martedì 18 settembre 2012

Ragazzi, uniamoci - Mario Adinolfi su Europa

Mario Adinolfi
Nella campagna della candidata-per-interposte-persone Concita De Gregorio (si ha l’impressione che la sua “inchiesta” su Repubblica sia quella almeno di una levatrice, non di una cronista) sono emersi due dati: la candidatura di Laura Puppato, l’eterna indecisione di Pippo Civati, a cui ieri si è aggiunta la mossa di un altro eterno cincischiatore di queste primarie, il buon Nichi Vendola che a mio avviso alla fine non si presenterà perché non ha nessun interesse a contarsi in un momento in cui le sue azioni sono in calo per via della discesa in camper del vero mattatore di questa contesa ed ovviamente non mi riferisco a Bersani.
La fotografia, insomma, è quella di una grande confusione sotto il cielo e non so se ciò sia sintomo di una maoista condizione eccellente. Mi sa che siamo alla confusione e basta e allora credo sia necessario introdurre un elemento di chiarificazione, di semplificazione. Il mio vuole essere quasi un appello. 
Non una mozione degli affetti, perché tra noi in realtà non ci siamo mai amati sempre in qualche competizione gli uni con gli altri, ma ora è il tempo di farla finita. Tutto è cominciato nel 2006 quando ancora un Concita in funzione levatrice “inventò” il fenomeno Ivan Scalfarotto, primo candidato dei quarantenni alla premiership e coraggioso ottenitore di uno zerovirgola. Stesso zerovirgola toccò a me alle primarie 2007 (ma nei 50 collegi su 475 in cui ci fecero presentare, il dato fu un incoraggiante due per cento).
Poi venne il discorso meraviglioso di Debora Serracchiani all’assemblea dei circoli 2009 e ancora segnali di crescita: candidata in Europa e sbaragliatrice di Berlusconi per preferenze. Poi dal 2010 al 2012 arrivarono la prima Leopolda con Matteo Renzi e Pippo Civati, la seconda con Renzi da solo,
Prossima Italia con Civati e Serracchiani a Bologna, la Leopoldina degli amministratori con Renzi e Serracchiani e infine siamo reduci da Verona dove è cominciata la sfida delle sfide.
Punti comuni di questo percorso a tappe partito nel 2006 è stato il reclamo a gran voce di uno svecchiamento della classe dirigente e dei temi portanti del Pd, che tutti noi volevamo e vogliamo più aperto, più capace di intercettare il tempo che cambia e i bisogni reali in particolare delle fasce più giovani della popolazione. Le battaglie che abbiamo combattuto da sconosciuti hanno portato bene ai nostri destini individuali, diciamolo: Ivan è vicepresidente del Pd, io sono deputato, Debora eurodeputato e candidato alla presidenza della sua regione, Pippo è consigliere regionale e anche lui tra i papabili per la presidenza della regione più importante di tutte. Poi c’è Matteo.
Matteo ha corso più di tutto noi: è il cavallo di razza e oggi corre per la presidenza del consiglio dei ministri in primarie che troppi vorrebbero depotenziare. Tra questi, anche i capofila del rinnovamento: Serracchiani minaccia di non andare a votare alle primarie, Civati e Scalfarotto sembrano cercare qualsiasi degregoriana opzione pure di non votare Renzi, che non si aiuta perché il sindaco di Firenze ha una certa allergia per il lavoro di squadra, si fida solo degli amici di Firenze e della cerchia stretta, non ha voglia di foto di gruppo e sul palco ci sale sempre da solo. Ok, Matteo ha questi difetti, ma è il portabandiera di un’occasione storica e forse irripetibile.
Dovremmo mostrare noi quella generosità che forse lui non ha. Dovremmo stringerci e non per ragioni anagrafiche, ma perché lui dice quel che tutti noi abbiamo sempre detto e forse lo dice meglio e comunque lo dice per vincere. Ci siamo battuti come leoni quando le cose sembravano impossibili, le abbiamo reclamate a gran voce e ora ci rifugiamo dietro qualche distinguo programmatico per evitare un naturale connubio? Chi ha aperto le strade su cui oggi cammina Matteo Renzi non può che stare con il suo tentativo, senza piccole invidie o gelosie. Ivan, Debora, Pippo: il momento è adesso. Siamo sempre stati caratterizzati da divisioni cretine: io non ho votato Ivan, Ivan non ha votato me, Pippo ha rotto con lo rottamazione, Debora vorrebbe addirittura evitare le primarie che ha sempre esaltato, ma ora tutti insieme possiamo far vincere Matteo, per far vincere noi stessi, la nostra idea di rinnovamento radicale del paese e del partito per via non cooptativa.
Poi, magari, torneremo a dividerci sulla politica: ma più avanti, dopo aver celebrato la vittoria di una generazione che sembrava destinata a non vincere mai.

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