martedì 28 agosto 2012

E allora tassiamo il vino e la pasta - Guglielmo Pepe su Repubblica

Nel decretone Sanità del governo viene dunque confermata l’introduzione di una tassa sulle bibite analcoliche con zuccheri aggiunti e con edulcoranti, e sui superalcolici. Dice il governo che il ricavato sarà destinato “al finanziamento dell’adeguamento dei livelli essenziali di assistenza”.
E’ una decisione sbagliata, sotto ogni punto di vista.
Perché se si tratta di una tassa sulla salute – e in Italia non c’è una obesità simile a quella presente negli Stati Uniti – non se ne comprende la ragione. Bere una bibita gassata ogni tanto, non fa di certo male. E’ l’eccessivo consumo di zuccheri che provoca danni all’organismo. E questo vale anche per i superalcolici.
Se lo Stato si preoccupa tanto della salute dei cittadini, allora perché non mette una analoga tassa sul vino? Medici e i nutrizionisti sostengono che un bicchiere di vino al giorno, in genere, non fa male, con due calici il discorso già cambia e via dicendo. Quale pericolo può rappresentare un bicchiere di aranciata al giorno?
E’ sempre una questione di quantità. Perché se non fosse così, allora sarebbe giusto tassare anche la pasta all’amatriciana o le patatine fritte, no? Perché se ogni giorno mangio a pranzo e a cena due/tre etti di pasta e poi faccio sempre la scarpetta, e magari conduco vita sedentaria, il grasso sul mio corpo si accumula. Inesorabilmente.
Inoltre, con la tassa, vengono colpiti tutti i cittadini, anche quelli che bevono una Coca ogni tanto.
Quante volte si è detto che l’educazione alla salute dovrebbe camminare su altri binari, con iniziative di prevenzione rivolte in primo luogo ai bambini e poi a salire. Invece qui si sceglie una strada più rapida. Per trovare i soldi necessari per finanziare la sanità. Comunque da qui a qualche mese si saprà se crolleranno i consumi di bibite e superanalcolici. Ma sarà estremamente difficile sapere se il numero degli obesi e dei sovrappeso sarà calato grazie a questa tassa.

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