mercoledì 26 settembre 2012

Primarie, chiudersi significa rinunciare a nuovi consensi -

Sofia Ventura, elettrice indipendente che non ha mai votato sin qui per il centrosinistra, vuole votare per le primarie, spia significativa di una grande mobilità elettorale in questa fase. Chiarisce in modo esplicito i suoi intenti: è a favore di Renzi e voterà poi per la coalizione se prevarrà lui e non anche Bersani o Vendola.
Ovviamente in analoghe condizioni vi sono anche elettori indipendenti sul confine a sinistra, pronti a votare per Vendola e poi per la coalizione a patto che vinca quest'ultimo e non Bersani o Renzi. Cosa fare per Sofia Ventura di centro e per l'eventuale Sofia Ventura di sinistra?
Sin qui a questi elettori si era data risposta positiva. L'impegno nel 2005, nel 2007 e nel 2009 non riguardava la coerenza col passato e il sostegno per il futuro non era verificabile e poteva accompagnarsi a varie riserve personali. L'esclusione codificata nello Statuto è molto delimitata: «persone appartenenti ad altri movimenti politici o iscritte ad altri partiti politici o aderenti, all'interno delle Assemblee elettive, a gruppi consiliari diversi».
Sono esclusi gli avversari, non gli indipendenti. I limiti molto più forti, invece, sono stati sempre giustamente posti per l'elettorato passivo. Anche nella proposta di legge Bersani n. 4973 del febbraio scorso, la scelta è di apertura: votano «i cittadini iscritti nelle liste elettorali che al momento del voto dichiarano di essere elettori del partito politico o della coalizione di partiti che ha promosso la consultazione».
Non credo sia opportuno cambiare perché valgono ancora le ragioni a favore delle «primarie dirette» presenti in molti Stati americani. È vero che il momento più rilevante per convincere la gran parte degli indipendenti è quello delle «secondarie», ma questo obiettivo può essere significamente
favorito dalla volontà di coinvolgere da subito con le primarie gran parte degli elettori potenziali, senza confini rigidi nè a sinistra né al centro.
La scelta opposta delle primarie chiuse, rigidamente delimitate agli elettori di appartenenza, non sarebbe comunque sensata. Se infatti si ritenesse che questi elettori indipendenti fossero molto pochi e che si trattasse solo di assicurare una scelta democratica dentro un bacino stabile non servirebbe: basterebbero, come ritengono molti partiti europei, ricorrere alle decisioni meditate dei normali organi, scelti democraticamente dagli iscritti e in grado di calibrare anche una certa apertura perché interessati comunque a vincere.
La scelta delle primarie chiuse concentra invece il massimo delle controindicazioni: priva il partito o la coalizione dell'apertura di massa delle primarie dirette, allontanando le caratteristiche dell'elettorato delle primarie da quello delle secondarie, e lo priva anche dell'apertura mentale delle leadership interessate a vincere.
Mette invece la scelta per intero nelle mani di minoranze ideologizzate, più interessate a confermare la propria identità che a conquistare consensi nuovi. L'unica concessione ragionevole che si potrebbe fare ai sostenitori della restrizione è quella di esplicitare per la registrazione all'albo degli elettori l'impegno a non votare per nessun'altra primaria dello stesso tipo.
Quello che accade naturalmente con le primarie dirette americane giacché esse avvengono in simultanea per entrambi i partiti e che mutuava il progetto di legge Bersani. Se accettano questo che votino liberamente sia Sofia Ventura di centro sia l'eventuale Sofia Ventura di sinistra, almeno una delle due sarà più facile che ci voti per le secondarie. In nessun caso ci perdiamo niente.

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