<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5026955102150235772</id><updated>2009-11-12T23:01:11.013+01:00</updated><title type='text'>PD IDEE IN CAMMINO BRESCIA</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25'/><author><name>Massimo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15168076062656097937</uri><email>bllmsm57a@gmail.com</email></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>4230</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5026955102150235772.post-6567037600891538051</id><published>2009-11-13T01:09:00.000+01:00</published><updated>2009-11-12T22:29:09.292+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='PD'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Governo PDL'/><title type='text'>Processi, Bersani chiama l’opposizione alla protesta</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svx8WqgnYRI/AAAAAAAALE8/FnOXJKBOuF0/s1600-h/bersani5.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svx8WqgnYRI/AAAAAAAALE8/FnOXJKBOuF0/s320/bersani5.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;«&lt;b&gt;Noi abbiamo già depositato in Parlamento le nostre proposte.&lt;/b&gt; Sono governo e maggioranza che prendono tempo». Pier Luigi Bersani è a Montecitorio quando Paolo Bonaiuti annuncia che in giornata il disegno di legge sulla giustizia comincerà ad essere discusso al Senato. Al segretario del&amp;nbsp; Pd quel «so che ci hanno lavorato stanotte» del sottosegretario alla presidenza del Consiglio sa di bluff. «Non accettiamo che ci si dica che noi non avanziamo proposte e non siamo pronti al confronto », dice quando col passare delle ore si fa chiaro che il testo del centrodestra per il cosiddetto «processo breve» non arriverò entro sera.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Così da un lato Bersani concorda con la presidente dei senatori Pd&lt;/b&gt; Anna Finocchiaro che oggi il gruppo presenti a Palazzo Madama una mozione sui temi della giustizia pronta per essere depositata. Dall’altro, avverte i vertici del partito che su questo fronte il Pd dovrà essere pronto dar battaglia cercando il più ampio coinvolgimento: «Se le norme del governo presuppongono la cancellazione di processi in corso il Pd si opporrà in tutte le forme possibili, chiamando a comuni iniziative tutte le opposizioni».Un Bersani barricadiero piuttosto distante da quello visto nella campagna congressuale? Il fatto è che per il segretario Pd siamo a un passaggio delicato: «Dobbiamo evitare l’ennesimo insulto e l’ennesima lesione nei confronti delle pari condizioni dei cittadini di fronte alla legge». Perché ormai una cosa è certa, come fa notare anche il leader dell’Udc Casini: «Si può rimproverare tutto al Pdl salvo che non dicano con chiarezza che queste leggi ...&lt;span id="fullpost"&gt; servono per Berlusconi, se no non ci sarebbe ragione che venissero fatte in questi momenti. Ma non si può, per ammazzare un processo, ammazzarne centomila. Esiste la maggioranza dei cittadini italiani che viene vessata dai ritardi della giustizia. &lt;b&gt;Non accettiamo che lo Stato sia forte con i deboli e debole con i forti&lt;/b&gt;». Parole assai simili a quelle di Antonio Di Pietro: «Non si può, per il beneficio di uno, distruggere il sistema della giustizia e la certezza del diritto nel nostro paese». Il disegno di legge annunciato dalla maggioranza è per il leader dell’Idv «incostituzionale e immorale».&lt;br /&gt;Ma il Pd sta attento a non prestare il fianco al centrodestra e mette anche sul piatto le proposte per velocizzare la durata dei processi. «Se si vogliono accorciare i processi, si lavori sulle strutture, sull’organizzazione e soprattutto sulle regole di procedura, non si metta un limite di sei anni», dice Anna Finocchiaro contestando «il principio». «Si dice: siccome i processi sono troppo lunghi, accorciamo il tempo in cui si prescrivono i reati. Ma così ci troveremo di fronte ad una montagna di processi che si concluderanno con una prescrizione». &lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Processi più brevi possono esserci con «cinque cose che possono essere realizzate immediatamente&lt;/b&gt;»: riorganizzare e informatizzare gli uffici giudiziari, investimenti economici che consentano udienze anche dopo le 14, tempi certi per l’inizio dei processi, eliminazione di quelle garanzie formali che fanno soltanto perdere tempo. Provvedimenti, sottolinea Finocchiaro, che sarebbero «a beneficio di tutti gli italiani».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Fonte: &lt;span style="color: #003300; font-family: trebuchet ms; font-weight: bold;"&gt;Simone Collini - L'Unità&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5026955102150235772-6567037600891538051?l=bresciaincontriamoci.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/feeds/6567037600891538051/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5026955102150235772&amp;postID=6567037600891538051' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/6567037600891538051'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/6567037600891538051'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/2009/11/processi-bersani-chiama-lopposizione.html' title='Processi, Bersani chiama l’opposizione alla protesta'/><author><name>Massimo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15168076062656097937</uri><email>bllmsm57a@gmail.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02987904092050485824'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svx8WqgnYRI/AAAAAAAALE8/FnOXJKBOuF0/s72-c/bersani5.