martedì 25 settembre 2012

"Il leaderismo soffoca le idee Boeri organizza i non allineati - Concita de Gregorio su Repubblica

Stefano Boeri
Stefano Boeri, architetto, assessore alla Cultura del comune di Milano, sorride del fatto che se davvero si arrivasse alla candidatura di Cristina Tajani per Sel gli assessori di Pisapia in campo sarebbero tre, il terzo Tabacci. “Un po’ troppi, no? Proviamo a semplificare”. Il grande fermento di questi giorni, nel Terzo polo del Pd — quello dei quarantenni né con Renzi né con Bersani — ruota tutto attorno a questo: puntare su una candidatura unitaria e forte, che non sia di semplice testimonianza né, peggio, funzionale a questo o a quel giochetto. Una candidatura vera in grado di competere per vincere. E’ tardi? “No, non è affatto tardi”, dice Boeri: “Prima di entrare in campo bisogna conoscere le regole del gioco. L’assemblea del 6 ottobre le definirà. Vogliamo che siano chiare, non pensate per fare sgambetti, degne di un partito davvero democratico”. E dunque mentre Ivan Scalfarotto si schiera con Renzi e Debora Serracchiani, contraria a queste primarie, tace in vista delle elezioni regionali in Friuli Stefano Boeri prova a fare il regista delle forze ancora in campo: che vadano in sostegno a Laura Puppato, unica ad aver avanzato senza riserve la sua candidatura, è l’ipotesi più plausibile.
Il primo passo in questa direzione lo si è mosso in un incontro a Milano, sabato, in cui — racconta Boeri — “ci siamo detti che bisogna rovesciare lo schema di gioco. Lo scontro di personalità, Bersani contro Renzi, è tutto nel solco del berlusconismo. La faccia i nei la simpatia le maniche della camicia le battute a chi la fa più fortunata, e tutte le tv pronte a trasformare ogni sospiro in un boato. E’ di nuovo la ricerca dell’uomo della provvidenza da dare in pasto all’elettorato e, nella partita interna al Pd, una gara alla leadership del partito. Ma per questo ci sono i congressi”. E dunque? “Credo che sia
maturo il tempo di offrire una novità vera, di sostanza: una candidatura di rete che metta insieme forze, saperi, talenti. L’intelligenza collettiva di un partito al servizio di un progetto per il Paese: poi una persona, certo, ci mette la faccia. Ma è la conseguenza, la persona: non la causa e l’unico scopo”. Una candidatura di rete.
All’incontro di sabato a Milano erano presenti Pippo Civati, Laura Puppato e Stefano Boeri. Ciascuno di loro, nelle settimane scorse, è stato contattato da Renzi, direttamente o attraverso Giorgio Gori, e invitato a far parte di “Adesso!” in opposizione a Bersani. Ciascuno di loro, per ragioni diverse, ha detto no. Debora Serracchiani ha preferito sfilarsi e candidarsi alla guida del Friuli Venezia Giulia, regione frontaliera a statuto speciale, luogo privilegiato da cui far politica in Italia e in Europa.
Ivan Scalfarotto ha sciolto in queste ore la riserva: correrà con Renzi. Pippo Civati chiede fin dal principio di sapere le regole del gioco-primarie prima di cominciare a giocare. Richiesta ragionevolissima, dirimente ma a quanto pare giudicata inessenziale dallo stesso segretario, che ha presentato ufficialmente il suo staff elettorale e già cominciato la corsa. “Evitiamo l’effetto nani da giardino”, ha detto qui Civati, “riduciamo le candidature nel Pd”. Di seguito si è autocandidato anche Sandro Gozi, giusto per mezza giornata: il tempo di arrivare all’incontro di sabato, appunto, Gozi al telefono. Dalla discussione è uscito un documento in cui si chiede che siano discusse le regole della competizione e si annuncia per il 6 ottobre, assemblea nazionale del Pd, un “segnale di unità e chiarezza”. 
Un po’ faticoso, questo cammino verso la candidatura unitaria, Boeri. Sarà Laura Puppato?
“Sarà la più adatta a vincere una volta conosciute le regole. Ma sarà la portavoce di un gruppo. Un’idea agli antipodi rispetto al culto della personalità cui siamo purtroppo abituati. La politica come l’abbiamo pensata fino ad oggi è un passato che stenta a morire. L’innovazione non è un tema anagrafico: serve un cambio sostanziale, radicale, una diversa idea del rapporto fra eletti e cittadini. Bisogna portare dentro la politica le energie che ne sono rimaste fuori o perché escluse o perché disgustate dallo spettacolo desolante. Il problema oggi non è vincere in un perimetro di pochi, è parlare ai molti che non fanno parte del gruppo: l’antipolitica è soprattutto astensione”. 
Una candidatura di squadra. 
“Del resto, se ci sarà una riforma elettorale in senso proporzionale cambierà anche il senso delle primarie. Diventeranno, in assenza di Vendola, soprattutto un para-congresso Pd”.
L’altra incognita, appunto, è Vendola. Che ha incontrato a Milano nel fine settimana Giuliano Pisapia e Cristina Tajani, assessore al lavoro di area Sel. Da giorni si indica in Cristina Tajani la possibile candidata “arancione”: molto apprezzata da Pisapia, molto vicina a Vendola, giovane (32) e competente in materia di lavoro e di diritti. Sarebbe la carta ideale da giocare se Vendola decidesse di non candidarsi in proprio. Boeri: “L’esperienza di Milano ci dice che l’intesa fra Sel, Pd, mondo cattolico e laico sono state l’offerta vincente. Dobbiamo ritrovare quello spirito. In dialogo con Sel, per una proposta di centrosinistra al Paese”. Sarà un po’ più al centro e un po’ meno a sinistra il campo di Ivan Scalfarotto, invece. “Ho già fatto molte battaglie ideali, vorrei giocarne una concreta. Matteo rappresenta la proposta di innovazione per la quale ho lavorato molti anni, ed è oggi la persona in grado di raggiungere l’obiettivo. In economia rappresenta una linea riformista, ichiniana, che condivido. In materia di diritti posso portare qualcosa di mio e provare a spingere il suo orizzonte più in là”.
Boeri replica che non basta più aderire, adeguarsi. “Vogliamo chiudere coi leaderismi. Serve umiltà, competenza, lavoro di squadra. A chi dice è poco rispondiamo: è rivoluzionario, oggi”.

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