mercoledì 3 ottobre 2012

Primarie, chi risponde e chi no - Marco Esposito su L'Espresso

Da oggi in poi non si potrà più dire che Matteo Renzi e Pier Luigi Bersani non sono d'accordo su niente. Infatti l'Espresso ha chiesto a tutti i candidati alle primarie del centrosinistra di rispondere a dieci semplici domande, ma solo il segretario del Pd e il sindaco di Firenze si sono rifiutati di rispondere. Identica, o quasi, la motivazione: non essendoci le regole delle primarie, non si può parlare di candidati ufficiali. Vero, ma come noto alle regole non possiamo pensare noi e in ogni caso non si vede bene il nesso tra il regolamento delle primarie, l'ufficialità delle candidature e dieci domande secche di squisita natura politica. Ecco comunque le domande e - dove ci sono state - le risposte.

Riforma delle pensioni e dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori: lei pensa che un eventuale governo di centrosinistra nella prossima legislatura dovrebbe intervenire su questi provvedimenti del governo Monti, o lasciarli immutati? E qualora pensi sia necessario intervenire, in che modo lo farebbe?

Pier Luigi Bersani: Non risponde
Giuseppe Civati: Penso che si debba prima di tutto procedere alla più grande riforma degli ammortizzatori sociali della storia repubblicana, introducendo il reddito di cittadinanza, una delle cose che l'Europa non ci chiede, ma che praticamente tutta Europa fa. In secondo luogo, la riforma delle pensioni non si cambia, ma vanno sistemati gli 'esodati' e data continuità contributiva alle giovani generazioni, come proponemmo un anno fa, a Bologna, a ottobre, in piazza, prima che arrivasse il governo Monti. Non è certo questo, con questa crisi, il momento di mettere in discussione le tutele dei lavoratori. Chiunque si proponga di riformare il mercato del lavoro e mette come presupposto la modifica dell'art. 18, si prende la responsabilità di creare un conflitto sociale che, nei fatti ripetutamente
dimostrati, non fa altro che affossare qualsiasi ipotesi di cambiamento, lasciando che tutto resti com'è, scivolando verso un progressivo peggioramento delle condizioni di chi nel mercato del lavoro ci entra ora. A loro, alle nuove generazioni, bisogna proporre un accesso semplificato, chiaro, unico e limitato nel tempo, che non permetta più di prolungare all'infinito il precariato, e poi la stabilizzazione come orizzonte.
Sandro Gozi: Penso che la riforma delle pensioni non abbia un effetto depressivo sull'economia e che vada conservata. Lavorare di più è inevitabile, con l'aumento dell'aspettativa di vita e la denatalità italiana. Piuttosto, al posto della Fornero avrei calcolato meglio il numero degli esodati. Questo è un capitolo della riforma che andrà valutato meglio dopo le elezioni. Sullo Statuto dei lavoratori dico che va valutato nel suo complesso, monitorandone l'applicazione insieme a imprese e sindacati. I correttivi sarebbero necessari solo in caso di un utilizzo distorto.
