martedì 18 settembre 2012

Primarie per l’autorottamazione - Gianluca Santilli su L'Unità

Renzi è partito per il suo giro d’Italia in camper, la Puppato scalda i motori, Civati si propone, la Bindi ogni tanto ci prova, Tabacci si fa presentare da Rutelli (!) e Pierluigi Bersani osserva dall’alto, pronto a misurarsi, seguito da un esercito di colonnelli che gli altri contendenti già vedono rottamati. Ma già si vocifera di altre candidature fra cui quelle di Boeri, Gozi ed altri. E non finisce qui, credetemi, a meno di un improbabile rinsavimento collettivo.
Il PD ha deciso di autorottamarsi?
Questo si chiedono i militanti della base che attoniti osservano apparire misticamente questo florilegio di candidature in rete o sui giornali.
E si chiedono: “ma chi è la Puppato?” “Montebelluna? Dov’è?”, “e Civati? Per carità, caruccio, tanto bravo con il blog, ma il Premier…”, “ma Tabacci rientra nel PD?” e via di questo passo.
Ebbene si, si è deciso per l’autorottamazione del Partito.
E per fare harakiri si è scelta l’arma più sgradevole, quella che invece ha visto nascere il PD: le primarie. Quando si dice della legge del contrappasso…
Altrimenti non si spiegherebbe questo moltiplicarsi delle candidature che faranno assomigliare queste “maledette” primarie ad un congresso, ad un “maledetto” regolamento di conti. Giovani contro vecchi, rottamatori contro rottamati, socialdemocratici contro liberali, sinistrorsi contro centristi, turchi contro neolib, cattolici contro laici, piccoli amministratori locali contro governanti, tutti l’un contro l’altro
armati.
Badate bene, primarie per scegliere il Premier, mica il segretario del circolo di Quarto Oggiaro o della federazione del Lazio.
Fare il Premier… Roba da far tremare le vene e i polsi. Mi vengono i brividi al solo pensiero.
E invece si candidano tutti come se dovessero fare gli amministratori del condominio di via Margutta. Uno parte in camper, una a piedi, l’altro parte in Rete e via così, come se andassero ad una allegra scampagnata. Tutti sorridenti, meno i militanti.
E qui interviene lo sport in cui a sinistra siamo campioni, ovvero l’autocastrazione: a pochi mesi da consultazioni elettorali decisive per il Paese e per il Partito e che potrebbero vederci protagonisti, siamo pronti a spaccare il Partito nell’ottica di una autoreferenzialità senza precedenti.
Senza alcun senso di responsabilità o di attenzione nei confronti del Paese e del Partito. Che vorrei ricordare non è composto solo dai dirigenti né è nelle loro esclusive disponibilità.
Partito composto e di proprietà di ciascuno dei militanti che lo hanno reso il primo Partito in Italia.
Alla fine dovrei dare ragione a Renzi il rottamatore. Ma badate bene, non come intende lui: qui è necessario rottamare pure lui insieme a tutti quegli irresponsabili che nel loro cieco egocentrismo stanno mettendo in pericolo la sopravvivenza stessa del Partito.
Non sono mai stato un rottamatore. Non mi piace il termine, non mi piace rottamare, né vado in cerca di rottami. Così come non mi piace parlare di giovani e di vecchi. Preferisco parlare di idee, di ricambio, avvicendamento, alternanza, cicli.
Le idee (e le persone) che ci hanno condotto in questa situazione, queste sì andrebbero rottamate.
Nel mio intendere il ricambio non si sostituisce chi è vecchio.
Si sostituisce chi ha fallito. Si cambiano le idee. Non si rottama chi da troppo tempo occupa poltrone, piuttosto si avvicenda chi ha deluso, chi ha lavorato poco o male.
E’ vero che la nostra società è affetta da una cronica gerontocrazia ma è anche vero che non basta sostituire i vecchi con i giovani per ottenere un risultato. Quello che è evidente ma che molti fanno finta di non vedere è la tendenza all’autoconservazione, all’autoreferenzialità, al mantenimento dello status a tutti i costi in ogni settore.
Anche nel PD.
E quello che più preoccupa è che siamo di fronte ad una società talmente chiusa che gli accessi delle nuove generazioni avvengono solo attraverso forme di cooptazione. In una società moderna e democraticamente avanzata, le classi dirigenti dovrebbero operare seguendo un solco frutto di una visione strategica, che garantisca il bene comune, guardando non solo all’immediato ma ad un prossimo futuro, con un occhio alle generazioni che verranno, per dare loro la possibilità di divenire esse stesse protagoniste.
E invece si continua sempre lungo la medesima strada, adeguandosi, adattandosi, camaleonticamente, a questo stato di cose e ad una legge elettorale che andava combattuta con le unghie e con i denti. All’opposto a molti, agli autoreferenziati, ai mestieranti della politica, quella scellerata legge è piaciuta, soprattutto a quelli che nelle liste ci stavano e ci stanno.
Molti sognano solo un paese normale. Un paese ove la legge elettorale permetta di avere un equilibrio nel rapporto fra rappresentato e rappresentante.
Attualmente questo rapporto in Italia è infranto. I cittadini non hanno più la possibilità di scegliere il loro rappresentante, né hanno più la possibilità di avere con loro un rapporto dialettico, partecipativo, bidirezionale e proficuo.
Vediamo i nostri rappresentanti soltanto nei salotti televisivi e nelle piazze, solo quando ci sono delle telecamere, prede anche loro della rivoluzione mediatica impostaci dal berlusconismo. Siamo passati dalla rappresentanza alla rappresentazione. E il vuoto lasciato dalla politica è stato riempito da mediocri, dilettanti, interessati o, peggio, in alcuni casi, da personaggi del sottobosco della politica. Che scarse tracce lasciano del loro lavoro. E dopo anni ci vengono a raccontare che, se il Paese è in ginocchio, spiaggiato, senza fiato, è sempre colpa di qualcun altro.
Per di più, invece di camminare defilati, spesso preda delle loro pulsioni autoconservative ed autoreplicanti, ad ogni scadenza elettorale o ad ogni “primarie” divengono preda di fantasie piene di deliri di protagonismo che affidano, senza remora alcuna, al loro blog, alla prima agenzia di stampa che trovano picchiando, come magli impazziti, su chi, al contrario loro, tira la pesante carretta dei partiti.
Per questo a tutti voglio suggerire una cosa: pensate bene a ciò che fate e a quale ruolo vi candidate. La base, primarie fatte così, non le gradisce. Questo florilegio di candidature ancor meno.
Soprattutto perchè il candidato Premier, la base, lo aveva già scelto.
Pertanto, se amate il Paese, se vi sentite veramente Democratici mettetevi tutti una mano sulla coscienza ed evitate di spaccare questo Partito già in difficoltà.

Nessun commento: