martedì 25 settembre 2012

I conti dei dem col web - Nicola Mirenzi su Europa

«La sapienza comunicativa può aiutare a esprimersi meglio ma non può cambiare ciò che siamo». Pier Luigi Bersani prende la parola a Cortona in una sala gremita, alla fine della prima giornata della scuola politica piddina, dedicata quest’anno a “Democrazia e alla comunicazione”. Lo fa con il suo solito linguaggio verace. Articolando numerose premesse prima di cedere alla constatazione che «la Rete ha straordinarie potenzialità» e che deve essere frequentata a dovere. Bersani racconta la “censura” che i suoi comunicatori misero su una sua frase a loro dire ambigua («La comunicazione sta alla politica come la finanza sta all’economia reale») per spiegare che la democrazia non può ridursi a essere solo mediatizzazione, che prima di ogni cosa deve avere qualcosa da comunicare («Il web è un campo di battaglia per le nostre idee»).
E che il primo messaggio che il Partito democratico deve saper trasmettere è «che i suoi dirigenti sono persone appassionate alla politica, competenti, disinteressate », non come quelle che hanno mandato sulle prime pagine dei giornali la giunta Polverini. «Non ci sarà nessun Batman alle primarie del Pd», ironizza. L’impostazione dell’edizione 2012 della scuola politica di Cortona (che dura sino al 23 settembre) si muove sulla linea disegnata dal segretario. C’è come una sottile diffidenza. O meglio: una riflessione critica su ciò che la comunicazione, soprattutto quella in Rete, può aggiungere alla politica tradizionale.
L’idea è che la comunicazione è a servizio della politica. Non viceversa. È questo che spiega a Europa la responsabile della formazione del partito, Anna Maria Parente, l’organizzatrice della scuola. È il problema chiave che si affronterà nella tre giorni di seminari e lezioni, spiega la Parente: quello della relazione tra la democrazia e la comunicazione ai tempi di Internet. Perché «il web – ragiona – è uno strumento a due facce. Può allargare o diminuire le maglie della democrazia». L’esempio è il movimento di Beppe Grillo che, secondo la Parente, usa la rete in maniera escludente: «È un gruppo di potere che
manipola le opinioni sulla rete, incitando al populismo». Il problema di un partito come quello democratico, invece, è quello di «capire come il web può aiutarci a includere quante più persone possibile nelle decisioni del partito, strumenti imprescindibile della democrazia». L’ostacolo maggiore alla partecipazione democratica online è rappresentata dal digital divide. Moltissime persone sono tagliate fuori dall’accesso alla comunicazione digitale. Sia perché non sanno usare il computer (i più anziani). Sia perché non hanno accesso alla rete (specie nel sud). In questo senso anche l’esperienza dei pirati tedeschi in Germania è stata messa sotto le lenti d’ingrandimento della scuola. Sfatando il mito che essi siano l’avanguardia della nuova democrazia online. A farlo è stato nella sua lezione il professore tedesco Markus Linden. Spiegando che i Pirati tedeschi, mentre esaltano la democrazia diretta, creano una nuova forma di “elitismo politico”, separando quelli che sanno usare la rete da quelli che non lo sanno fare. La risposta del Partito democratico a questa “tendenza elitaria” della comunicazione in Rete è la sperimentazione di nuove forme di partecipazione.
Come quella di Finalmente Sud, un progetto che è stato lanciato nell’ottobre scorso e coinvolge 2000 persone «che discutono, si coordinano e arrivano a prendere una decisione in Rete».

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