Laura Puppato: Lavoratori e pensionati hanno pagato un prezzo altissimo. Nei prossimi cinque anni un Pd di governo deve restituire ai soggetti che hanno dato di più, quanto hanno perduto in questa fase. L'articolo 18 sappiamo, per le dichiarazioni di Confindustria, non essere stato un impedimento per assumere, si sono fatte troppe polemiche inutili da una parte e dall'altra. Dopo di che ritengo prioritario che il Pd in quanto forza di governo intervenga in modo propositivo sul costo del lavoro, sul credito alle imprese e soprattutto lavori per aumentare il potere d'acquisto di salari e pensioni, tra i più bassi dell'Europa occidentale, e per riequilibrare il sistema con l'uso finalizzato dei correttivi fiscali e della de- fiscalizzazione.
Matteo Renzi: Non risponde.
Bruno Tabacci: Sull'articolo 18 si è trovato un equilibrio adeguato anche perchè il suo dettato non influisce assolutamente sulla precarietà del lavoro. Meglio avviare la sperimentazione in tutte le imprese disponibili per nuovi insediamenti o per nuove assunzioni di un regime lavoristico di flex security ispirato ai modelli scandinavi. La riforma previdenziale è stata molto importante per la sua portata strutturale. Si tratta di monitorarne gli effetti e di intervenire unicamente allargando la platea degli esodati da tutelare. Va ricordato che è stata la prima riforma del governo Monti che ci ha evitato di sprofondare nel baratro quando, nel mese di dicembre di un anno fa, era in dubbio anche il pagamento degli stipendi degli statali.
Nichi Vendola: Quando si parla di riforme, uno pensa ad un miglioramento della propria condizione o di quella collettiva. E invece in Italia avviene un'altra cosa: si parla di riforma quando semplicemente si scaricano sulle parti piu? deboli della società i costi di una crisi economica - causata dalla finanziarizzazione dell'economia - e di un fallimento di classi dirigenti, sempre piu? impegnate a difendere i propri privilegi. Si e' voluto far cassa, nel modo piu? immediato e semplice, con interventi in ambito previdenziale e con una destrutturazione degradante mercato del lavoro. Un giorno e' toccato ai pensionati, il giorno dopo ai diritti dei lavoratori, l'altro ancora ai giovani sempre piu' condannati alla pena della precarietà A me colpisce che non si sia voluto intervenire, ad esempio, nel correggere i guasti profondi prodotti dalla gestione berlusconiana nel settore della scuola, della ricerca,dell'università. Anzi si e' proseguito con la devastazione programmata dalla Gelmini di un settore strategico per il futuro del nostro Paese. Ecco perchè servono atti di discontinuità con questo passato, con quello berlusconiano e con quello "tecnico": dal restituire ai lavoratori il diritto al reintegro sul posto di lavoro a seguito di un licenziamento ingiustificato; al differenziare in modo socialmente equo l'eta' pensionabile. Ad introdurre l'equo compenso per i lavoratori e le lavoratrici autonome. E non mi si venga a dire che questi atti servono semplicemente a difendere i "garantiti" a scapito delle nuove generazioni: semplicemente si sono tolti finora diritti e tutele al mondo del lavoro e ai pensionati ma non si sono estese opportunità o tutele ai ragazzi e alle ragazze del nostro Paese. E' questa l'amara verità. Ecco perchè serve erogare , come si fa in tutta Europa, un reddito minimo garantito.