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5026955102150235772.post-2899298735219964073</id><published>2009-11-12T22:00:00.000+01:00</published><updated>2009-11-11T22:01:00.552+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='iniziativa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fao'/><title type='text'>La Fao: un miliardo di clic per dire basta alla fame nel mondo</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.1billionhungry.org./" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvslQghwJfI/AAAAAAAALC8/xZrx99BPEH8/s640/appello_fao_2009.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;«Uno, due, tre, quattro, cinque: ecco un bambino è morto di fame». Semplice, secco, senza musica né immagini. Solo Jacques Diouf davanti ad uno sfondo nero. Pochi secondi di video per lanciare sul sito &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.1billionhungry.org./" rel="nofollow" style="color: red;" target=""&gt;&lt;u&gt;http://www.1billionhungry.org./&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; la petizione online per dire «I agree», «sono d'accordo, dico no alla morte per fame» che oggi, nel 2009, mette a rischio la vita di oltre un miliardo di persone in tutto il mondo. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;LA CAMPAGNA &lt;/b&gt;- È il direttore generale della Fao a metterci la faccia. Diouf lancia l'iniziativa in vista del vertice mondiale sulla sicurezza alimentare che si terrà a Roma dal 16 al 18 novembre prossimo e che radunerà molti grandi della terra a parlare di sicurezza alimentare. Ma soprattutto di emergenza fame. «Con un solo clic - spiega Diouf - chiunque potrà registrare il proprio dissenso rispetto all'attuale situazione che vede oltre un miliardo di affamati nel mondo e ogni clic servirà come spinta ad agire per i nostri capi di Stato e di governo». L'obiettivo di Diouf è quello di ottenere un miliardo di adesioni, come gli affamati: «Sono sicuro riusciremo a raggiungerlo».&lt;br /&gt;Se vuoi firmare anche tu fai un click sull'immagine qui sopra o sul link evidenziato in rosso.&lt;br /&gt;&lt;!-- google_ad_section_end --&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5026955102150235772-2899298735219964073?l=bresciaincontriamoci.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/feeds/2899298735219964073/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5026955102150235772&amp;postID=2899298735219964073' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/2899298735219964073'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/2899298735219964073'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/2009/11/la-fao-un-miliardo-di-clic-per-dire.html' title='La Fao: un miliardo di clic per dire basta alla fame nel mondo'/><author><name>Massimo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15168076062656097937</uri><email>bllmsm57a@gmail.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02987904092050485824'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvslQghwJfI/AAAAAAAALC8/xZrx99BPEH8/s72-c/appello_fao_2009.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5026955102150235772.post-6703816441928920870</id><published>2009-11-12T19:21:00.000+01:00</published><updated>2009-11-12T19:21:08.573+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='contributo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro'/><title type='text'>FLESSIBILITÀ O STABILITÀ? IL DIRITTO DI ACCEDERE AL LAVORO</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvxRrvCOW9I/AAAAAAAALEM/JSocdXhjVoI/s1600-h/lavoro2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvxRrvCOW9I/AAAAAAAALEM/JSocdXhjVoI/s320/lavoro2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;Consapevolezza e responsabilità circa gli effetti delle parole utilizzate&lt;/b&gt; devono essere presupposti fondamentali per chi ha l’opportunità e il privilegio di partecipare al discorso pubblico. Ciò par vero, ancor di più, nel momento in cui il discorso riguarda le aspettative e gli interessi di milioni di persone e di cittadini.&lt;br /&gt;È questo il caso del singhiozzante dibattito sul mercato del lavoro italiano. Dibattito che, purtroppo, nel corso degli ultimi anni, ha dimostrato di non essere esente da uno spropositato utilizzo di stereotipi e proclami di varia provenienza. In questa sede, si ritiene opportuno porre in rilievo il carattere estremamente vetusto di quelle posizioni che hanno rivendicato e rivendicano, per il futuro:&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;da un lato, l’attuazione di una ideologia della flessibilità, esente da sicurezza, quale modello di opportunità occupazionale per una porzione significativa di lavoratori;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;dall’altro, la validità e la necessità di incentivare un modello tradizionale di lavoro, per tutta la vita, sostanzialmente ancorato ad una organizzazione dei processi produttivi consegnabile ai manuali del XX secolo.&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;b&gt;Siamo tutti consapevoli del fatto che gran parte del mercato&lt;/b&gt; è, attualmente, caratterizzato da una forte incidenza dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato [i 2/3 circa], la cui stabilità è ampiamente tutelata da un insieme eterogeneo di istituti. In una crisi occupazionale come quella che stiamo vivendo, questa è forse l’unica, scontata, circostanza positiva, soprattutto per coloro i quali riescono a conservare il loro posto. Allo stesso modo, però, siamo tutti consapevoli che la grande questione sociale risiede nel tema della precarietà, ovvero in quel modello, diametralmente opposto al lavoro tradizionale, che trasforma la mal tutelata ...