lunedì 10 settembre 2012

Il piano B - Massimo Gramellini su La Stampa

Massimo Gramellini
Dovevo avere mangiato troppa peperonata perché ho sognato pesante. C’era un tavolo lunghissimo e la nomenclatura del Pd intorno. «E’ fatta, tocca a noi! Poiché molti berlusconiani delusi si asterranno, per vincere non ci serve un Renzi che acchiappi i loro voti. Ci basta un Bersani che faccia il pieno dei nostri». 
Questi i discorsi che aleggiavano dentro la stanza avvolta nel fumo: non per via delle sigarette elettroniche, ma dello sfrigolio dei cervelli. «Vendola ha accettato: farà il vicepremier e in cambio si ritira dalle primarie, così Bersani le vince facile». In effetti, nel sogno si vedeva Bersani candidato premier e Renzi che tornava a Firenze in camper. 
Quand’ecco apparire un omino in una stanza buia. Spegneva il televisore e da un cassetto estraeva una busta con la scritta panciuta PIANO B. All’interno una lista di nomi: prof D., prof. T, prof. Z… Tutti economisti quarantenni con cattedra all’estero, dei veri Monti Young. L’omino li convocava a casa sua e, dopo averli sottoposti a strenue prove di telegenia, sceglieva il prof. Z. A un mese dalle elezioni lo scaraventava in campo. Con la sua faccia fresca, l’eloquio competente e la proposta di dimezzare i parlamentari e le tasse, il prof. Z faceva sembrare Bersani un ospite di Jurassic Park. 
Eccolo, la sera della vittoria, mentre ringrazia gli elettori e strappa in diretta una bolletta dell’Imu… Ma cos’è questa confusione? L’omino di prima appare improvvisamente al suo fianco, gli dà una spinta e gorgheggia: «Mi consenta…”».
Lì mi sono svegliato. Invece, intorno al tavolo dove sfrigolano i cervelli, mi sa che qualcuno dorme ancora.

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