giovedì 6 settembre 2012

Bersani: “Non ci sono patti tra big andiamo avanti con primarie aperte” - Giovanna Casadio su Repubblica

Pierluigi Bersani
Non si pente di avere voluto le primarie («Le ho chieste io»), ma Pier Luigi Bersani vorrebbe imprimere una inversione di rotta per evitare il caos nel Pd: «Basta con le divisioni e le polemiche. Si parli d’Italia, io parlerò d’Italia e il prossimo appuntamento è per l’Italia. Ho avuto incontri in questi giorni sul Sud e sull’Alcoa, andrò avanti così».
E per il resto?
«Non ci sono né patti grandi, né medi, né piccoli. Sono cose che non esistono. Lavoro per un partito unito, rinnovato, contendibile e senza padroni». Si accalora il segretario democratico, uscendo dalla sede del Nazareno. Nega, Bersani, le indiscrezioni sull’organigramma già scritto (Veltroni presidente della Camera, D’Alema ministro degli Esteri, Bindi vice premier...) in caso di vittoria elettorale del centrosinistra, che garantirebbe a ciascuno dei big una collocazione nel governo, nelle istituzioni, nel partito. Non c’è alcun accordo - ripeterà chiudendo domenica la Festa democratica di Reggio Emilia - e «il rinnovamento ci sarà». La sfida di Renzi è infatti sulla “rottamazione” dei “vecchi” dirigenti, ma in rivolta sono anche i trentaquarantenni del partito, che chiedono ai leader di lungo corso di farsi da parte «o saremo travolti », perché la gente non vuole più le stesse facce.
Comunque, le primarie ci saranno, saranno aperte, le regole saranno fissate entro ottobre. Ne ha parlato il segretario del Pd con Bruno Tabacci, assessore della giunta Pisapia, deputato e portavoce di Api. Tabacci si candiderà alle primarie del centrosinistra e conta di conquistare i voti dei moderati. Mezz’ora di colloquio con Bersani ieri, presenti Pino Pisicchio e Maurizio Migliavacca. L’assicurazione che, quasi certamente, le primarie per la premiership del centrosinistra saranno a doppio turno come in
Francia, consentendo così una corsa libera e poi la scrematura e la sfida vera e propria. I candidati a questo punto sono quattro: oltre a Bersani e Renzi, Vendola e Tabacci. E altri se ne aggiungeranno. Sandro Gozi, ad esempio, è tentato. Come Pippo Civati. Massimo Cacciari, il filosofo, ex sindaco di Venezia, vorrebbe un altro nome.
Non è l’unico; Gozi e Civati avevano provato a convincere Fabrizio Barca, ministro della Coesione del governo Monti, però senza successo. «Bersani lo conosco da quando avevamo i calzoni corti - dice Cacciari - non è un grande leader, non ha carisma, ma ha più competenze e capacità di mediazione di Renzi, che è un oggetto misterioso, non è giudicabile... ha ragione quando dice che il Pd è diretto da una compagine di persone che erano la federazione giovanile comunista di 40 anni fa». Cacciari prevede anche nuove divisioni: «C’è un grande caos... il Pd si spaccherà dopo il voto perché è un esperimento fallito, mi è costato 15 anni di vita». Le primarie hanno innescato per ora un meccanismo tutt’altro che virtuoso. «Sono sgangherate», le giudica Franco Marini. Bersani torna a spiegare: «Ho chiesto primarie aperte anche in deroga allo Statuto, non diventeranno un congresso, quello ci sarà l’anno prossimo e sarà il più aperto che un partito politico
conosca».
Sarà votata dalla prossima Assemblea pd un norma transitoria che annulla quel comma in cui è scritto che il segretario del partito è automaticamente il candidato premier. In questo modo potranno partecipare altri candidati del partito, come Renzi. E dovrebbe essere previsto un albo di iscritti, nel senso che al secondo turno potranno votare i cittadini che sono stati registrati al primo. Il socialista Nencini chiede un albo per le primarie. Su Europa oggi Gozi chiede che Bersani si sospenda da segretario per il periodo (circa un mese) in cui si svolgono le primarie sull’esempio di quanto ha fatto la Aubry in Francia. Beppe Fioroni insiste: «Renzi si dimetta da sindaco e si presenti alle elezioni politiche».

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