Matrimonio omosessuale, fine vita, fecondazione assistita. 
Se dovesse diventare il premier del prossimo governo di centrosinistra, su che posizioni schiererà il suo esecutivo rispetto a questi tre temi?


Pier Luigi Bersani: Non risponde.
Giuseppe Civati: Tante amiche e amici, e militanti dei movimenti Lgbt si sono attivati in seguito alla nostra iniziativa che chiede al Pd di prendere una posizione chiara a favore del riconoscimento della parità di matrimonio, per capirci, per tutte e tutti. Non capisco l'ipocrisia di chi si appella a istituti europei, senza considerare che spesso le unioni civili, in Europa, sono associate alle possibilità per i single di accedere all'adozione. La campagna referendaria sulla legge 40 fu uno dei momenti più alti della mia attività politica, e ancora oggi credo che sia prioritario che la nuova maggioranza intervenga per cambiarla radicalmente, perché si tratta di una legge dolorosa e ingiusta. Sul testamento biologico, infine, credo che la libertà di ciascuno sia inviolabile e che un paese civile non possa prescinderne.
Sandro Gozi: Sono questioni che regolerei allo stesso modo in cui sono regolate in tanti paesi dell'Unione. Non si capisce perché noi dovremmo prendere dall'Europa solo il rigore e le lacrime. E quando l'Europa propone e dispone un allargamento dei diritti civili perché non aderiamo? Sono favorevole alle unioni civili di persone eterosessuali o dello stesso sesso. Credo che il diritto all'autoregolamentazione delle cure debba valere per tutti e non solo per le persone illuminate come il cardinal Martini. E che le coppie italiane non debbano essere costrette ad emigrare in giro per l'Unione per accedere alla fecondazione artificiale.
Laura Puppato: Credo che in Italia si debba parlare di più di famiglia, ma senza l'ipocrisia con cui questa parola è stata usata fino ad oggi. Il concetto e la sostanza oggi sono cambiati, le famiglie sono di tanti tipi. Preso atto di questo, penso che la regolamentazione delle coppie di fatto, anche dello stesso sesso, sia una questione di civiltà. E non si parli sui media di matrimonio gay per confondere le idee e alla fine non decidere nulla. Sul fine vita deve essere garantita la volontà della persona con l'approvazione di una legge seria sul testamento biologico. La legge 40 sulla fecondazione assistita va rivista, perché mortifica la donna e impedisce a migliaia di coppie ogni anno di diventare genitori. Poi non stupiamoci se la Corte europea dei diritti umani l'ha recentemente bocciata nella parte che che riguarda la diagnosi preimpianto degli embrioni. Per una volta dobbiamo essere europei.
Matteo Renzi: Non risponde.
Bruno Tabacci: Nella consapevolezza che non sono temi di piena competenza del governo, quanto piuttosto del Parlamento, non mi sottraggo al quesito: sono pienamente d'accordo sull'allargamento dei diritti civili dei cittadini omosessuali, mantenendo l'impianto costituzionale del matrimonio tra uomo e donna, quale unica unione a cui legare la possibilità dell'adozione dei minori. Sul fine vita c'è da affermare la possibilità, attraverso l'espressione del testamento biologico, di esprimere la propria volontà nel rifiuto di forme di accanimento terapeutico. Esemplare la conclusione della vita terrena del cardinale Martini con la straordinaria testimonianza della nipote. Va ribadita la responsabilità del medico nell'attuazione della volontà del malato in relazione alle circostanze e alle conoscenze tecniche e scientifiche; qualcosa di molto lontano da forme di sostanziale eutanasia. Sulla fecondazione assistita penso che la ricerca e l'innovazione tecnica possano migliorare la qualità della vita con particolare riferimento ai nascituri, senza pretendere però di annullare il mistero della vita.
Nichi Vendola: In questo Paese, dove da sempre regna sovrana l'ipocrisia della politica sui temi che toccano la vita, i costumi, la sessualità, occorre un salto culturale. Io sono stanco che si continui a giocare con La furbizia e il tatticismo. Siamo prigionieri di un universo arcaico, incapaci di far brillare la stella della laicità. Un governo di centrosinistra dovrà realizzare una vera rivoluzione nel campo dei diritti di libertà come nella dimensione dei diritti sociali. Non è più sopportabile la ferocia di una legislazione che ti vieta una maternità felice o una fine della vita dignitosa. Servono leggi di civiltà, moderne, giuste ed umane: e' un impegno chiaro e netto per il centrosinistra e per la sua agenda di governo.

Il "Palazzo" parla sempre di Europa: possibile che sia solo l'Europa delle banche e della finanza quella a cui ci si ispira? Il prossimo governo di centrosinistra, secondo lei, dovrebbe predisporre una patrimonialè E se sì, per che entità di grandezza patrimoniale?