&lt;span id="fullpost"&gt; condizione di disoccupazione in una situazione, non più contingente, bensì, ricorrente [il 34.3% del mercato del lavoro a fine 2008 era costituito da impieghi flessibili, rispetto al 24.2% del 2004; il dato si ottiene sommando tra loro collaboratori, dipendenti a tempo determinato, atipici, ed autonomi di vario tipo, Istat 2009].&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La questione sociale è inoltre destinata a dilatarsi in virtù&lt;/b&gt; di quelle centinaia di migliaia di lavoratori che, dopo questa crisi, subiranno il «combinato disposto» del ricordo di un lavoro che doveva essere stabile e della necessità urgente di ricollocarsi nuovamente, impattando, inevitabilmente, i crismi regolativi dell’odierno e flessibile mercato del lavoro italiano [l. n. 196/97, abrogata dalla l. n. 30/2003 e succ. mod.]. Per tutte queste persone parlare del valore della stabilità del lavoro significa essere presi per l’ennesima volta a schiaffi in faccia [non dimenticando, poi, il sommerso].&lt;br /&gt;Se di riforme si vuol parlare, occorre riflettere, non già sull’attenuazione/abolizione delle modalità flessibili di instaurazione del rapporto di lavoro, la cui irreversibilità è sotto gli occhi di tutti, bensì sulla necessità di introdurre elementi di sicurezza sociale nella concezione del «diritto al lavoro» [art. 4, Cost.], fino ad oggi ascrivibile, quasi esclusivamente, al tema del primo ed unico accesso ad una stabilità lavorativa ed esistenziale.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;In passato, infatti, il «diritto al lavoro» ha prodotto una serie&lt;/b&gt; eterogenea di interventi, essenzialmente riassumibili nei nobili obiettivi del contenimento dei tassi di disoccupazione e delle tutele derivanti dalla condizione stabile di subordinazione [cfr. Liso 2009]. Si potrebbe, altresì, sostenere, con tutti i benefici dell’apparenza, che tali obiettivi ben rappresentino anche le necessità odierne. Ma è solo in parte vero. Occorre, infatti tenere presente la variabilità storica dei concetti, ovvero l’estrema mutevolezza dei contesti in cui essi prendono forma. Che è a dire il non ipostatizzare un’idea, una modalità – il concetto di lavoro, ad esempio – alla stregua di una categoria naturale ed immutabile dell’intelletto. Oggi, sembra difficile proporre una produttiva politica di incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato, a fronte delle contingenti difficoltà dell’iniziativa privata, del nanismo imprenditoriale che caratterizza il tessuto produttivo italiano e delle mutevoli caratteristiche della produzione nella concorrenza globale; sembra, altresì, difficile ritornare ad uno scriteriato sistema in cui lo stato si propone come «datore di lavoro», per far fronte alle particolari difficoltà di alcune zone del paese; inoltre, vale la pena ricordare che la stessa stabilità del lavoro, oggi, sembra essere oggetto di una riflessione, trasversale e competente, sull’eccessiva procedimentalizzazione del licenziamento [il dibattito sull’art. 18, l. n. 300/1970], al fine di rendere possibile una riduzione delle asimmetrie vigenti, ovvero una flessibilizzazione dell’intero mercato [cfr. Ichino 2008].&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Contestualmente, occorre prendere in considerazione la frammentazione&lt;/b&gt; del mercato del lavoro, la non linearità delle esperienze lavorative, l’ibridazione tra autonomia e subordinazione, l’armonizzazione tra tempo di lavoro e tempo di vita, la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, le possibilità di emancipazione della persona, di crescita professionale. In poche parole, un certo tasso di circolazione dei diritti che consenta di assumere quali obiettivi primari la stabilità esistenziale e la crescita complessiva del capitale umano. È importante, quindi, riuscire ad orientarsi nella direzione di politiche che siano in grado di tenere insieme le libertà del singolo [emancipazione] e le aspettative che la società coltiva su di esso [capitale sociale]. Il diritto al lavoro diviene, quindi, diritto di accedere al lavoro [cfr. Supiot 2003], laddove, da un lato, il «diritto di accedere» non è più esclusivamente finalizzato alla realizzazione di posti fissi, bensì alla formazione di un capitale umano utile alla variabilità delle esigenze produttive e, quindi, che riesca a creare le condizioni per accedere al mercato del lavoro formale [il diritto ad una formazione gestita dal pubblico e dai soggetti sociali], dall’altro un «lavoro» che non può più essere considerato solamente come impiego formale [lavoro in famiglia, volontariato civile, lavori socialmente utili, formazione autofinanziata].&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Esistono dei limiti nelle teorie e nelle concezioni universalistiche&lt;/b&gt; dei sussidi di disoccupazione - legate cioè al criterio della cittadinanza. In particolare, per le caratteristiche del contesto italiano, non univocamente riconducibili alla grave situazione del debito pubblico italiano [ad esempio, riuscire ad individuare i soggetti realmente bisognosi]. Alcuni limiti si potrebbero individuare, anche, nella previsione assistenziale - essenzialmente passivizzante - del disoccupato che si evince dall’articolo 38 della nostra Carta fondamentale, innanzi ad un mercato del lavoro che chiede, sempre più [soprattutto ai giovani], di liberare le proprie capacità e lo spirito di iniziativa. A prescindere da ciò, è sempre opportuno sottolineare la, ormai lunghissima, attesa al fine di rendere possibili le condizioni della dignità esistenziale per tutte le tipologie di disoccupati, modernizzando un sistema di regole aggrappato con le unghie alle catene di montaggio del fordismo industriale.