mercoledì 12 settembre 2012

Primarie, dopo Bindi ci pensa anche Civati - Simone Collini su L'Unità

Comitati elettorali aperti ai non iscritti al Pd. È la carta che Pier Luigi Bersani intende giocarsi in vista delle primarie per la scelta del candidato premier. Per ora il leader democratico ne ha parlato con i segretari regionali e i responsabili nazionali e territoriali per l’Organizzazione. Nessun parallelo col partito, è il ragionamento che si sono sentiti fare, meglio evitare strutture regionali, provinciali, comunali e puntare invece a dar vita a comitati aperti anche ai non tesserati in ogni Comune (anche più d’uno nelle grandi città) e anche sui luoghi di lavoro più simbolici, per la crisi con cui devono fare i conti o per l’eccellenza che rappresentano, perché come ripete in ogni occasione Bersani, «al centro delle primarie c’è l’Italia». Questa sarà ancora una settimana di preparativi, poi la prossima ci sarà il lancio dell’operazione.
Un’operazione di apertura che nello spirito rispecchia i desiderata, circa le regole per le primarie, di Bersani, che oggi sarà in Veneto (dove domani arriverà col camper Matteo Renzi per ufficializzare la sua candidatura), dopodomani riunirà una platea di cento economisti per discutere della crisi e di come uscirne, e sabato sarà insieme al leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini al convegno organizzato ad Orvieto dalle Acli col titolo «Cattolici per il bene comune».
Bersani non è tra quanti, che pure nel Pd ci sono, spingono per un albo degli elettori a cui iscriversi prima di andare a votare ai gazebo: sarebbe sì un modo per evitare infiltrazioni da parte di elettori di centrodestra e grillini, però rischierebbe anche di restringere la platea dei partecipanti.
Per ottenere una legittimazione forte in vista della sfida per la conquista di Palazzo Chigi, Bersani vuole primarie «aperte» e il doppio turno, nel caso al primo non venga raggiunta la soglia del 50%. Il modello è quello Francese, che il leader democratico giudica «sensato » ai fini di un’investitura pesante. Tutto però è ancora formalmente da decidere, e il primo passaggio normativo sarà comunque tutto interno al Pd, visto che alla prossima Assemblea nazionale (che verrà convocata entro trenta giorni) si approverà una norma ad hoc che permetterà a Renzi di sfidare Bersani ai gazebo: in pratica, una deroga transitoria allo Statuto (secondo il quale può essere soltanto il segretario a partecipare a
primarie di coalizione per la premiership) che consentirà a ogni iscritto di correre.
Una mossa che non convince Rosy Bindi, che ha chiesto un chiarimento a Bersani. Per la presidente del Pd queste primarie, per come si sta sviluppando il confronto, rischiano di provocare conseguenze devastanti sul partito, di portare frammentazione, di avere ripercussioni sullo stesso profilo identitario dei democratici, anziché essere lo strumento mediante cui rilanciare il programma di governo del Pd. «Mi chiedo per quanto tempo ancora dovremo sopportare questo Stil Novo», dice di fronte agli attacchi di Renzi a Veltroni e D’Alema. 
Bindi aveva espresso a Bersani le sue perplessità sulla piega presa dalle primarie già nei giorni scorsi, e il discorso che il segretario ha fatto chiudendo la Festa di Reggio Emilia a suo giudizio non è servito a fare chiarezza e dare rassicurazioni. Ora Bindi sta valutando l’ipotesi di scendere in campo. E bisognerà vedere se un incontro con Bersani, al quale pure aveva chiesto una difesa dagli attacchi dei giovani dirigenti di “Rifare l’Italia” (in sintesi: non sarebbe credibile un governo con gli stessi ministri degli anni 90), basterà per convincerla a rinunciare a correre. Non sarebbe tra l’altro, quella di Bindi, la sola ipotesi di candidatura. 
Pippo Civati sta prendendo in considerazione la cosa perché - è il ragionamento che fa - queste primarie più che per scegliere il candidato premier sembrano fatte per decidere chi sarà il leader del centrosinistra. «Ma quale centrosinistra? », è la domanda che pone il consigliere regionale della Lombardia. Che tra l’altro oggi avvia insieme agli altri animatori di «Prossima Italia» una raccolta di firme tra gli iscritti al partito per far svolgere insieme alle primarie un referendum tematico.
Si tratta di uno strumento previsto dallo statuto del Pd, che Civati e soci intendono utilizzare per far emergere quale sia la posizione maggioritaria su matrimoni gay, reddito minimo, incandidabilità dei condannati, ambiente, riforma fiscale e anche alleanze in vista delle prossime politiche. Il quesito, per quest’ultimo tema, chiede se si voglia un’intesa tra forze progressiste e moderate «a patto che dette forze non abbiano sostenuto i precedenti governi Berlusconi e tutt’ora non siano alleate nelle amministrazioni locali con Pdl e Lega». Ogni riferimento all’Udc è tutt’altro che casuale.

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