Pier Luigi Bersani: Non risponde.
Giuseppe Civati: Non solo sono favorevole, ma uno dei sei referendum Pd (aperti agli elettori, proprio come le primarie) che abbiamo proposto con Prossima Italia è dedicato proprio a una patrimoniale destinata ad abbassare le tasse sui lavoratori, per spostare il carico fiscale da chi produce alle rendite e ai patrimoni. Tutte le informazioni le trovate sul sito www.referendumpd.it
Sandro Gozi: Disporre una patrimoniale in base ai dati forniti dall'attuale macchina fiscale significa punire i soliti noti. Faccio notare che per il fisco italiano chi ha uno stipendio di 70mila euro all'anno fa parte del 5 per cento dei più ricchi, insieme a Berlusconi e Marchionne. Meglio riformare la macchina fiscale, recuperare soldi dall'evasione con l'efficienza e fare un accordo con la Svizzera e altri paesi per la tassazione di capitali scudati o esportati illegalmente.
Laura Puppato: Il tema patrimoniale è abbinato ad una diversa modulazione di carico fiscale sul reddito da lavoro e sul reddito da patrimoni. Anche in questo caso riducendo il primo e incrementando il secondo, con l'obiettivo finale di pesare comunque meno in termini di tassazione complessiva, decisamente troppo alta e propedeutica di fughe dal Paese se non si vede all'orizzonte una sua riduzione. Si può pensare a un'imposta ordinaria pari allo 0,5 per cento sui patrimoni tra 1,2 e 1,7 milioni, aliquota che sale allo 0,8 per cento sopra quota 1,7 milioni. Questa è la ricetta del PD. Un costo minimo per permettere di far ripartire investimenti, lavoro e dunque il Paese. Mi aspettavo più coraggio da Monti su questo tema, ma il veto è arrivato dal PDL.
Matteo Renzi: Non risponde.
Bruno Tabacci: Sono d'accordo sulla introduzione di un'imposta patrimoniale morbida nella sua applicazione attraverso la possibilità data ai detentori di patrimoni, sottoposti all'imposta, di sottoscrivere buoni decennali del Tesoro al tasso di interesse corrispondente a quello riconosciuto dai bund tedeschi, in alternativa alla tassazione, in modo da abbattere radicalmente lo spread, e quindi il costo del servizio del debito, liberando risorse consistenti per gli investimenti. La valorizzazione e la cessione del patrimonio pubblico statale e locale è invece la strada principale per ridurre drasticamente lo stock del debito pubblico.
Nichi Vendola: Finora abbiamo assistito alla patrimoniale sui poveri e sui ceti medio-bassi, sulle piccole e medie imprese. Chi meno ha, più paga, chi più ha più resta al riparo. Io penso che abolire l'Imu sulla prima casa e sostituirla con la patrimoniale per le grandi ricchezze possa essere uno degli strumenti per individuare nuove risorse utili per predisporre piani credibili di rilancio dell'economia italiana. A questo deve essere associato un intervento forte sulle transazioni finanziarie. Se nell'agenda di governo, per chi aspira ad una prospettiva di alternativa, non compare quella cosa antica e modernissima che chiamiamo giustizia sociale, a che serve il centro- sinistrà

E' favorevole a un'aliquota marginale del 75 per cento per i redditi oltre un milione di euro come quella voluta da Hollande in Francia?

Pier Luigi Bersani: non risponde.
Giuseppe Civati: No, ma credo che ci sia bisogno di una patrimoniale per le grandi ricchezze di questo Paese, per abbassare le tasse di chi lavora, come nella proposta formulata da Filippo Taddei.
Sandro Gozi: Sì, se è una scelta europea. Comunque il gettito atteso è veramente minimo. Meglio le proposte di cui alla risposta precedente.
Laura Puppato: Se il prossimo governo facesse le stesse cose che ha fatto Hollande in Francia nei primi 100 giorni (al netto delle bufale che girano in Rete, naturalmente) sarebbe un governo rivoluzionario che ha abbassato lo spread facendo iniziative che ridanno credibilità alla politica di un Paese. La misura adottata dovrebbe durare due anni, patti chiari per tempi definiti.
Matteo Renzi: Non risponde.
Bruno Tabacci: Non sono favorevole perchè le nostre condizioni fiscali sono molto diverse da quelle francesi. Ritengo che l'azione più decisa debba essere rivolta con il contrasto dell'evasione all'abbattimento del sommerso, che viaggia verso il 30 per cento del Pil. Le tasse sono troppo alte per chi le paga, inesistenti o quasi per chi evade. Vanno abbassate le aliquote allargando la base imponibile a carico di tutti. Si deve immaginare una collaborazione ben strutturata tra Agenzie delle Entrate, Guardia di Finanza e amministrazioni locali. Il Governo Monti ha messo in condizione le Agenzie delle Entrate di avvalersi di strumenti molto più efficaci, compreso il superamento del cosiddetto segreto bancario per il contrasto all'evasione. E' un percorso da continuare e da implementare
Nichi Vendola: Sì, questa proposta di Hollande, come l'abbassamento dell'età pensionabile e la rinegoziazione del fiscal compact, in Italia sarebbero definite ˜una deriva estremistica". Per me sono la sostanza di un riformismo non di facciata, non genuflesso ai poteri forti.

