lunedì 1 ottobre 2012

Non è una politica per donne? - Laura Puppato

Laura Puppato
Noi donne siamo passionali, qualche volta umorali, più decise nelle nostre scelte rispetto agli uomini e capaci di quelle alte forme di idealismo e generosità che possono risultare inverosimili o incomprensibili a chi legge la realtà partendo da canoni consueti e razionali. Credo che per questo la politica e l’amministrazione pubblica abbia, oggi, particolarmente bisogno di uno “sguardo femminile” che porti umanizzazione, correttezza, più giustizia sociale, capacità di visione prospettica e soprattutto di obiettività.
Quest’ultima è qualità che mi pare rara anche nel giornalismo, oggi virilmente appassionato ai duelli rusticani che vedono in queste primarie due figure maschili battersi sullo schema nuovo- vecchio… ma molto meno propenso a valutare con sguardo aperto e appunto obiettivo, la scelta di una figura femminile senza potenti sponsor, ma intesa a far esistere modelli ed idee non presenti sulla scena del contendere.
Accade frequentemente. La lettura dell’editoriale del dr. Ferrucci apparso giovedì 27 settembre sul “Corriere del Veneto” non mi ha prodotto risentimento ma riflessione.
Egli infatti, dopo aver elencato i meriti del lavoro svolto, ciononostante mi critica per aver lasciato anzitempo i ruoli fin qui avuti, afferma verso un domani “senza memoria”. Mi dà lo spunto questa critica per rendere evidenti i 2 pesi e le 2 misure di cui ci si rende complici quando un po’ di misoginia offusca lo sguardo. Infatti è molto strana questa critica rivolta a me che sono da 2 anni e mezzo consigliere regionale e ho scelto di candidarmi alle primarie quando abbiamo 1 dei 2 potenti contendenti che è dallo stesso tempo sindaco – e di primo mandato – della sua città senza che alcuno obietti l’inopportunità di tale scelta.
Se infatti è verosimile per me che questo apra altri scenari al di fuori di quelli regionali, di più lo
dovrebbe essere per lui che lascia la sua città tanto amata essendo stato appena eletto a rappresentarla. Pure non ci si stupisce, non lo si critica. Ma ancor meglio e assai più interessante è osservare la storia del Presidente Zaia che al secondo mandato lascia anzitempo la Provincia per fare l’assessore regionale a chiamata e senza elezioni, quindi lascia questo ruolo per il Ministero delle politiche agricole e ancora nel bel mezzo di mandato si candida per la Presidenza della Regione.
La domanda è: sono costoro politici senza memoria o è invece nella natura del ruolo “politico” che le situazioni si evolvano e vedano gli umani fare scelte non previste ma doverose in virtù di necessità e di un sistema politico che ne ravvisa l’utilità? È vissuta come sindrome da abbandono da chi è elettore la scelta di acquisire ruoli di maggior rilievo politico o si può ritenere che la fiducia posta su quella figura trovi maggior valore qualora assurga a ruoli di più vasto raggio ed azione?
E come mai, comunque e ancora, si insiste nell’analizzare con una speciale lente di ingrandimento chi, donna, aspira a rappresentare un popolo e un’idea mentre si sorvola con “scarsa memoria” recente e storica chi, uomo, ha fatto passi analoghi e forse ancor più evidenti? Non so se si aprirà un dibattito, mi piacerebbe in fondo che questo avvenisse, perché l’essere donna e soggetto politico oggi in Italia non è tabù ma non è ancora ovvietà. La strada infatti verso l’autentica parità di diritti e di genere in questo Paese, ha ancora molte impervie e subdole salite prima d’essere in dirittura d’arrivo e forse persino una lettura critica di un articolo può aiutarci a meglio e più obiettivamente interpretare un fenomeno diffuso come la misoginia.

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