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;In ultima analisi, tanto la distinzione tra status di disoccupazione&lt;/b&gt; e status di inoccupazione, quanto l’auspicabile riconoscimento, da parte del diritto, di tipologie di lavoro non strettamente legate al mercato del lavoro formale, consentirebbero l’individuazione di segmenti particolarmente bisognosi e meritori di tutela al fine di rendere possibili porzioni di libertà, di sicurezza, quand’anche di utilità sociale, nella consapevolezza di dover intervenire a tutela del lavoro flessibile e di molte altre situazioni contingenti. Questi potrebbero essere alcuni criteri utili per la configurazione di un diritto ad accedere al lavoro di mercato e non [cfr. Villa 2009].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bibliografia essenziale:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Ichino, P., 2008, Scenari di riforma del mercato del lavoro italiano, in "Italianieuropei", n. 04/2008;&lt;br /&gt;2. Istat, 2009, Rapporto annuale. La situazione del Paese nel 2008, Roma, Istat;&lt;br /&gt;3. Liso, F., 2009, Il diritto al lavoro, in "Giornale di diritto del lavoro e di relazioni industriali", n. 121/2009;&lt;br /&gt;4. Supiot, A., 2003, Il futuro del lavoro, Roma, Carocci;&lt;br /&gt;5. Villa, A., 2009, Flessibilità e nuove forme di sicurezza sociale, in "Queste Istituzioni", n. 153/2009. &lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Fonte: &lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(0, 51, 0);font-family:trebuchet ms;" &gt;L'Unità&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5026955102150235772-6703816441928920870?l=bresciaincontriamoci.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/feeds/6703816441928920870/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5026955102150235772&amp;postID=6703816441928920870' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/6703816441928920870'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/6703816441928920870'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/2009/11/flessibilita-o-stabilita-il-diritto-di.html' title='FLESSIBILITÀ O STABILITÀ? IL DIRITTO DI ACCEDERE AL LAVORO'/><author><name>Massimo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15168076062656097937</uri><email>bllmsm57a@gmail.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02987904092050485824'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvxRrvCOW9I/AAAAAAAALEM/JSocdXhjVoI/s72-c/lavoro2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5026955102150235772.post-6600437436497296789</id><published>2009-11-12T02:42:00.000+01:00</published><updated>2009-11-12T02:42:00.573+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='commento'/><title type='text'>I muri da abbattere non mancano. Spesso sono invisibili.</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svsw2kgJu3I/AAAAAAAALDk/jPBastLbqUg/s1600-h/muro_abb2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svsw2kgJu3I/AAAAAAAALDk/jPBastLbqUg/s320/muro_abb2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Di quella speciale felicità, vent' anni dopo, si sente una mancanza struggente. A parte le guerre e le stragi - che sono, per altro, la cosa più vecchia del mondo - niente di veramente nuovo è accaduto, e niente di veramente nuovo sembra aspettarci al varco. E se perfino noi, che abbiamo vissuto ben più della metà della nostra vita, viviamo questa grande stagnazione come un furto di speranza, chissà i ragazzi. Un futuro uguale al presente può bastare agli anziani, può addirittura rassicurarli. Ma è fisiologicamente ostile ai giovani: ne contraddice la natura. Il solo augurio che possiamo fare ai nostri figli è poter vivere almeno un paio di ' 89, chissà dove e chissà come. I muri da abbattere non mancano. Spesso sono invisibili.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Fonte: &lt;b style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Michele Serra - Repubblica &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5026955102150235772-6600437436497296789?l=bresciaincontriamoci.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/feeds/6600437436497296789/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5026955102150235772&amp;postID=6600437436497296789' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/6600437436497296789'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/6600437436497296789'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/2009/11/i-muri-da-abbattere-non-mancano-spesso.html' title='I muri da abbattere non mancano. Spesso sono invisibili.'/><author><name>Massimo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15168076062656097937</uri><email>bllmsm57a@gmail.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02987904092050485824'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svsw2kgJu3I/AAAAAAAALDk/jPBastLbqUg/s72-c/muro_abb2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5026955102150235772.post-8581580815654186421</id><published>2009-11-12T01:13:00.000+01:00</published><updated>2009-11-12T01:13:01.045+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia?'