E' favorevole al completamento della Tav tra Torino e Lione o ritiene che quegli investimenti debbano essere dirottati altrove?

Pier Luigi Bersani: Non risponde.
Giuseppe Civati: Sono stato molto critico nei confronti del progetto Tav, ascoltando gli amministratori (del Pd) di quella zona e aprendo un confronto serio sulla congruità di quegli investimenti. In generale credo che le grandi opere che servono al paese sono altre, sono le autostrade digitali, che portano ricchezza, progresso e democrazia: reti che corrono sotto la pelle del Paese. E che rispetto al modello ottocentesco delle grandi opere sia il venuto il momento di investire una quota sostanziosa di Pil in «opere grandi», in investimenti per la crescita vera, diffusa e concreta del sistema Paese, legati all'innovazione e alla qualità. All'insegna di un modello di sviluppo più contemporaneo e aperto al futuro.
Sandro Gozi: Sono favorevole, ma solo davanti a tempi e costi certi. Altrimenti rischiamo di pagare uno sproposito un'opera che avremo in tempi biblici.
Laura Puppato: L'attuale progetto si basa su calcoli di aumento traffico merci di 20 anni fa che ora sappiamo non essere più attuali. Per questo siamo ancora in tempo per condurre un'analisi costi-benefici aggiornata al 2012-2013 (non al 1992), che tenga conto delle previsioni di traffico merci future attuali, post-crisi economica. Questa analisi servirà a decidere se proseguire o se allocare le risorse economiche su altri progetti. Io mi metterò laicamente in ascolto dei tecnici che mi porteranno dati e studi aggiornati.
Matteo Renzi: Non risponde.
Bruno Tabacci: Sono favorevole al completamento della Tav Torino-Lione come convenuto nel recente vertice Monti-Hollande. Nichi Vendola: Si vogliono investire miliardi di euro per un opera sbagliata, inutile, devastante dal punto di vista ambientale. Possibile che, in una situazione di drammatica crisi economica, non sia valutabile alcuna soluzione alternativa? Non dovremmo piuttosto mettere in campo una strategia moderna di trasporto collettivo, di mobilità sostenibile, di interventi strategici sull'intermodalità e sulle piattaforme logistiche? Non è che forse vero che la "grande opera" di cui l'Italia ha urgente bisogno è la messa in sicurezza un territorio ormai sfibrato, devastato, dove basta un temporale per produrre disastri e vittime? La cura e la manutenzione dei territori, dalle città alle campagne, dalla costa ai fiumi, dalle montagne all'intera mappa delle aree protette: ecco l'agenda programmatica di un Belpaese sfregiato dagli abusi e dal cemento selvaggio.

E' favorevole all'acquisto dei Caccia F35 nelle modalità confermate dall'attuale esecutivo o ritiene che quelle risorse debbano essere dirottate altrove?

Pier Luigi Bersani: Non risponde.

