martedì 4 settembre 2012

Marini: «Primarie? Albo e doppio turno» - Maria Zagarelli su L'Unità

Franco Marini
Il Pd rischia di apparire come un «vaso di coccio» se non si dota di regole chiare per le primarie. Il senatore Franco Marini, già presidente del Senato, stavolta è davvero preoccupato. Racconta che non gli piace la piega che sta prendendo il dibattito dentro il suo partito.
Non gli piace - spiega mentre parte da Roma verso la festa del Pd a Piombino e alla vigilia del suo arrivo a quella nazionale di ReggioEmilia - il fatto che si possano anche solo immaginare gazebo aperti a chiunque, senza alcun obbligo di doversi iscrivere ad un albo.
Presidente, la partita è iniziata e i giocatori sono in campo. Ma le regole sono ancora in alto mare e lei si dice molto preoccupato. Perché?
«I nostri militanti ed elettori vedono che è partita, almeno nel Pd e per le iniziative mediatiche di Renzi, la competizione per le primarie. Ma io ricordo che nell’ultima direzione del partito molti dirigenti ed io stesso sostenemmo che un passaggio di questo rilievo meritava una seria definizione delle regole per le primarie. E ricordo anche che è l’assemblea nazionale il luogo di definizione di queste regole. Non può essere la volontà degli attori che si presentano a determinarne l’assetto».
Nel Pd c’è un gruppo al lavoro, il punto resta a chi aprire i gazebo. Renzi chiede che non ci siano albi e che possa votare chiunque. Lei teme un’opa sul Pd?
«Ho letto con soddisfazione su l’Unità che si sta lavorando ad una bozza che fisserà le regole per rendere queste primarie una cosa seria e al riparo da polemiche distruttive che potrebbero evidenziarsi
dopo il voto. Ma le mie perplessità restano».
Lei è tra coloro che avrebbero fatto a meno delle primarie?
«Bersani ha voluto le primarie aperte e ha chiesto delle modifiche dato che lo Statuto prevede che sia il segretario il candidato alla premiership. Io mi allineo per amor di partito e cerco di convincermi che un larghissimo coinvolgimento di militanti ed elettori del Pd diano spessore e forza a questa consultazione. Resta tuttavia vitale definire chi vota e di questo dovrà occuparsene l’assemblea nazionale. Da tempo vado sostenendo che iscritti e elettori debbano dichiararsi».
Insomma, sarebbe pericoloso non dotarsi degli albi?
«Dico che ci vogliono questi elenchi, che non è difficile realizzare. Insomma, sono da sempre convinto che sia una procedura demenziale quella di permettere a chiunque di andare a votare versando un contributo di un euro e mostrando la propria carta d’identità. Siamo di fronte ad un momento straordinario e difficile della politica italiana, è in gioco la candidatura del premier per il centrosinistra e la possibilità di tornare a guidare il Paese in questo momento drammatico. A noi e alle nostre aspirazioni viene richiesto un supplemento di serietà e razionalità. Senza regole chiare ogni incursione, anche degli avversari, è possibile. Se ciò accadesse il popolo italiano ci boccerebbe prima ancora delle elezioni. Per me è già discutibile, anzi non la capisco proprio, la possibilità che nelle primarie di coalizione si presentino due candidati del Pd. È già capitato per i sindaci, in alcuni Comuni la presenza di più candidati del Pd ha fatto vincere un esponente di un altro partito della coalizione di centrosinistra e, anche se questo ha fatto sì che venissero eletti bravi amministratori, non possiamo non riflettere. Il problema è un altro ed è squisitamente politico. Si tratta del rapporto tra noi, i nostri militanti e i nostri elettori, che non ci hanno capito allora e che farebbero una grande fatica a votarci di nuovo al prossimo giro, le elezioni politiche».
Si discute anche dell’ipotesi di un doppio turno se nessun candidato supererà subito la maggioranza assoluta. Potrebbe essere un modo di dargli una forte legittimazione?
«Sono convinto che si debba ragionare seriamente su questa ipotesi: chi vince, visto che sarà il candidato alla guida del Paese, deve uscire dalle primarie con un consenso molto ampio, altrimenti ne perderebbe in autorevolezza e capacità di guida».
Marini, secondo Casini se vince Renzi il Pd si spacca. Secondo lei c’è questo rischio?
«Io voglio parlare alla mia gente e al mio partito: soprattutto in questa fase dobbiamo evitare divisioni. I nostri elettori e l’opinione pubblica ci guardano con grande attenzione e non ci capirebbe nessuno se facessimo l’errore di dividerci. Cerchiamo di discutere di regole chiare e funzionali: se non ne saremo capaci altro che perno dell’alternativa al centrodestra… Appariremmo come un vaso di coccio».

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