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='commento'/><title type='text'>Lo stato d'eccezione della nostra democrazia</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvssBlTNylI/AAAAAAAALDU/uumyqKTQDtI/s1600-h/massimo_giannini2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvssBlTNylI/AAAAAAAALDU/uumyqKTQDtI/s320/massimo_giannini2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;Ora ce la racconteranno come una grande riforma "erga omnes"&lt;/b&gt;, che tutela l'interesse di tutti i cittadini. Un compromesso sofferto e importante, che difende lo "stato di diritto" finora vulnerato da una magistratura politicizzata e inefficiente. E invece il "lodo" Berlusconi-Fini sulla giustizia è l'ennesima e scandalosa legge su misura, che copre gli interessi di una singola persona. Un patto scellerato e indecente, che conferma lo "stato di eccezione" in cui è precipitata la nostra democrazia. I due leader erano arrivati a questo faccia a faccia in condizioni molto diverse. Il presidente del Consiglio, scoperto dalla bocciatura del Lodo Alfano, era agito dalla necessità di risolvere ancora una volta per via legislativa le sue passate pendenze di natura giudiziaria, e di salvarsi anche dai rischi futuri. Obiettivo irrinunciabile, per non perdere il governo. Il presidente della Camera, schiacciato dalla formidabile pressione mediatica e politica della macchina da guerra berlusconiana, aveva l'opportunità di uscire dall'angolo nel quale lo stava relegando il Pdl, e di salvare anche il suo profilo istituzionale. Obiettivo raggiungibile, per non perdere la faccia. L'accordo raggiunto, anche se umilia il dettato costituzionale e distorce l'ordinamento giuridico, soddisfa le esigenze del capo del governo e della terza carica dello Stato.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il disegno di legge che sarà presentato nei prossimi giorni&lt;/b&gt; (e qui sta il salvacondotto del premier e del suo avvocato Ghedini) conterrà la riforma del processo, che diventerà "breve". Non potrà durare più di sei anni, cioè due anni per ciascun grado di giudizio. Formalmente, una giusta risposta all'insopportabile lunghezza dei processi italiani, che durano mediamente sette anni e mezzo nel civile e 10 anni nel penale. Sostanzialmente, un colpo di spugna su due processi che vedono coinvolto il Cavaliere: il processo Mediaset per frode fiscale sui ...&lt;span id="fullpost"&gt; diritti televisivi (che con le nuove norme decade a fine novembre) e il processo Mills per corruzione in atti giudiziari (che a "riforma" approvata decade nel marzo 2010).&lt;br /&gt;Ma nello stesso disegno di legge (e qui sta la via di fuga di Fini e del suo avvocato Bongiorno) non ci saranno le norme sulla prescrizione breve, che lo stesso Berlusconi avrebbe voluto inserire nel testo e Fini gli ha chiesto di espungere per non incappare nel no di Giorgio Napolitano. Questa norma, che ridurrebbe di un terzo la prescrizione dei reati la cui pena edittale è inferiore ai 10 anni, non si può proprio infilare in una "riforma", per quanto sedicente o bugiarda possa essere. Renderebbe ancora più estesa, e dunque insostenibile, la già colossale amnistia che si realizzerà con la modifica del "processo breve".&lt;br /&gt;&lt;b&gt;L'opinione pubblica non la capirebbe. E il Quirinale&lt;/b&gt;, ammesso che possa considerare costituzionalmente legittima l'abbreviazione del processo, sicuramente non firmerebbe anche l'abbreviazione della prescrizione. Meglio soprassedere, per ora. Questo è lo schema. Questo è lo "scambio". Che riproduce del resto un metodo già collaudato nelle passate legislature: Berlusconi chiede 1000, sapendo che si potrà accontentare di 100. Gli alleati glielo concedono, facendo finta di avergli tolto 900. È così. È sempre stato così. Almeno quando in gioco ci sono le due questioni cruciali, sulle quali il Cavaliere non ha mai ceduto e mai cederà: gli affari e la giustizia. Certo, a Berlusconi avrebbe fatto più comodo portare a casa l'intero pacchetto. Il "processo breve" porta all'estinzione del processo stesso, e quindi copre il premier sul passato. La "prescrizione breve" porterebbe alla decadenza del reato, e quindi lo coprirebbe anche su eventuali inchieste future. Ma per ora gli conviene accontentarsi.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Nulla vieta, magari durante il dibattito parlamentare sul ddl&lt;/b&gt;, di ripresentare la norma sulla prescrizione breve con un bell'emendamento intestandolo al solito, apposito peone della maggioranza (come insegna l'esperienza delle precedenti leggi-vergogna varate o tentate del premier, dalla Cirielli alla Nitto Palma, dalla Cirami alla Pittelli). Oppure, perché no, nulla vieta di tradurre subito in legge quello che ormai possiamo chiamare il "Lodo Minzolini", cioè la reintroduzione dell'immunità parlamentare, avventurosamente ma forse non casualmente suggerita dal (o al) direttore del Tg1 in un editoriale televisivo di due sere fa.&lt;br /&gt;Eccolo, il "paesaggio" di questo drammatico autunno italiano. Ancora una volta, in questo Paese si straccia il contratto sociale e costituzionale, che ci vuole tutti uguali davanti alla legge. Si sospende l'applicazione dello stato di diritto, che ci vuole tutti ugualmente sottoposti alle sue regole. In nome della "volontà di potenza" di un singolo, e di un'idea plebiscitaria e populista della sua fonte di legittimazione: sono stato scelto dagli elettori, dunque i cittadini vogliono che io governi. O in nome della "ragion politica" di un sistema: non c'è altro premier all'infuori di me, dunque io e solo io devo governare.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Questo c'è, oggi, sul piatto della bilancia della nostra democrazia.&lt;/b&gt; Lo "stato di eccezione", appunto. Quello descritto da Carl Schmitt. Che è simbolo dell'autoritarismo poiché sempre lo "decide il sovrano". Che si presenta "come la forma legale di ciò che non può avere forma legale". Che è "la risposta immediata del potere ai conflitti interni più estremi". Che costituisce un "punto di squilibrio fra diritto pubblico e fatto politico", poiché precipita la democrazia in una "terra di nessuno".