Giuseppe Civati: Penso che le spese militari vadano ridotte e ripensate in chiave europea. I caccia possono aspettare.
Sandro Gozi: No, in un momento drammatico come questo seguire le fantasie militari mi pare assurdo.
Laura Puppato: Le spese militari vanno ridotte. Una riduzione di numero c'è già stata, ma penali a parte, io penso che se si rinuncia anche a un solo cacciabombardiere F-35, si costruiscono 180 asili nido, si mettono in sicurezza 250 scuole, si stanziano 32.000 borse di studio o si comprano 20 treni per i pendolari.
Matteo Renzi: non risponde.
Bruno Tabacci: Ritengo che gli impegni assunti con l'acquisto di armamenti aerei debbano essere per ora confermati, ma sono del parere che l'avvento dell'Europa federale non debba portare solo al pieno governo della moneta ma anche ad un unico esercito europeo. Quello è il contesto in cui va collocata la Difesa continentale, in collaborazione con gli organismi internazionali, ponendo quindi fine agli eserciti nazionali.
Nichi Vendola: Il programma di acquisto degli F35, uno dei programmi di armamenti più inutili e costosi della storia, e con una lievitazione progressiva e costante dei costi, ha visto in questi mesi solo un piccolo ridimensionamento, peraltro neanche certo, con un taglio solo di 30 o 40 velivoli sui 131 previsti. Il governo del centrosinistra dovrà cancellare completamente un programma che finora e' costato 2,7 miliardi di e ne costerà almeno altri 15 ed investire queste risorse nei servizi sociali, oggi messi a dura prova dalle ultime manovre. Il nostro non e' un pregiudizio ideologico, bensì un giudizio: non siamo soli, non solo in Italia ma anche negli stessi Stati Uniti, a sostenere di convertire le spese per gli armamenti in spese per il sociale. Come nella celebre visione del profeta Isaia: "forgeranno le loro spade in aratri e le loro lance in vomeri..."

E' favorevole a tagliare le attuali esenzioni e facilitazioni della Chiesa Cattolica e a versare l'otto per mille non espressamente indicato dai contribuenti a iniziative di ricerca scientifica o di welfare locale anzichè redistribuirlo proporzionalmente ai diversi soggetti (Chiese e Stato)?

Pier Luigi Bersani: Non risponde.
Giuseppe Civati: Sì. E sono stato tra i pochi nel centrosinistra ad aprire il dibattito prima che lo facesse, ahinoi, il governo Monti. Non per motivi ideologici, ma in ragione di un principio di uguaglianza e di una misura che non si può  perdere nei confronti di nessuno.
Sandro Gozi: Sì, sono favorevole. Anche la Chiesa dovrebbe fare di piu? in una situazione di disagio eccezionale per tutti i cittadini.
Laura Puppato: Da credente e da cattolica adulta, dico sì. La Chiesa farà la sua parte come tutti gli altri soggetti laddove operi come ente economico anche dal punto di vista fiscale. Le esenzioni devo essere solo per i luoghi non commerciali e che hanno uno scopo sociale. Delle aperture ci sono già state. Per me la laicità dello Stato è un metodo, oltre che un principio. La lezione del card. Carlo Maria Martini faccio integralmente mia anche laddove dice che la verità quand'anche scomoda, va perseguita.
Matteo Renzi: non risponde.
Bruno Tabacci: Sono del parere che l'8 per mille sia puntualmente applicato sulla base delle effettive scelte dei contribuenti italiani. Le esenzioni e le facilitazioni alla Chiesa Cattolica devono invece tener conto dello straordinario impegno sociale della Chiesa stessa, spesso in supplenza dei compiti dello Stato. Dove non ci sono finalità sociali esenzioni e facilitazioni non hanno senso.
Nichi Vendola: Si. Assolutamente. Tutti devono fare la loro parte in questa fase della vita del Paese. La prima lezione di laicità io l'ho appresa sul Vangelo: a Dio quel che è di Dio, a Cesare quel che è di Cesare.

