giovedì 20 settembre 2012

L'odissea dei bimbi rom a scuola a piedi tra i tir - Thomas Bendinelli su Corriere della Sera


Da un lato l'autostrada, dall'altro una delle strade periferiche a scorrimento veloce, quasi un prolungamento della tangenziale. In mezzo il campo rom di via Borgosatollo. Siamo nella periferia sud di Brescia. Da una settimana i bambini del campo, una settantina, sono costretti a raggiungere le rispettive scuole a piedi. Distanti oltre un paio di chilometri ma, soprattutto, con quelle strade in mezzo da superare.

Tagliato il bus ai bimbi rom, il difficile tragitto casa-scuola
Senza marciapiedi, con i camion e le automobili che sfrecciano veloci. 
I genitori del campo non sono impazziti e sprezzanti del pericolo che corrono i figli, ma sono costretti ad accompagnarli a piedi perché l'Amministrazione comunale PdL-Lega ha sospeso il servizio di trasporto scolastico: colpa di una morosità (per bus e mensa) di 75mila euro accumulata negli anni ha spiegato il vicesindaco leghista Fabio Rolfi.
Strana situazione a Brescia: in questi giorni è piena di eventi per la settimana della mobilità sostenibile ma, mentre nei convegni si parla di sicurezza dei pedoni e di piste ciclabili, in periferia ci si dimentica di quei bimbi. E sono i giorni dello scandalo dei numeri di visitatori gonfiati alla mostra di Matisse, con il Comune che (non avendo richiesto i dati Siae) si è fidato della società organizzatrice Artematica, che ha «premiato» per i buoni risultati con 500mila euro. Peccato che Artematica sia fallita e che quei soldi (dei cittadini) non torneranno più nelle casse della Loggia.
Ma torniamo ai bimbi del campo rom. Quelli delle elementari e medie a scuola, in qualche modo, riescono ad andarci. Quelli delle materne, una ventina, hanno qualche problema. Lunedì una circolare di uno zelante funzionario dell'Amministrazione ha chiesto alle maestre delle scuole interessate di non prendere più i bimbi «morosi» per il servizio mensa. «I più piccoli sono stati rimandati a casa con la motivazione che la scuola materna non è una scuola dell'obbligo», spiega Maria Maiorana di Opera
Nomadi che insieme ad altri volontari negli ultimi giorni stava allestendo un pranzo di fortuna nei giardinetti delle scuole. Damiano Galletti, segretario della Camera del Lavoro, osserva che in questa vicenda «chi ci sta andando di mezzo sono i bambini» e poi ribadisce la necessità di aprire un tavolo di discussione con l'Amministrazione per trovare una soluzione. «La scelta di non garantire il servizio di trasporto scolastico per i minori in età scolastica delle strutture comunali non può rispondere solo a logiche economiche».
Già, nel campo rom (e in quello sinti) la situazione economica è dura, ci sono diversi casi di inserimento lavorativo, altri si arrangiano con la raccolta del ferro. La maggior parte delle famiglie ha tre o quattro figli. Ognuno dei quali costa 200 euro all'anno per il trasporto e almeno 40 euro per la mensa. «Negli ultimi vent'anni - ricorda Franco Valenti, presidente della Fondazione Piccini e memoria storica dell'immigrazione in città - si è riusciti a gestire queste situazioni senza sgomberi e forzature e mettendo come barra di riferimento la scolarizzazione: che permette di imparare la lingua, che è luogo di socializzazione, che è il percorso di uscita dalla logica del ghetto. Lo dice anche l'Unione europea che i rom e i sinti sono popolazioni fragili che hanno bisogno di un surplus di sostegno e di politiche sociali». Nel frattempo, in attesa che i grandi si mettano d'accordo, i bimbi vanno o cercano di andare a scuola. Senza marciapiedi sui quali stare e schivando camion e automobili. Sullo sfondo le elezioni amministrative del prossimo anno e un regolamento comunale che apre alla pratica di espulsione dai campi rom e sinti delle famiglie che non mandano i bimbi a scuola.

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