&lt;br /&gt;Se questa è la portata della sfida, occorre che il Pd si mostri all'altezza di saperla raccogliere. Di fronte a questa nuova distorsione della civiltà repubblicana non basta rifugiarsi nella routinaria ripetizione di uno slogan generale al punto da risultare quasi generico. Sì a riforme della giustizia, no a norme salva-processi, sostiene Pierluigi Bersani. Sarebbe ora che il centrosinistra cominciasse a spiegare qual è, se esiste, la "sua" riforma della giustizia. Ma nel far questo, dovrebbe anche spiegare all'opinione pubblica, con tutta la forza responsabile di cui è capace, che quella di Berlusconi non è una riforma fatta per i cittadini, ma solo un'altra emanazione della sua "auctoritas", che ormai sovrasta ed assorbe la "potestas" dello Stato e del Parlamento.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La partita vera, a questo punto, è più alta e più impegnativa.&lt;/b&gt; Si può continuare a tollerare uno "stato di eccezione" sistematicamente decretato da Berlusconi? E il Pd vuol giocare fino in fondo questa partita, mobilitando su di essa la sua gente e sensibilizzando su di essa tutti gli elettori? Scrive Giorgio Agamben che quando "auctoritas" e "potestas" coincidono in una sola persona, e lo stato di eccezione in cui essi si legano diventa la regola, allora "il sistema giuridico-politico diventa una macchina letale". Il Paese sarebbe ancora in tempo per fermarla, se solo se ne rendesse conto.&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Fonte: &lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(0, 51, 0);font-family:trebuchet ms;" &gt;Massimo Giannini - Repubblica&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5026955102150235772-8581580815654186421?l=bresciaincontriamoci.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/feeds/8581580815654186421/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5026955102150235772&amp;postID=8581580815654186421' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/8581580815654186421'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/8581580815654186421'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/2009/11/lo-stato-deccezione-della-nostra.html' title='Lo stato d&apos;eccezione della nostra democrazia'/><author><name>Massimo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15168076062656097937</uri><email>bllmsm57a@gmail.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02987904092050485824'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvssBlTNylI/AAAAAAAALDU/uumyqKTQDtI/s72-c/massimo_giannini2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5026955102150235772.post-1670401794055911114</id><published>2009-11-12T01:04:00.000+01:00</published><updated>2009-11-12T01:04:01.020+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Partito Democratico'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pierluigi Bersani'/><title type='text'>Una linea (finalmente) e la possibile unità</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svs5YEPrJpI/AAAAAAAALD0/axAC6mR4pxg/s1600-h/franco_monaco1.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svs5YEPrJpI/AAAAAAAALD0/axAC6mR4pxg/s320/franco_monaco1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;Con il suo stile sobrio, quasi con il gusto dell’antiretorica&lt;/b&gt;, Bersani ha tracciato una linea. Finalmente.&lt;br /&gt;Provo a spiegare le ragioni per cui mi convince, ma merita preliminarmente osservare che egli lo ha potuto fare esattamente perché, a monte, si è avuta una competizione plurale, un confronto serrato. Quel che palesemente non ci fu nelle primarie del 2007. Primarie viziate da una ambiguità/contraddizione: l’investitura plebiscitaria non tanto di un segretario di partito quanto piuttosto di un candidato premier di elezioni considerate imminenti e che, con quella accelerazione, si è contribuito ad avvicinare. Del resto, il noto discorso del Lingotto configurava un programma di governo più che una visione di partito. Un limite che ha privato il Pd veltroniano di una linea coerente e riconoscibile sostenuta da una maggioranza politicamente qualificata. Lì sta la radice di quel “maanchismo” bollato dalla parodia di Crozza.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;È giusto e apprezzabile l’impegno di Bersani a ricomporre l’unità&lt;/b&gt; dopo una competizione aspra, a condizione che ciò non vada a discapito della coerenza con la linea da lui prospettata. La sua replica, sotto questo profilo, è stata utilmente più affilata della relazione introduttiva. La linea tracciata, dicevo, mi convince per tre ragioni. La prima: il suo presupposto sta nel riconoscimento di sconfitte, errori, e responsabilità e dunque nell’esigenza di correggere sensibilmente il corso seguito sin qui. Questa è stata la prima, decisiva discriminante dentro il confronto congressuale. Che ci ha diviso da chi ha rappresentato e raccontato le elezioni politiche come una mezza vittoria e la costruzione del partito come un processo ben avviato cui dare solo compimento. No, il partito non gode di buona salute e quelle alle nostre spalle non sono semplici sconfitte elettorali (che ci potevano stare), ma sconfitte politiche di portata strategica certificate dalla condizione di un centrosinistra più piccolo e più diviso. Chi ragiona secondo un ottica bipolare non può contentarsi di un dignitoso risultato di partito (33 per cento), ma deve privilegiare la lettura del risultato d’insieme, dello scarto tra i due schieramenti antagonisti. La declamata vocazione maggioritaria deve concretarsi nell’ambizione di vincere. Si rammentino le metafore che ci accompagnarono al tempo dell’Ulivo: il Pd deve pensare a se stesso (e agire di conseguenza) come major ...&lt;span id="fullpost"&gt; party, come motore e timone di una più vasta alleanza riformatrice e di governo.