E' favorevole a mettere un tetto di 5000 euro netti agli stipendi di tutti gli eletti (in Parlamento e nelle regioni)? O, in alternativa, metterebbe comunque un tetto e a quale livello?

Pier Luigi Bersani: Non risponde.
Giuseppe Civati: Sì. Pensi che ho scoperto che Rosy Bindi lo proponeva già nel 2007. Poi non so cosa sia successo...
Sandro Gozi: Sì. E aggiungerei anche un tetto al finanziamento ai partiti molto piu? basso dell'attuale, un tetto alle spese della campagna elettorale che devono essere rigorosamente certificate, un tetto agli stipendi dei burocrati di stato che prendono il quadruplo di un deputato, l'abolizione di tutti i vitalizi ai politici. Chi viene eletto deve semplicemente destinare i contributi pensionistici alla cassa previdenziale di provenienza. Poi vorrei la riduzione delle regioni e soprattutto una forte riduzione del numero dei comuni. Avere così tanti enti e livelli di decisione politica è una follia
Laura Puppato: Ho fatto una battaglia nella mia Regione per l'abbassamento dell'indennità e l'abolizione dei vitalizi. Battaglia vinta. Questo ho fatto io in Veneto stando all'opposizione. Vogliamo parlare dello scandalo della Regione Lazio? Qualcosa è stato fatto anche a livello nazionale, ma ancora troppo poco e in maniera poco trasparente. Sì, 5.000 euro netti sono un giusto stipendio per gli eletti e sono la cifra oggi versata agli europarlamentari dalla Ue. Solo allora potremmo parlare di un costo della democrazia e non della politica.
Matteo Renzi: Non risponde.
Bruno Tabacci: Sono del parere di porre un tetto non solo agli eletti, ma a tutti gli alti dirigenti della Pubblica Amministrazione. L'indicazione del tetto deve avvenire sulla base di un serio confronto con l'esperienza degli altri Paesi europei. In particolare della PA francese che ha una grande tradizione di terzietà.
Nichi Vendola: Io guido un partito che ha uno stile di vita francescano e che vive essenzialmente con l'impegno e spesso il sacrificio dei suoi militanti, e con il contributo dei suoi eletti nei consigli regionali, provinciali e comunali. Bisogna dare esempi di rigore morale. Serve sobrietà nei comportamenti individuali e collettivi: questo e' il nostro marchio. Ma so bene che non basta. Serve anche un ulteriore taglio ad indennità e finanziamenti. Il massimo stipendio non dovrebbe superare di 10 volte lo stipendio minimo dei dipendenti. Ma questo non solo in politica: ci sono fior fiore di moralisti bacchettatori della casta che abitano il bel mondo della finanza, del giornalismo, dell'impresa, dei gran commis di Stato, che dall'alto dei loro principeschi emolumenti danno lezioni pelose.

E' favorevole a limitare l'uso delle auto blu alle sole quattro massime cariche dello Stato? O, altrimenti, a quali cariche riserverebbe le auto blu?

