mercoledì 5 settembre 2012

"Fatevi da parte o saremo travolti" nel Pd la battaglia tra generazioni - Giovanni Casadio su Repubblica

Dispiace (a chi non dispiace "uccidere" i padri?), ma i trenta-quarantenni del Pd classificati sotto la sigla "rottamatori" oppure "giovani turchi" o "rinnovatori" hanno ingaggiato la battaglia contro i "vecchi" dirigenti. Non vogliono che "la foto di famiglia" dei governi Prodi, D´Alema, Amato sia riproposta. Renzi il "rottamatore" ne ha fatto la bandiera con cui scende in camper (il 13 settembre) nella sfida delle primarie: «Facce nuove, rottamiamo Bindi, D´Alema, Veltroni, Finocchiaro... «. Gli altri si incontrano (l´8 settembre a Reggio Emilia), attaccano («Quella immagine di famiglia è indigeribile») e con questo slogan alle feste democratiche incassano applausi. Solo un paio d´anni fa, nessuno avrebbe immaginato «i toni giacobini» dello scontro vecchi-giovani: ammette Andrea Orlando, responsabile Giustizia, bersaniano, anni 43.
Rosy Bindi - la cattolicodemocratica presidente del partito, vice presidente della Camera, due volte ministro, una carriera politica di battaglie in prima linea dal 1989 - posta sul suo blog l´indignazione e invita Bersani a chiarire sul «rinnovamento della classe dirigente che riguarda tutto il paese, non solo la politica, e che non può essere usato strumentalmente per coprire l´assenza di idee». Non si può andare avanti così: si sfoga. «Chiedere che nessun ministro dei governi Prodi, D´Alema, Amato faccia parte del prossimo governo di centrosinistra - denuncia - equivale ad accreditare l´immagine di un Pd complice dei fallimenti dell´era berlusconiana. Tra il battutismo renziano e le intemerate dei "giovani turchi" le primarie rischiano di diventare una farsa».
«Nessuna volontà di essere irrispettosi, però la presidente non ne faccia una questione di bon ton, non lo è. Sono i cittadini ad avere voglia di altre facce» replica Matteo Orfini, uno dei membri della segreteria, anni 35, responsabile Cultura. D´altronde occorre dare il senso della discontinuità rispetto ai governi di centrosinistra precedenti - ragiona - è «un punto politico, non anagrafico». Rincara Debora Serracchiani, europarlamentare, candidata alla guida della Regione Friuli: «D´Alema se non sbaglio ha
perso. All´estero di solito chi perde si ritira, o fa un passo indietro, e non dia giudizi sprezzanti su Renzi». D´Alema, il lìder maximo, ex premier, ex ministro, che fu nel 2006 in corsa per il Quirinale, ora presidente del Copasir, giudica il trentasettenne Renzi non in grado di fare il premier, e ironizza: «Il problema di Renzi è Renzi! Litiga con tutti, con Bersani, Vendola, Bindi, Casini, noi abbiamo bisogno di uno che unisce».
Una cannonata contro la discesa in camper per le primarie di Renzi la spara Beppe Fioroni, altro big "rottamabile": «Se fa sul serio, Matteo si deve dimettere da sindaco di Firenze entro il 28 ottobre per partecipare alle elezioni di deputato o senatore. Non sarebbe certo possibile, se vincesse le primarie, che il capo dello Stato affidi l´incarico di governo a un non-eletto». Renzi è in volo per gli Usa, per lui rispondono i collaboratori: «Non ha intenzione di dimettersi, se perde resta sindaco non si candida in Parlamento». E Bersani? Il segretario del Pd ribadirà domenica a Reggio Emilia che punta a una squadra mista di «esperienze e giovani».
Quando Bersani, D´Alema, Veltroni avevano quarant´anni - ricorda Stefano Di Traglia, portavoce del segretario, e "t/q", trenta/quarantenni - erano in governi con Ciampi, Napolitano, Andreatta, ci vogliono personalità che si affiancano a chi è più giovane». Orlando afferma: «Tutto il gruppo dirigente rischia di essere travolto e il Pd di perdere, se non ci si rende conto che questa è la richiesta dei cittadini, di cambiamento. Se riproponiamo un Prodi-ter, finiremmo per perdere, che non significa "tutti a casa" i vecchi dirigenti, come sostiene Renzi». Così la pensano anche Fassina, Nico Stumpo, Alessandra Moretti, il sindaco di Perugia, Boccali. E i "rinnovatori" di Gozi e Civati.

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