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La seconda ragione sta nell’impegno assunto da Bersani a riaprire il cantiere dell’Ulivo&lt;/b&gt; colpevolmente affossato. L’Ulivo non è l’Unione come si è voluto equivocare, ma l’idea di un Pd soggetto unitario e fattore di unità, che inscrive nel suo dna la politica delle alleanze, certo compatibile con una proposta di governo. L’opposto dell’autosufficienza cui tanto si è applaudito maliziosamente da destra quale “scelta felice e coraggiosa”, nel mentre Berlusconi faceva l’esatto contrario, mettendo le basi del Pdl e consolidando l’alleanza con la Lega. Cioè facendo da federatore del suo campo di forze. A chi, con sconcertante leggerezza, ha sostenuto che i quindici anni alle nostre spalle (sono poi quelli dell’Ulivo) sarebbero da buttare è utile rammentare che, grazie a esso, la sinistra italiana è assurta finalmente, per la prima volta dopo mezzo secolo, a responsabilità di governo, sbloccando la democrazia italiana. Scusate se è poco.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La terza ragione del mio consenso sta nell’accento posto da Bersani sull’identità del partito.&lt;/b&gt; Non identità ideologica e tanto meno monoideologica declinata al passato, ma identità ideale e politica proiettata verso il futuro. Che una tale esigenza di mettere a fuoco il profilo identitario del Pd sia la precondizione per dare vita a un partito vero è dimostrato dalla deriva verso un partito omnibus, un partito assembramento, quasi un happening, che abbiamo conosciuto di recente.&lt;br /&gt;Penso al reclutamento di personale politico secondo la logica del marketing (compreso l’imprenditore, rigorosamente di destra, che giustamente poi ci lascia) e non in coerenza con una visione e un progetto condivisi. Penso all’inflazione dell’appello alla cosiddetta libertà di coscienza di chi interpreta il partito come un taxi. Penso a Rutelli: a parte i tempi e i modi singolari del suo congedo, fa riflettere la circostanza che uno dei fondatori del Pd coltivasse una visione così eccentrica di esso, che pretendesse la cancellazione di ciò che evoca la parola sinistra, che invocasse un partito ispirato a quello israeliano di Sharon, che dichiari oggi di privilegiare interlocutori quali Casini, Montezemolo e Fini. Uomini rispettabilissimi ma che è difficile ascrivere a una prospettiva di centrosinistra. È la prova provata che la priorità delle priorità fosse e sia quella di dare un’identità a un partito vero.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Poi, in futuro, per meglio definire tale identità, potremo anche dividerci lungo linee diverse&lt;/b&gt; da quelle che abbiamo conosciuto in questo congresso, ma la precondizione è quella di dare vita a un partito degno di questo nome. Un partito che si conformi all’articolo 49 della Costituzione e non al modello evanescente del suoi primi due anni, ma neppure a quello chiuso e oligarchico del passato meno recente.&lt;br /&gt;Certo, ora spetta a Bersani e a chi più strettamente coopererà con lui dimostrare che erano caricaturali le rappresentazioni dei suoi critici, cogliere in positivo l’anima di verità inscritta nelle piattaforme dei suoi competitori. Su questa sintesi più alta, e non sugli organigrammi, si deve ricomporre l’unità del partito. In questo senso Franceschini ha già ha dato un positivo contributo rifiutandosi alla vecchia logica organigrammatica e contrattualistica di Marini, il quale non rende un servizio utile al buon nome del popolarismo riducendolo a lobby o corrente separata.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Un partito vero è la base su cui costruire un partito nuovo&lt;/b&gt;, aperto, laico, plurale, democratico davvero. Un partito, altresì, che, proponendosi di allestire un’alternativa di governo a Berlusconi, non riduca minimamente la sua energia oppositiva. Un partito che non si vede perché debba delegare ad altri la rappresentanza del centro della società italiana prima e più che del centro del sistema politico. Ma questi sono appunto il compito e la sfida che ci attendono.&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Fonte: &lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(0, 51, 0);font-family:trebuchet ms;" &gt;Franco Monaco - Europa&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5026955102150235772-1670401794055911114?l=bresciaincontriamoci.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/feeds/1670401794055911114/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5026955102150235772&amp;postID=1670401794055911114' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/1670401794055911114'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/1670401794055911114'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/2009/11/una-linea-finalmente-e-la-possibile.html' title='Una linea (finalmente) e la possibile unità'/><author><name>Massimo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15168076062656097937</uri><email>bllmsm57a@gmail.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02987904092050485824'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svs5YEPrJpI/AAAAAAAALD0/axAC6mR4pxg/s72-c/franco_monaco1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5026955102150235772.post-6834926662569334442</id><published>2009-11-12T01:02:00.000+01:00</published><updated>2009-11-12T01:02:00.148+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vergogna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fame nel mondo'/><title type='text'>Malnutrizione, fondi invariati da 7 anni «Troppi sprechi negli aiuti alimentari»</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svsm9zJXhwI/AAAAAAAALDE/ZqtU-k3_aY4/s1600-h/fame_nelmondo2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svsm9zJXhwI/AAAAAAAALDE/ZqtU-k3_aY4/s320/fame_nelmondo2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;Finanziamenti invariati da sette anni e tanti sprechi.