lunedì 10 settembre 2012

“La corruzione toglie all’Italia tra il 2 e il 4% del reddito” - Liana Milella su Repubblica

Paola Severino
«La legge si farà». Parola di Monti. «Il governo si spenderà moltissimo». Parola di Severino. Sul ddl anti-corruzione l’esecutivo assume a Cernobbio un impegno pieno. Che il ministro della Giustizia vuole riempire di cifre per dimostrare quanto sia importante approvare al più presto la nuova legge. Cita le stime della Banca Mondiale: «La crescita del reddito potrebbe essere superiore del 2-4% con un’efficace lotta alla corruzione ». Poi un dato shock: «Dove la corruzione è più bassa, il settore delle imprese cresce fino al 3% annuo in più». Ancora: «La corruzione rappresenta una tassa del 20% sugli investimenti esteri». Chiosa il ministro: «L’urgenza di un intervento è evidente». Dice Monti: «Risulta sempre più “strachiaro” che le norme anti-corruzione sono un elemento essenziale per la competitività del Paese e per la serietà della vita collettiva». Sono regole “essenziali” per come le giudica il ministro dell’Interno Cancellieri.
Il governo vuole andare avanti, ma deve fare i conti con il Pdl. Cerca di farli da mesi, ma trova un muro invalicabile, lo stesso che si è eretto ieri proprio a Cernobbio dove il segretario berlusconiano Alfano ha ribadito le condizioni del suo gruppo. Non si approva l’anti-corruzione se non si chiude l’accordo su intercettazioni e responsabilità civile dei giudici. Poco importa se Monti dice pubblicamente «tutti sanno quanto il presidente del Consiglio ci tiene». Il Pdl tiene ad altro. Alfano è esplicito: «Non c’è ostruzionismo, noi rimaniamo ai patti del 16 marzo, finora l’unico passo è stato il voto sull’anti-corruzione, adesso speriamo che il governo batta due colpi su intercettazioni e anti-corruzione».
Già, il patto. Quello che rammenta anche il capogruppo al Senato Gasparri, l’esponente pidiellino più critico contro Severino. Parlano del vertice a palazzo Chigi tra Abc in cui si rimise a punto il programma del governo e ci si accordò anche sul “trittico” della giustizia. L’anti-corruzione è passata
alla Camera con la fiducia il 15 giugno, da allora attende al Senato. Intercettazioni e responsabilità sono ferme, una a Montecitorio, l’altra a palazzo Madama. Severino non si mette di traverso: “Occorre ancora confrontarsi e io sono disponibilissima perché non ci sono tabù per questo governo». Sulle intercettazioni: «‘Non mi risulta che il ddl sia calendarizzato, ma quando lo sarà il governo sarà pronto a dare la sua risposta. La stessa cosa vale per la responsabilità civile».
Su questi temi però Severino e governo dovranno fare i conti con l’Anm. Il presidente del sindacato dei giudici Rodolfo Maria Sabelli chiede «di uscire dalla logica del pacchetto con le altre riforme», parla dell’anti-corruzione come di “una legge migliorativa”, ma aggiunge che «occorre fare di più, servono interventi sulla prescrizione e sul reato di auto-riciclaggio e non lo scambio con intercettazioni e responsabilità civile».
Il calendario parlamentare assegna la priorità all’anti-corruzione. Da domani si discute al Senato nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia. Il presidente della prima Carlo Vizzini garantisce “tempi rapidi” e Severino può contare sull’appoggio del leader Udc Casini e del Pd. Da Chianciano il primo assicura che «non è accettabile un rinvio” e che il provvedimento “va fatto in questa legislatura ». Ma aggiunge che vanno approvate anche le nuove norme su intercettazioni e responsabilità. Il Pd si smarca con la presidente dei senatori Finocchiaro: «Il ritardo sull’anti-corruzione non è certo responsabilità del Pd». E subito la polemica con il Pdl perché «voler legare l’approvazione dell’anticorruzione al Senato a intercettazioni e responsabilità significa solo voler bloccare tutto».
Questo è il punto. Che spinge il presidente della Camera Fini a fare professione di pessimismo: «Non siamo al mercato delle trattative, mi auguro che quello dell’anticorruzione sia un iter quanto più veloce possibile, ma le settimane che abbiamo alle spalle e l’atteggiamento in particolar modo del Pdl mi fanno essere scettico». Giungere a un’intesa pare difficile, senza contare il nodo della fiducia. La Lega di Maroni già si oppone e nel Pdl, proprio sull’anti-corruzione, nessuno può garantire un voto senza l’obbligo della fiducia.

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