martedì 9 ottobre 2012

Togliamo aggressività alle primarie -- Pietro Ichino su Corriere della Sera

Caro direttore, con l'Assemblea nazionale del Pd di sabato la campagna elettorale per le primarie del centrosinistra ha preso ufficialmente il via. E si preannuncia un passaggio politico di rilievo straordinario, perché per la prima volta dopo la fine della prima Repubblica gli elettori del centrosinistra sono chiamati a dire la loro per davvero sul tipo di centrosinistra che preferiscono per le prossime elezioni politiche.
Può essere una cura tonificante straordinaria, non solo per questa parte dello schieramento, ma anche, di riflesso, per l’altra, per il centrodestra: anch’esso ne sarebbe fortemente stimolato a migliorare i propri meccanismi di selezione del leader e la qualità del proprio dibattito interno. Non va, però, sottovalutato un rischio: che l’asprezza del confronto tra i candidati produca lacerazioni, che potrebbero annullare gli effetti positivi delle primarie.
C’è un modo per ridurre questo rischio, penalizzando i comportamenti aggressivi verso gli avversari e incentivando invece gli sforzi di farsi capire e apprezzare anche in campo avverso. È quello che è stato adottato dal partito laburista inglese nel 2010 per l’elezione del suo segretario. Consiste in questo: far sì che ogni elettore indichi sulla scheda non solo la sua prima scelta, ma anche la seconda, quella che considera un second best. Se nessuno dei candidati raggiunge la maggioranza assoluta delle prime scelte, si considerano anche le seconde che risultano espresse a favore dei primi due.
Questa regola elettorale ha l’effetto di costringere i due candidati più forti a cercare «seconde scelte» anche nel campo avversario; quindi a stemperare i toni della polemica e a coltivare ciò che unisce più che ciò che divide. In Inghilterra due anni fa Ed Miliband fu eletto così: nelle ultime settimane prima del voto, quando i sondaggi davano i due contendenti alla pari, lui fu più abile ad attrarre il secondo voto dei sostenitori del fratello avversario; e fu solo con le seconde scelte di questi che riuscì a
raggiungere il 50,65 per cento dei voti con cui conquistò, per una incollatura (e all’età di quarant’anni tondi!), la leadership.
In questi giorni il Pd e i suoi alleati stanno negoziando il regolamento di queste primarie. Se decidessero di applicare questa regola, riservando l’ipotesi del secondo turno di ballottaggio al solo caso in cui neppure con le seconde scelte un candidato raggiungesse la maggioranza assoluta dei voti, essi darebbero un contributo non piccolo ad abbassare il tasso di aggressività e faziosità nel confronto interno al centrosinistra. E contribuirebbero— last but not least—a ridurre della metà il costo di questa consultazione elettorale. Se poi questo metodo desse buoni risultati nelle primarie, potrebbe trarsene un’indicazione interessante anche per la riforma che riguarda le elezioni politiche. Non è mai troppo tardi per imparare da chi, su questo terreno, è più avanti di noi.

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