giovedì 30 agosto 2012

Renzi: "Big uniti solo contro di me ma se vinco io vanno tutti a casa" - Annalisa Cuzzocrea su Repubblica

Partirà dal Veneto, Matteo Renzi. Il discorso di apertura della sua campagna elettorale, il 13 settembre, lo terrà a Verona. Nella terra che fu prima della Dc, poi della Lega, il sindaco di Firenze ha deciso di lanciare la sua sfida. Ieri, insieme ai più stretti collaboratori, ha incontrato quaranta amministratori locali. Due ore di dialogo serrato per preparare il terreno.
Tra meno di due settimane sarà lì con i due camper con cui ha deciso di girare l'Italia. Una fatica, dovrà tornare di continuo a Firenze per non dar fiato a chi già chiede che si dimetta, ma ha bruciato i tempi, ha preso in contropiede tutti, e ha deciso di giocare. "È ovvio che da una parte c'è una squadra abituata alla Champions League, e dall'altra una neopromossa. Noi però ci siamo allenati, e se ci va tutto bene, ce la giochiamo". Del resto, quando sente al telefono Pep Guardiola, l'ex allenatore del Barcellona, lui gli chiede sempre: "La fai la gara? Sei pronto a partire?".
L'ultima volta, il sindaco ha detto sì. Sa che i favori del pronostico sono dalla parte del segretario, ma - spiega ai suoi - "se vincono loro, vorrà dire che l'Italia ha scelto l'usato sicuro, se vinciamo noi, vanno tutti a casa". La dirigenza tutta contro di lui non lo spaventa: "Siamo l'unico punto di unione di persone divise su tutto. Abbiamo messo dalla stessa parte D'Alema e Veltroni, Letta e Rosy Bindy".
E così, dopo Verona, verranno Belluno, Treviso, Padova. "Dove la gente si spacca la schiena, e la crisi morde di più", dice il capo della campagna elettorale Roberto Reggi, ex sindaco di Piacenza, e quindi ex sindaco di Bersani: un ingegnere lettiano che ha sposato la causa dei rottamatori, e che avrà il compito di tenere i rapporti con i territori. Interessati ai voti della Lega? "La nostra proposta è diretta a chi è deluso e ha voglia di reagire. Andiamo dove la gente vuole ripartire, ma fa fatica. Vogliamo dare risposte
a quei problemi".
Promette di stupire, Matteo Renzi. "Sono uno dei pochi sindaci che ha abbassato l'addizionale Irpef. Ho dimezzato gli assessori, messo in giunta più donne che uomini, fatto il primo piano strutturale a volume zero. Il mio programma è molto più a sinistra del loro, fatto di cooperative e cooptazione". Ripete a tutti che la linea della campagna sarà sobrietà e leggerezza. Non vuole alzare i toni. Soprattutto, apprezza il fair play con cui Bersani ha accolto la sua candidatura.
Sul dopo però è chiaro: "Se perdo, non mi accomoderò in Parlamento. Resterò a fare il sindaco. Ma non rinuncerò a un riequilibrio interno". Tradotto, comunque vada, il Pd sarà travolto da un gruppo di under 40 che ha deciso di giocarsi la partita. E che vuole entrare in Parlamento scardinando le vecchie regole. "È la prima volta che i giovani hanno il coraggio di rischiare, che non aspettano l'incoronazione di nessuno. Se aspetti che D'Alema si faccia da parte, fai in tempo ad andare in pensione nonostante la Fornero".
Ad ascoltare questi ragionamenti, e a lavorare intensamente a una campagna elettorale partita in quarta, ci sono il braccio destro e capo di gabinetto Luca Lotti; Luigi de Siervo, amico di giovinezza e, nonostante in Rai faccia il direttore commerciale, esperto di comunicazione (fu sua l'idea della panchina simbolo di una generazione in attesa alla Leopolda); poi l'uomo dei soldi, Marco Carrai, ad di Firenze Parcheggi e curatore, per Renzi, dei rapporti con banche e fondazioni. E Giorgio Gori, il cui ruolo - ridefinito martedì sera - sarà quello di curatore della comunicazione. Sui duelli televisivi, ad esempio, saprà dare i consigli giusti. Il sondaggista è Fabrizio Masia di Emg.
Il coordinatore del programma, cui lavorano professori come il costituzionalista Francesco Clementi e il giuslavorista Pietro Ichino, è Giuliano da Empoli. In un ruolo più politico, accanto a Reggi, c'è il presidente del consiglio regionale emiliano Matteo Richetti, e ci sono un gruppo di giovani sindaci che già fanno rete: da Andrea Ballarè di Novara a Federico Berruti di Savona, fino a quelli di Nichelino, Gela, Castrovillari. I rottamatori riscostruiscono a partire da lì. Sono pronti ad allestire tremila circoli in tutto il Paese. Giocano per vincere, sapendo che anche una sconfitta, può aprire varchi dove finora c'era un muro.

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