venerdì 28 settembre 2012

L'urgenza di cambiare. Tutti - Pier Paolo Baretta su Europa

Pier Paolo Baretta
Questo incanaglimento immorale che travolge una rilevante parte della politica italiana è insopportabile.
A leggere le cronache laziali viene in mente il duro discorso col quale Cromwell cacciò dal parlamento i deputati inglesi: «Siete nemici del buon governo. Siete dei miserabili mercenari, che venderebbero la patria per un piatto di minestra, come Esaù, e tradirebbero il proprio Dio per pochi denari, come Giuda... il vil denaro è il vostro Dio... siete stati deputati dal popolo per rispondere alle loro rimostranze, ma siete diventati voi stessi la loro rimostranza più grave».
Sono molti coloro che, anche in queste ore, taluni con un tasso clamoroso di trasformismo, si ergono a giudici e moralizzatori. Non propugno il governo dei Santi che vagheggiava Cromwell (sappiamo come poi è finita!) e non mi rassegno alla tesi, cinica e devastante, che siamo tutti uguali o, peggio, che – come sostiene Galli della Loggia – la politica moderna, post ideologica, non è riformabile, condannata ad essere un comitato di affari e non una comunità di valori.
Non mi rassegno perché vedo ogni giorno il lavoro oscuro per il bene comune che impegna molti di noi e, soprattutto, migliaia di militanti, che non meritano tutto ciò. Non mi rassegno perché nella giusta indignazione della maggior parte dei cittadini sento, da tanti, la domanda di politica pulita, non di anti politica.
Ma la non rassegnazione impone reazione. Dobbiamo reagire e porre a tutti noi la inderogabile urgenza di smetterla con questo andazzo e di cambiare. Tutti! La graduatoria delle spese, pur diversa tra i partiti, non basta a dividere nettamente le responsabilità tra colpevoli ed innocenti. Se non per la legge, certamente per la morale siamo tutti colpevoli; se non altro del peccato di omissione. Dobbiamo reagire
e cambiare. Siamo in ritardo. Chi non ha niente da spartire col malaffare e il degrado deve provocare una reazione “dentro” la politica. Chi vuole evitare che il giusto risentimento dei cittadini si rifugi nel qualunquismo deve proporre modifiche alle regole ed ai comportamenti. Chi crede ai valori che la buona politica incarna deve testimoniare con umiltà e tenacia la propria onestà e sobrietà.
Per questo dobbiamo, almeno, chiedere: 1) al parlamento di costituire subito una commissione di inchiesta che affronti la questione e formuli delle soluzioni, visto che quella presieduta dal professor Giovannini non è riuscita a formulare proposte e lo stesso Amato, nominato da Monti per moralizzare, traccheggia.
Ma ci vuole una riforma vera, strutturale, non come si è fatto finora, sfogliando un petalo alla volta, sia pure importanti (come il passaggio al contributivo, l’abolizione dei vitalizi, la registrazione delle presenze in commissione, la certificazione esterna dei bilanci), ma che non hanno dato il senso del cambiamento. Il tutto va fatto entro Natale, affinché possiamo discuterne in campagna elettorale.
2) Ai questori del parlamento di decidere subito la sostituzione dei rimborsi forfettari (a tutti i livelli) con quelli a piè di lista (con un tetto, si intende) e di accelerare l’iter della proposta di legge sui collaboratori, abolendo, così, la quota di finanziamento del rapporto elettore-eletto.
3) Ai partiti di fare entro ottobre la legge elettorale, rinunciando alle preferenze e alle circoscrizioni così grandi come quelle di oggi.
4) Al Pd di fare la stessa cosa, nominando il prossimo 6 ottobre, in occasione dell’assemblea nazionale, una propria commissione che apra i vasi di Pandora, al centro ed in periferia. Abbiamo relegato il caso Lusi al fatto personale e il Lazio alla differenza, che c’è, tra illeciti e superficialità. Non basta. non basta più! L’illecito è etico, non giuridico e la questione, per noi, sono i comportamenti, non solo i reati. E di sciogliere entro dicembre le strutture finanziarie di Margherita e Ds.
5) A Bersani e ai candidati alle primarie di farsi capofila di queste istanze e di sospendere, su questo punto, la competizione e dire, tutti, le stesse cose, discusse e condivise. A cominciare dai costi delle primarie stesse.
6) Ai media di essere impietosi con ciò che non va e dare voce al malessere dei cittadini. Ma, anche, con la stessa clamorosità, di fare una vera inchiesta giornalistica (alla Zavoli, alla Soldati, per capirci) sulla buona politica, che c’è, e sul futuro delle istituzioni e della democrazia.

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