giovedì 6 settembre 2012

“Al governo serve Pierluigi ma nel 2013 arriverà il ricambio sarà un capo giovane, non io” - Alessandro Longo su Repubblica

Dario Franceschini
«Uno scenario surreale, ridicolo». Così Dario Franceschini definisce l’evocato «grande patto» tra i big del Pd per spartirsi le poltrone che contano all’indomani della possibile vittoria. Nessun accordo, nessuna trama oscura, giura il capogruppo alla Camera che non mette assolutamente in discussione l’esigenza di rinnovamento dentro il partito: «Nella prossima legislatura ci sarà una nuova generazione di dirigenti». Nuova generazione e - nero su bianco - «un giovane nuovo leader» (va da sé: Bersani dovrebbe stare a Palazzo Chigi).
Franceschini com’è questa storia che gira? Vi siete già prenotati gli incarichi del dopoelezioni?
«Le garantisco che è un’invenzione assoluta. Uno scenario surreale, ridicolo: un presunto accordo su cosa fare dopo le elezioni quando ancora abbiamo molta ma molta strada per riuscire a vincerle! Aggiungo: se anche ci fosse - questo patto - io non lo firmerei mai. Abbiamo molto bisogno di cambiamento».
Sarà uno scenario ridicolo però, viste le tradizionali lotte di potere interne, evidentemente suona verosimile.
«E’ una rappresentazione pericolosissima in un momento delicato come è il percorso per le primarie. Il rischio è di trasformare un confronto virtuoso tra idee e personalità in una lotta tra giovani e vecchi. L’ultima cosa che serve».
Mi spiace insistere ma le voci che lei definisce surreali si basano anche su un’immagine del partito.
«Parliamo di cose serie. I prossimi mesi saranno intensi: dovremo sostenere Monti, correggere e migliorare le scelte del governo, far capire al Paese la profonda diversità di prospettiva tra la destra e la

sinistra e le diverse priorità programmatiche tra noi e loro. Non solo: dobbiamo cambiare la legge elettorale e costruire la coalizione per le elezioni e, infine, scegliere il leader. Altro che organigramma da spartirsi...».
Eppure il Pd sembra impantanato. Giovani contro vecchi. Vecchi contro giovani. Non c’è il rischio che l’elettore si stufi e scarichi tutti, giovani e vecchi?
«Appunto, il rischio va evitato. Vorrei ricordare a tutti, ogni giorno, che abbiamo scelto di fare le primarie per indicare colui che sostituirà Monti. Il nuovo presidente del consiglio dovrà affrontare la crisi economica, tenere rapporti con gli altri capi di governo, reggere la sfida dei mercati e i rischi speculativi, fare le riforme strutturali. Per questo io sostengo Bersani. Questione di buon senso: per questo ruolo conta più l’esperienza che l’essere giovani».
Perché Renzi vi fa così innervosire?
«Io non sono per niente nervoso. Una volta scelto di fare le primarie, più sono competitive meglio è. Non lo voto ma per me la candidatura di Renzi è un arricchimento per il Pd».
Ma si deve dimettere da sindaco per partecipare?
«Non mi sembra un gran problema».
Il rinnovamento può attendere?
«Il rinnovamento dei gruppi dirigenti del Pd ha una sede propria diversa dalle primarie per scegliere il candidato premier di una coalizione. Nel 2013 ci saranno congresso e primarie, secondo statuto, per scegliere il nuovo segretario a prescindere dall’esito delle elezioni. Da qui uscirà una nuova generazione destinata a guidare il partito. E non parlo solo di una squadra ma anche della nuova leadership».
Ne deduco che Franceschini non sarà il segretario del Pd.
«L’ho già fatto quando tutti mi hanno chiesto di salvare il Pd in un momento molto difficile, di grande crisi del partito, con Berlusconi ancora molto forte. Vede, vecchi o giovani, c’è un male dentro il Pd. La sintesi è di un militante: “Ci sono troppi galli che credono che il sole sorga solo quando cantano loro”. Sono già stato segretario. Nella prossima legislatura ci saranno una nuova generazione e un nuovo leader».

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