venerdì 21 settembre 2012

Renzi, l’occasione per rinnovare il Pd - Domenico Petrolo su Europa

Sono passati solo cinque anni da quando il Partito democratico è nato eppure, a guardarlo oggi, sembra un altro partito. Nato dalla fusione di due culture, di centro e di sinistra, con gli anni ci siamo rinchiusi nel recinto della socialdemocrazia. Abbiamo rinunciato a rappresentare una parte del nostro potenziale popolo, anzi lo abbiamo subappaltato a Casini, nella ardua “speranza” che poi ce lo riportasse in dono. Ci siamo chiamati Progressisti, come nel ’94, e abbiamo adottato quel rosso acceso che tanto fa sentire a casa molti di noi. In realtà la nave del Pd era partita per esplorare e scoprire nuove terre e non per ormeggiare in porti antichi, al riparo dai venti. Abbiamo rinunciato alla nostra vocazione originaria, quella di essere un grande partito popolare capace di rappresentare la maggior parte della popolazione italiana al di là degli schemi ideologici.
Proprio per questo oggi Matteo Renzi rappresenta un’occasione per il Partito democratico, indipendentemente dell’esito finale delle primarie. La sua idea liberal e riformista di società è quello che serve a un paese da troppo tempo impaludato nei conflitti d’interesse e negli scontri ideologici. Affrontare temi fondamentali con un approccio “laico”, andando cioè oltre ogni forma di conservatorismo, può dare nuovo slancio al Pd nella società italiana contribuendo cosi al suo cambiamento.
Certo, come ha già fatto a Verona, Renzi nelle prossime settimane dovrà continuare a raccontarci come intende governare questo paese, declinare in modo concreto le sue proposte. Raccontare come cambierà la nostra vita grazie alla forza delle tre parole chiave della sua proposta politica: futuro, merito, Europa. La sua impostazione post-ideologica permette a Renzi di parlare con nuovi elettori potenziali e
questo costituisce un oggettivo punto di forza che qualifica la sua candidatura.
La nostra storia e i più recenti sondaggi dimostrano tutti la stessa cosa e cioè che non si vince se non si allarga la base di riferimento. Proprio per questo trovo incomprensibile scandalizzarsi per l’appello ai delusi del Pdl: solo se sapremo conquistarci anche il loro consenso avremo la forza per cambiare davvero questo paese. Senza aperture rischiamo di passare dalla “vocazione maggioritaria” all’“autosufficienza ideologica”, un atteggiamento incompatibile con una forza politica che mira ad essere motore di cambiamento e di governo del paese. Ogni elettore deluso del Pdl è prima di tutto un cittadino italiano che legittimamente esercita un suo diritto e, anziché guardarlo con sufficienza, dovremmo chiederci perché in tutti questi anni non siamo mai apparsi come un’alternativa credibile.
In un certo senso Renzi oggi può rappresentare un momento di rottura importante per la nostra società. La sua sfida di giorno in giorno contribuisce a riaffermare un principio fondamentale che nel tempo era stato negato: la gioventù è un valore aggiunto e non un handicap. In una società demograficamente anziana in cui i giovani hanno un ruolo marginale spesso per scelta e spesso per condizione, la stessa idea della rottamazione va vista più come conseguenza dell’egoismo dei padri che dell’insolenza dei figli.
Renzi in questo modo rompe un tabù che inevitabilmente avrà delle ripercussioni su tutta la società. Nello stesso Pd la sua apparizione ha favorito, sia al centro che in periferia, una dialettica fertile sul tema del rinnovamento. Il tutto all’insegna del coraggio, altro punto di forza di Renzi, il quale sia in occasione della sua candidatura a sindaco di Firenze nel 2009 sia oggi, chiede di essere designato non da una riunione di caminetto dei big del nostro partito ma attraverso il giudizio dei nostri elettori. Cosa molto rara ormai, visti i tanti generali senza truppe creati dal porcellum. Coraggio che molti addetti ai lavori non riescono a comprendere, ad accettare, definendolo in modo dispregiativo sfrontatezza. Mi domando se, in una società vecchia e politicamente conservatrice come la nostra, non si sia ormai persa l’attitudine al coraggio.
Io sosterrò Renzi in questa sfida con la serenità di votare per un esponente del mio Partito, perché credo che chi oggi agita lo spettro dell’apocalisse in caso di una sua vittoria sia mosso più da preoccupazioni che riguardano il suo personale destino politico che dall’interesse collettivo. Il Pd è sopravvissuto in tutti questi anni alla “fondamentale” dialettica interna dei suoi leader, sopravvivrà anche a un’eventuale vittoria di Renzi.

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