mercoledì 26 settembre 2012

Troppo welfare? - Andrea Baranes su huffingtonpost.it

I PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna), hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità. Troppo welfare e stato sociale hanno portato a un eccessivo indebitamento. Oggi occorre imporre una disciplina agli Stati "spendaccioni", obbligarli a stringere la cinghia e a rimettere a posto i conti pubblici. I mercati, oggettivi e imparziali, sono i migliori giudici. Lo spread diventa il parametro di riferimento per valutare la serietà e l'efficacia delle politiche pubbliche.
Si potrebbe riassumere così la lettura della crisi europea fornita dalla Troika (Commissione europea, Bce e Fmi). Cerchiamo di capire se questa interpretazione è fondata, osservando i dati pubblicati da Eurostat sull'andamento del debito pubblico. Dal 2000 al 2008, l'Ue ha avuto un rapporto tra debito e Pil quasi costante, con oscillazioni tra il 59 e il 62%. Il deficit nello stesso periodo è compreso tra -0,9 e -3,2%. Valori in linea con i parametri di Maastricht che prevedono un rapporto debito/Pil al 60% e un deficit massimo del 3%. Di colpo però, nel 2009, il deficit schizza a -6,9% e il rapporto debito/Pil al 74,8%, per superare l'anno successivo l'80%.
L'andamento è lo stesso per le nazioni europee in maggiore difficoltà, e in particolare per i PIIGS. Il Portogallo ha avuto un rapporto debito/Pil inferiore al 70% fino al 2007, quattro anni dopo era volato al 108%. In Spagna ancora nel 2008 era di poco superiore al 40%, ma toccava il 68% nel 2011. In Italia il debito pubblico è sempre stato elevato, ma tra il 2002 e il 2008 si è mantenuto pressoché costante intorno al 105%, per aumentare poi di 15 punti in tre anni. In Grecia l'oscillazione è tra il 97 e il 106% nei primi otto anni del secolo. Tra il 2008 e il 2011, però il Paese supera il 165%. Il caso più clamoroso
è quello dell'Irlanda, che per anni ha un debito bassissimo, è ancora del 25% nel 2007, per esplodere al 108% del 2011.
Secondo la versione "ufficiale", queste cifre si devono spiegare in un modo solo: improvvisamente, a cavallo tra il 2008 e il 2009, i governi europei si indebitano per spendere come matti in welfare e stato sociale. Vengono costruiti milioni di asili nido, ospedali come se piovessero, strade e infrastrutture, reddito di cittadinanza e pensioni d'oro per tutti. Una spiegazione che suonerebbe come una farsa, se non fosse una tragedia per chi non solo paga il prezzo della crisi, ma negli ultimi anni si è al contrario visto tagliare i servizi pubblici, anche quelli essenziali.
Da dove viene allora la crisi europea? Proviamo a capire chi ha accumulato troppi debiti e ha tenuto un comportamento irresponsabile. Il Pil del mondo è di poco superiore ai 60.000 miliardi di dollari l'anno. Una singola banca statunitense detiene strumenti derivati - i contratti finanziari su cui si fondano buona parte delle attività speculative - per un nozionale che si aggira sui 78.000 miliardi di dollari. Complessivamente quattro banche controllano un ammontare di derivati intorno ai 200.000 miliardi di dollari. "L'eccessivo" debito pubblico italiano, una delle prime dieci economie del pianeta, è circa l'1% di questa cifra.
Da strumento al servizio dell'economia la finanza si è trasformata in un fine in se stesso per fare soldi dai soldi nel più breve tempo possibile. E' questo sistema che è andata in crisi nel 2007 e che ha richiesto giganteschi piani di salvataggio con soldi pubblici. In pratica gli enormi debiti creati dalla finanza per speculare eludendo qualsiasi regola e controllo sono passati ai governi, secondo il discutibile principio di privatizzare i profitti finché le cose vanno bene e socializzare le perdite quando il giocattolo si rompe. Tutti noi siamo oggi chiamati a pagare il conto, ed è un conto estremamente salato in termini di piani di austerità, tagli al welfare, disoccupazione e perdita di diritti acquisiti. La crisi diventa un grimaldello per imporre l'inasprimento delle misure e delle dottrine economiche che ci hanno portato nella crisi stessa.
Per cambiare rotta il primo passo deve consistere nel riconoscere una volta per tutte le cause e le responsabilità della situazione attuale, non negarle pur di mantenere in piedi un sistema e un'ideologia fallimentari. E' molto difficile trovare una cura adatta, se la diagnosi è totalmente sbagliata. Ergere una finanza trasformatasi in un gigantesco casinò a giudice delle politiche pubbliche e ad arbitro della vita delle persone è tanto ingiusto quanto sbagliato. Una follia ideologica così come la ricetta economica per un disastro.

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