lunedì 1 ottobre 2012

Regole uguale boicottaggio: strana idea di democrazia - Michele Prospero su L'Unità

Ernesto Galli della Loggia
Ernesto Galli della Loggia denuncia nel Pd una congiura degli apparati contro un simpatico Giamburrasca che ha il volto di Matteo Renzi. La sua tesi è che, in vista delle primarie, «il predisporre un sistema di regole equivale a un boicottaggio» del sindaco. Che le regole non gli piacciano è noto. Lo storico auspica infatti da tempo l’accensione di una risorsa carismatica che preferisce luoghi fluidi, momenti di incantamento senza argini, situazioni di incertezza in cui ogni coinvolgimento emozionale può esplodere.
Perciò Della Loggia attacca come usurpatori chi costruisce griglie per le primarie ed esalta invece quali paladini della libertà chi respinge ogni garanzia. Nessuna organizzazione complessa segue però la sua miscela anarchico-carismatica e per ben funzionare preferisce dotarsi di procedure. Quando Galli della Loggia si cimenta con la questione delle regole è sempre originale.
Qualche mese fa recuperava a sproposito la categoria di Carl Schmitt di «stato di eccezione», ovvero di sospensione in nome dell’emergenza di ogni regola costituzionale, per inquadrare la condotta del capo dello Stato. Dopo aver assaporato l’inferno sulla terra repubblicana dominata dall’eccezione (solo immaginaria) imposta dal Quirinale, Della Loggia si rivolgeva al cielo per dettare almeno lì delle ottime regole da utilizzare per l’elezione del vicario di Cristo.
E, dall’alto della sua ingegneria teologica comparata, partoriva la ricetta miracolosa per la designazione del papa: il doppio turno. Per le cose del cielo, il doppio turno gli pareva un congegno sfiorato dalla grazia che orienta verso il bene. Abbandonato il regno celeste e tornato sulla terra, Della Loggia trova però peccaminosa la pretesa del Pd di svolgere le primarie con il metodo del doppio turno.
«Nelle segrete stanze del Pd», una mano assassina prepara la congiura. E infatti per boicottare il sindaco affiora «la rabbia partigiana dei vecchi leoni delle oligarchie» che, guarda un po’, per linciare l’indifeso Renzi mutano lo statuto che non consente altre candidature oltre quella del segretario. Sempre per
rovinare Renzi, il Pd pensa persino di modificare la legge che impone le dimissioni dei sindaci sei mesi prima delle consultazioni politiche. Non contento di corteggiare il ridicolo con la sua arte del sospetto, per cui dietro ogni regola opera «qualche intenzione poco chiara», Della Loggia afferma che, per dissipare ogni dubbio, ci vorrebbe una competizione ad un solo turno che aggiudica la vittoria a chi, tra molte, ormai troppe, candidature si piazza per primo, con qualsiasi percentuale. Per non meritare l’epiteto di usurpatore, nessuno deve quindi invocare lo stesso canone usato dai socialisti francesi, imbroglioni che si avvalgono di «una regola capestro».
La preoccupazione politica di conferire il mandato di leader della coalizione a chi ottenga la maggioranza dei votanti per Della Loggia è scandalosa. Lo vada però a raccontare ai partiti americani se non conta nulla conquistare la maggioranza dei consensi in una estenuante battaglia interna. E chieda pure se è consentito a un elettore repubblicano votare nelle primarie democratiche.
Solo a uno storico metafisico verrebbe in mente di celebrare le primarie senza neppure avvalersi di liste predefinite ma di fogli del tutto elastici, aperti tra un turno e l’altro ad ogni passante casuale. La snodata democrazia dei curiosi che Della Loggia auspica contro ogni «albo pubblico» urta però contro la certezza del corpo elettorale che in nessuna istituzione può fluttuare in maniera arbitraria. Il corpo elettorale è un dato, non una costruzione in divenire. Altrimenti il gioco è falsato.
Ogni competizione per essere valida deve postulare la conoscibilità dell’universo coinvolto. E anche il popolo delle primarie, non essendo una entità ontologica, altro non può essere che una costruzione operata dalle regole che definiscono i criteri per il voto. È del tutto insensato denigrare un albo pubblico predefinito degli elettori come istigazione al boicottaggio di Giamburrasca. È forse un boicottaggio impedire a quelli di Casa Pound di decidere le sorti della Sinagoga o ai seguaci di Borghezio di orientare la vita di una Moschea?

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