lunedì 27 agosto 2012

Cosa c’è fuori dall’indigeribile contenitore - Alessandro Gilioli su L'Espresso

Alessandro Gilioli
Bruttissime ipotesi di coalizioni, bruttissimo inizio di campagna elettorale: e temo fra i due fatti ci sia un qualche nesso.
Inevitabile, forse, dati i tempi: ma comunque roba assai deprimente per chi pensa che sarebbe più utile pensare alle cose serie da fare, in questo Paese alla deriva. E per chi pensa che tanto il ‘fascista’ di Bersani a Grillo quanto il ‘piduista’ di Grillo a Bersani siano due idiozie uguali e contrarie, penosi fuochi di paglia per strapparsi qualche voto a vicenda e segni di immensi vuoti illusoriamente riempiti dai decibel.
Ma, dicevo, il bruttissimo inizio di campagna elettorale ha probabilmente le sue origini nelle brutte coalizioni che si stanno delineando: e oggi anche Fini tenta di aggregarsi al carro grosso dei centristi, alla notte in cui tutti i gatti sono bigi in cui sembrano voler sguazzare in molti e variegati, da Casini a Bersani, da Vendola a Passera, da Fioroni a Montezemolo.
Fuori da questo indigeribile contenitore è tuttavia (ancora) il caos.
Grillo, si sa, non parla con nessuno perché è convinto che a parte se stesso tutti gli altri hanno la peste.
Di Pietro invece parlerebbe con tutti – è un pragmatico, in fondo – ma nessuno parla più con lui, considerato da Grillo troppo limitrofo al vecchio centrosinistra e considerato da Bersani e Vendola troppo limitrofo al populismo di Grillo.
Restano spezzoni di rappresentanza sparsi e scoordinati: pezzi di SeL, qualche bravo ma un po’ pauroso ragazzo del Pd, i più svegli della Fiom, un paio di giornali, più un po’ di associazioni che in questi anni hanno fatto sentire la loro bella voce ma che adesso sembrano disorientate e incerte.
Mi chiedo – vi chiedo – se questa scarsa e scoordinata rappresentanza politica attuale rifletta davvero
quel che c’è nel Paese.
Mi chiedo – vi chiedo – se davvero a tutti gli elettori del Pd e di Sel va bene annegarsi nel minestrone tecnocentrista con Passera e Casini.
Ma mi chiedo anche – vi chiedo anche – se davvero a tutti gli attivisti e i simpatizzanti del M5S va bene far prevalere la propria presunta purezza etnica sulla possibilità del dialogo e della costruzione comune.
Mi chiedo infine – vi chiedo infine – se «è mai possibile che, dopo ventanni di berlusconismo, la sinistra non abbia ancora riacquistato la voglia e l’orgoglio di fare una proposta chiara, di lanciare la sfida e di vincere», per citare il mio amico Ernesto Ruffini.
No, davvero, lo chiedo senza infingimenti, pubblicamente: se posso rubare una bella immagine a Zagrebelsky, lo chiedo a tutti con «intransigente ingenuità».
Lo chiedo a quelli che stanno nel Pd e in Sel, prima di tutto, o che agli ultimi giri hanno votato questi due partiti, come ho fatto anch’io; lo chiedo a Beppe Grillo e ai suoi simpatizzanti e attivisti, ai suoi bravi consiglieri comunali e regionali; lo chiedo a Di Pietro e ai suoi, agli ottimi ragazzi dell’Idv che ho conosciuto quest’estate a Bruxelles; lo chiedo a chi poco più di un anno fa ha scardinato il presente eleggendo sindaci come Pisapia, De Magistris, Zedda: e rovesciando quattro vincenti referendum sul tavolo arido della politica; lo chiedo a chi sta cedendo alla rassegnazione e ormai ipotizza di astenersi, perché «questa sinistra fa schifo», e chi può dargli torto.
Lo chiedo insomma a chi vorrebbe fare di qui alle elezioni (ma soprattutto dopo) una politica basata su cose serie, anziché sul battibecco sterile da palchi fisici o digitali.
Fatemi sapere, se volete.

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