Pier Luigi Bersani: Non risponde.
Giuseppe Civati: Ho una C3 che ha raggiunto il limite dei mandati, da rottamare, con cui ho girato l'Italia, in lungo e in largo, e guidando di persona, personalmente. Non credo di essere mai salito in vita mia su di un'auto blu. Forse quattro sono poche, può ad esempio avere senso che alcune altre cariche rappresentative abbiano a disposizione mezzi di rappresentanza non per uso personale, ma per le occasioni ufficiali, tipo un «car sharing blu». Diciamo che tra 4 e 70mila, che è il numero di auto blu oggi circolante, il numero dovrebbe decisamente abbassarsi verso il 4.
Sandro Gozi: Oltre alle prime quattro cariche dello Stato, a ministri e sottosegretari. Fine.
Laura Puppato: Le auto blu sono uno spreco oltre che un'offesa in questi tempi di crisi. Limitandola alle sole quattro massime cariche dello Stato, si potrebbero risparmiare moltissime risorse da investire nel sociale, nella protezione civile, nel volontariato. Proprio non riesco a vedermi dentro un'auto blu.
Bruno Tabacci: Le auto di servizio vanno certamente limitate ai vertici delle istituzioni, in particolare avendo riguardo non solo a questioni di rappresentanza ma soprattutto a questioni di sicurezza. A Milano, ad esempio, utilizzo indifferentemente i taxi o i mezzi pubblici e la giunta Pisapia di cui faccio parte ha ridotto il servizio alla piu? dura essenzialità.
Nichi Vendola: Io sono favorevole ad individuare tutti gli sprechi possibili ed immaginabili della pubblica amministrazione, delle istituzioni, della politica. Non sopporto però la demagogia. Sono favorevole a limitare l'uso delle auto blu, anche perchè chi la possiede ha tutti gli strumenti per automunirsi. Vantiamo in Europa un primato negativo, non possiamo non capovolgere questo dato. La lascerei alle massime autorità dello Stato e per i casi motivati di sicurezza.

In caso di sua vittoria alle primarie e i caso di permanenza dell'attuale legge elettorale, a quali partiti-liste-movimenti proporrà un'eventuale coalizionè

Pier Luigi Bersani: Non risponde.
Giuseppe Civati: Penso che sia il caso di mantenere uno schema ispirato al bipolarismo: centrosinistra versus centrodestra, anche per evitare alleanze OGM. In questo senso, preferisco il film di Milano alla foto di Vasto. E penso sia necessario aprire le liste al concorso dei cittadini e della «società civilissima», con una scelta diretta da parte loro dei propri parlamentari (la nostra battaglia delle primarie per i parlamentari è sempre viva): se davvero il prossimo Parlamento vorrà segnare un cambiamento, dovremo trovare figure rappresentative di tutto il territorio e di tutta la loro comunità di provenienza.
Sandro Gozi: A quelle che si trovano d'accordo con la maggior parte delle idee che ho esposto qui.
Laura Puppato: Partiamo da noi, dal Pd. Serve una coalizione "di governo" per una legislatura che sia anche costituente. L'alleanza con Sel mi sembra naturale come pure il dialogo con tutti quei soggetti e movimenti della società civile che hanno dato vita alla battaglia referendaria del 2011. Con l'Udc il dialogo sulla riforma dello Stato va coltivato. Ma le carte, anche per un'eventuale alleanza di governo, le diamo noi.
Matteo Renzi: non risponde.
Bruno Tabacci: Ovviamente mi auguro che si arrivi rapidamente ad approvare una nuova legge elettorale in grado di restituire ai cittadini il potere di eleggere i propri rappresentanti. Spero in un successo largo delle forze di centrosinistra e soprattutto che prevalga una adeguata cultura di governo. La coalizione parlamentare deve appunto comprendere le forze (anche quelle eventualmente in via di formazione) che si riconoscono nel centro e nella sinistra di governo. Penso ad un'area nettamente alternativa alla destra, distinta e distante dai movimenti demagogici e populisti.
Nichi Vendola: Innanzitutto mi auguro ed auguro agli italiani che il Porcellum, voluto dal centrodestra, non ci sia piu? alle prossime elezioni. Mi auguro anche che non venga sostituito da un SuperPorcellum. Occorre innanzitutto restituire ai cittadini italiani la possibilità di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento, e di conoscere prima del voto le alleanze e i programmi. Il centrosinistra a cui penso è fatto si da partiti, ma non solo. Ci sono movimenti, associazioni, esperienze di governo locale che nel corso di questi anni hanno segnato una battaglia contro il liberismo, hanno rappresentato un argine al regime berlusconiano. E' ora che queste voci, queste istanze, queste esperienze abbiano una voce, non solo di testimonianza. Solo così potremo segnare una discontinuità anche con il governo Monti, quella discontinuità che possa significare una speranza nuova per il futuro dell'Italia.

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