenza, tuffandoci in un magma dove si sta facendo la nuova Italia e dove noi non possiamo non esserci, altro che disprezzo, altro che puzza sotto il naso. Viva le salamelle e viva il web. Ma ad essere decisivo, oggi, è il web.

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