giovedì 6 settembre 2012

Renzi, solo sei punti sotto - Paolo Natale su Europa

Il duello sembra ormai pronto per essere consumato. Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi, secondo i primi sondaggi post-vacanzieri, fanno registrare un appeal molto simile, tra coloro che dichiarano di voler andare a votare per le primarie. Una classifica che vede comunque il segretario del Pd in testa, con poco meno del 40 per cento dei votanti che lo scelgono; Renzi in seconda posizione, staccato di 5-6 punti, intorno al 33 per cento; Nichi Vendola terzo con una quota di scelte vicina al 20 per cento. Bruno Tabacci buon ultimo, come peraltro c’era da aspettarsi, e una quota di indecisi decisamente bassa, che non supera il 5 per cento.
Gli elettori delle primarie, o che tali si dichiarano, sembrano insomma avere le idee chiare. I fedeli storici del Pd, dalla sua nascita, stanno in netta maggioranza con l’attuale segretario, mentre i fedeli “comunisti” (di Sinistra e libertà o Rifondazione) scelgono per la maggior parte Vendola e, in seconda battuta, Renzi, lasciando a Bersani solo qualche “spicciolo”.
La vera battaglia si consuma invece tra i nuovi adepti dello schieramento di centrosinistra e di sinistra, che si dividono in maniera più equilibrata tra le varie scelte. I nuovi (futuri) elettori del Pd mostrano un gradimento quasi simile per Bersani e Renzi (33 per cento per ognuno), con Vendola al 20, ma con una quota di indecisi vicina al 10 per cento.
Tra i nuovi (futuri) elettori degli altri partiti della sinistra vengono gettonati invece, in maniera quasi paritaria, Vendola e Renzi, di nuovo con un 33 per cento di scelte per entrambi, mentre Bersani rimane
fermo al 20. Anche in questo caso, però, l’indecisione coinvolge una quota elevata, vicina al 15 per cento.
Come raccontano tutti i manuali di strategia di comunicazione, il vero nodo della campagna elettorale per le primarie riposa dunque nella conquista dei nuovi elettori. Tra i “fedeli di area” non c’è competizione: chi è da sempre vicino al Pd sceglie il suo attuale capo, chi è comunista predilige Vendola. Renzi, al contrario, sembra essere molto gradito a coloro che non hanno forti appartenenze acquisite, ai più giovani (fino ai 45 anni), a quelli con un livello culturale più elevato (simile in questo a Vendola), ai residenti nei centri più abitati, alle donne.
Bersani raccoglie i maggiori consensi tra le fasce di popolazione più adulte (dai 45 anni in su), tra coloro che possiedono un titolo di studio medio-basso e che risiedono nel settentrione del paese. Vendola, come ci si aspettava, ottiene ottimi consensi al sud, tra i laureati e tra i trentenni.
Sui risultati conclusivi della competizione, comunque, i dubbi su chi sarà il vincitore sembrano pochi: la vittoria di Bersani viene data infatti come la più probabile (quasi la metà è di questa idea), anche da coloro che non pensano di votarlo; Renzi viene dato vincitore da un quarto degli elettori e Vendola da un restante 10 per cento.
Che sia una battaglia che potrà mietere vittime è però un dato importante da sottolineare, perché le scelte di uno o dell’altro dei contendenti portano con sé anche una notevole dose di (parziale) disistima per l’avversario diretto. Tra coloro cui piace Bersani, Renzi viene infatti visto in maniera non particolarmente positiva, e viceversa. Lo stesso capita con Vendola nei confronti degli altri competitor. E questo accade in un momento in cui lo scontro non è ancora entrato nel suo momento topico. Cosa accadrà nei giorni immediatamente precedenti le primarie?
Insomma, emerge un bel quadro dell’attuale elettorato di centrosinistra, attraversato da molte opinioni differenti e da una sotterranea corrente di distinguo, che probabilmente porta con sé peculiari rappresentazioni del mondo e del modo di fare politica. Opzioni e sentimenti del popolo delle primarie che saranno comunque un problema non facile da gestire nel futuro, per ricompattare queste diversità, qualunque sarà alla fine il vincitore delle primarie, qualunque sarà il candidato premier.

Nessun commento: