mercoledì 3 ottobre 2012

Troppe tasse, dem d’accordo - Filippo Taddei su Europa

Filippo Taddei
Se c’è un merito del pre-dibattito nelle pre-primarie del centrosinistra sta nel fatto che il fisco è di nuovo al centro delle divisioni dei democratici. Tra la proposta di Renzi, il richiamo della carta di intenti di Bersani e il referendum del Pd sulla riforma fiscale proposto da Prossima Italia e Civati ci sono differenze. Ma il tratto comune è distintivo: i democratici hanno riscoperto che le tasse sono troppo alte. Questo fatto non è da trascurare. L’ultima volta è stato in occasione della riduzione del cuneo fiscale di Prodi e sappiamo come è finita. Buona parte della sinistra italiana crede nell’intervento pubblico per redistribuire reddito e opportunità, non nella piccineria di un’aliquota fiscale. Questa prospettiva ha ritardato il riconoscimento dello straordinario fallimento del sistema fiscale italiano. Il dibattito è quindi ottimo ma, per approfondire le proposte dei due candidati, ricordiamoci il contesto.
Secondo i dati Ocse 2010, in Italia la pressione fiscale è più alta di Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna e degli Usa. Siamo soprattutto quelli che tassano di più i lavoratori e le imprese. La scelta italiana di gravare sul mondo sul lavoro ha due aspetti sottovalutati. Il primo è che le aliquote dell’Irpef sono cresciute dal 1975 ad oggi, come osserva Sandro Brusco di “Fermiamo il Declino”. Chi oggi guadagna 10mila euro lordi all’anno paga un’aliquota marginale al 23% mentre nel 1975 pagava per un reddito equivalente il 13%. Chi sta sui 30mila euro paga il 38% mentre nel 1975 solo il 25%. Chi arriva a 50mila euro paga sempre il 38% mentre nel 1975 era al 32%. Il secondo aspetto è che 4 italiani su 5 dichiarano meno di 26mila euro lordi all’anno (2007, Agenzia delle entrate). 26mila euro è ovviamente un falso. A questo falso, i democratici italiani hanno quasi sempre risposto – eccetto che con Visco – con la retorica delle regole.
In un’Italia divisa in due, tra evasori fiscali di professione e produttori onesti oberati da un sistema fiscale vessatorio c’è lo spazio politico del Partito democratico. I due candidati lo hanno capito, anche se sospetto che in Renzi il livello di consapevolezza sul tema sia maggiore. La sua proposta è di ridurre
le tasse (detrazione) di 100 euro a chi guadagna meno di 2000 euro netti al mese. Così il lavoratore dipendente riceverebbe 100 euro in più al mese. Il problema di una detrazione che dipende da un livello di reddito è che aumenta l’aliquota per chi lo supera. Con questa proposta, chi supera la soglia dei 2000 euro, magari perché riceve un tanto agognato aumento, perderebbe la detrazione o se la vedrebbe ridotta, venendo a quindi a pagare su questo aumento una doppia tassa: il 38% e la riduzione della detrazione.
Bersani invece non ha ancora una proposta precisa che vada oltre l’affermazione di ridurre le tasse sul lavoro. Il responsabile economico Fassina però ha ricordato su l’Unità che il Partito democratico ha già proposto nel 2010 una detrazione per tutti i contribuenti. Questa ha il merito, al contrario della proposta di Renzi, di includere anche i lavoratori autonomi. È però carente sotto il profilo della copertura finanziaria: non è chiaro dove si interverrebbe per reperire le risorse. Renzi è invece chiaro che partirebbe dalla riduzione degli acquisti e investimenti pubblici.
La semplicità aiuta la giustizia e, se c’è una cosa che in Italia semplice non è, sono le tasse. Le due proposte vanno nella direzione giusta di ridurre le tasse ma non hanno il merito della semplicità. Non sarebbe meglio se i candidati si impegnassero a ridurre le aliquote Irpef? La proposta è quella del referendum Pd proposto da “Prossima Italia”.
Se i candidati sono interessati a ridurre le tasse, vale la pena partire da lì e dividersi invece su come finanziare questo taglio. La cosa più rivoluzionaria che si può fare oggi in Italia è decidere di premiare i cittadini responsabili.
Se questa non è la natura del Partito democratico, non credo di aver capito che cosa questo progetto significhi.

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