giovedì 18 ottobre 2012

“Da D’Alema scelta nobile adesso la Bindi e gli altri seguano il suo esempio” - Claudio Tito su Repubblica

«Mi pare che sia un gesto onorevole da parte sua. Ma io non intendo strumentalizzare». Matteo Renzi è contento. L’addio anche di Massimo D’Alema lo considera «merito» suo «ma non mi intesto la vittoria». Dopo Veltroni, è un altro passo verso il «rinnovamento». Ora il confronto sulla rottamazione può finire, si discuta di contenuti. Ma avverte: «Anche tutti gli altri ne prendano atto». E soprattutto spiega che nessuno può considerare l’addio «alla politica attiva» una scorciatoia per un incarico di governo: «Con me nessuno di questi sarà ministro».
Lei non vuole strumentalizzare, però appare soddisfatto?
«Io dico solo che la scelta di D’Alema è in linea con la stragrande maggioranza degli iscritti al Pd. È quello che pensano tutti. Lo pensavano pure di Veltroni. Ma io sono contento per un altro motivo».
Quale?
«Finalmente la discussione sulla rottamazione può prendere un altro verso. Adesso la discussione può essere sui contenuti».
Vuol dire allora che basta così con il ricambio? Non c’è bisogno che Rosi Bindi o Anna Finocchiaro facciano un passo indietro?
«Nel momento in cui D’Alema e Veltroni fanno un gesto così, è evidente che tutti gli altri non potranno che fare la stessa cosa. Non è che mandiamo via D’Alema e ci teniamo Fioroni. Quello di Massimo e Walter è un gesto di nobiltà che devono fare tutti».
Però proprio D’Alema ha detto che se vince lei le primarie allora darà battaglia e si candiderà.
«Diciamo così: se le primarie le vince Bersani non si candida lui. Se le vinco io, non lo candidiamo noi. La sfida delle scelte è questa».
Scusi, ma lei non sarà comunque il segretario del Pd. Non può decidere lei.
«Ma voglio capire quanti saranno a restare lì. Se vinciamo, cambierà completamente la discussione nel
partito e io voglio sapere con chi corro ».
Lei ha paura di D’Alema che promette battaglia?
«La battaglia politica è legittima e rispettabile. Anzi mi rende felice. Mi fa paura invece quando fa altri ragionamenti
».
Cioè?
«Quando il presidente del Copasir mi dice che mi posso fare male, allora sì mi preoccupo».
Vuol dire che D’Alema usa i servizi segreti contro di lei?
«No, dico però che quella è una frase infelice. O almeno spero che sia solo una frase infelice. Io rispetto i risultati delle battaglie politiche. Ho annunciato che se perdo le primarie non mi candido in Parlamento ».
Ma non avverte il rischio che una sua vittoria possa spaccare il centrosinistra?
«Bersani e Vendola dicono il contrario. Non c’è cittadino italiano il quale non pensa che se io ho la meglio alle primarie, il centrosinistra ha più chance di vincere le elezioni».
Ha mai pensato che qualcuno lavori ad una scissione se sarà lei il candidato premier? C’è chi attribuisce questa intenzione a D’Alema.
«Non credo. Chi perde le primarie non ha la forza di fare scissioni. È davvero poco credibile. Io resto nel Pd anche se perdo. La scelta di Veltroni e D’Alema consente a tutti di confrontarci ora sui contenuti. Basta con la rottamazione. È un fatto positivo. Parliamo di diritto al lavoro, di fisco, di Europa. Ripeto: basta discutere di rottamazione».
Ma la rottamazione riguarda anche il governo? D’Alema e Veltroni potranno essere ministri?
«Per me è anche un addio al governo. Non so per Bersani. Se vinco io, è chiaro che non li nominerò. È un addio alla vita politica attiva. In ogni caso io sono sereno. E sa perché?».
Perché?
«Perché le primarie stanno rafforzando il Pd, non lo stanno indebolendo».
D’Alema le fa però notare che anche lei fa parte della nomenclatura.
«Certo, faccio parte della classe politica. Non me ne vergogno. Ma quando io ho fatto il candidato sindaco, l’ho fatto contro l’establishment del mio partito a Firenze. Il candidato dalemiano è arrivato quarto alle primarie. La politica è rischio e coraggio. C’è stata una fase in cui il rinnovamento l’ha fatto la magistratura, poi i tecnici e ora gente come Grillo. Noi lo facciamo in un altro modo».
Scusi, ma come mai un uomo come lei che usa le tecnologie, usa twitter poi fa a porte chiuse un incontro per raccogliere fondi?
«È una bella domanda. Il convegno era chiuso, ma i soldi saranno pubblici. Io rendo pubblici tutti i miei finanziatori: i nomi e la quantità ».

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