&lt;/b&gt; La denuncia arriva dall'organizzazione Medici senza Frontiere e riguarda un tema scottante, la malnutrizione. Una vera e propria condanna per un numero troppo grande di bambini (da 3,5 a 5 milioni ogni anno), che rischiano invalidità permanenti, malattie gravissime (polmonite, diarrea, malaria, morbillo, Aids) o la morte.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;36 PAESI PIÙ COLPITI &lt;/b&gt;- A una settimana dal vertice della Fao sulla sicurezza alimentare, dal 16 al 18 novembre a Roma, Msf ha presentato il rapporto «Malnutrizione, quanto è stato speso» (il pdf in italiano), basato sull'analisi dei flussi finanziari dal 2004 al 2007 paragonati al triennio precedente su dati Ocse, Commissione Europea, Gates Foundation e Unitaid. Se ne deduce che gli stanziamenti dei Paesi ricchi per combattere la malnutrizione sono rimasti invariati negli ultimi sette anni e non superano i 350 milioni di dollari. Secondo Msf andrebbero moltiplicati almeno per 30, con in più un netto cambio di passo nell'assegnazione e nella distribuzione del cibo: solo così, dice l'organizzazione, si potrà offrire un futuro a quei milioni di bambini. La Banca Mondiale ha calcolato che per combattere la fame nel mondo servono almeno 12 miliardi e mezzo all'anno. I Paesi più gravemente colpiti sono 36, lì si concentra il 90% dei bambini malati di rachitismo: Afghanistan, Angola, Bangladesh, Burundi, Burkina Faso, Cambogia, Camerun, Repubblica Democratica del Congo, Costa d'Avorio, Egitto, Etiopia, Ghana, Guatemala, India, Indonesia, Iraq, Kenya, Madagascar, Malawi, Mali, Mozambico, Myanmar, Nepal, Niger, Nigeria, Pakistan, Perù, Filippine, Sudafrica, Sudan, Tanzania, Turchia, Uganda, Vietnam, Yemen, Zambia.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;SPRECHI NEGLI AIUTI&lt;/b&gt; - Sebbene miliardi di dollari di assistenza internazionale siano classificati come «aiuti alimentari per lo sviluppo e sicurezza alimentare» o «aiuti alimentari d’emergenza» - denuncia Msf -, meno del 2% viene effettivamente speso in interventi destinati specificamente a ridurre la malnutrizione infantile. I fondi esistenti vengono sprecati attraverso pratiche inefficienti, come la politica del governo degli Stati Uniti che invia aiuti alimentari in natura aumentando i costi di 600 milioni di dollari rispetto a una politica di acquisti di aiuti alimentari in loco. Molti dei buchi nei finanziamenti potrebbero essere riempiti semplicemente ricollocando i fondi esistenti a favore dei gruppi più vulnerabili, i bambini appunto, e verificando che le risorse ...&lt;span id="fullpost"&gt; esistenti siano realmente accessibili ai più poveri.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;ALIMENTI INADEGUATI&lt;/b&gt; - «Questo rapporto documenta il fatto che gli interventi nutrizionali che si sono dimostrati in grado di ridurre il numero delle morti sono rimasti drammaticamente sottofinanziati - dice Stéphane Doyon, responsabile nutrizione di Msf e co-autore del rapporto -. L'assenza di sforzi mirati significa che i bambini più piccoli ricevono alimenti inadeguati che non contengono gli elementi nutrizionali fondamentali di cui hanno bisogno. Esistono opportunità per aumentare in parte i fondi destinati alla nutrizione semplicemente migliorando l’efficienza delle politiche esistenti dei governi donatori». Secondo gli autori del rapporto i governi possono migliorare gli aiuti introducendo alimenti più cari ma più adeguati da un punto di vista nutrizionale alle esigenze dei bambini più piccoli. «Il G8 dell'Aquila e il G20 - conclude Daniel Berman, vicedirettore del programma di accesso ai farmaci di Msf - hanno stanziato 20 miliardi per la sicurezza alimentare. Ma se non vogliamo condannare a morte milioni di bambini non basta dare sostegno all'agricoltura, si deve investire anche sulla nutrizione».&lt;br /&gt;&lt;b&gt;PRODUZIONE AGRICOLA&lt;/b&gt; - Un tema, quello del sostegno all'agricoltura, che ha affrontato anche il direttore generale della Fao Jacques Diouf, presentando il vertice mondiale sulla sicurezza alimentare. «Senza azioni decisive da parte degli Stati il numero degli affamati nel mondo potrebbe accrescersi e non può essere esclusa una nuova crisi alimentare» ha detto Diouf, ribadendo l'invito ai governi mondiali a investire 44 miliardi di dollari all'anno per aumentare la produzione agricola e rilanciare il settore rurale nei Paesi in via di sviluppo. Posizione molto diversa da quella dell'organizzazione dei medici giramondo: «Il vertice rischia di fallire se i governi continueranno a spendere poco per lottare contro la malnutrizione infantile - denuncia Doyon di Msf -. Si commetterebbe un gravissimo errore se gli sforzi per sostenere la produzione locale di cibo fossero supportati a spese di un impegno per migliorare e aumentare i programmi nutrizionali».&lt;br /&gt;&lt;b&gt;«APPROCCI DIVERSI»&lt;/b&gt; - «Si tratta di due approcci diversi - spiega Silvia Mancini di Msf a Corriere.it -. Quello della Fao è strutturale, impostato sul lungo periodo, il nostro sulla soluzione in tempi rapidi del problema della malnutrizione infantile. Pensiamo infatti che per rilanciare l'economia di un Paese si debba assicurare che quelli che oggi sono bambini possano diventare adulti sani e così contribuire alla produttività. I due approcci dovrebbero essere integrati, anche perché se si interviene solo sull'agricoltura si rischia che i prodotti non arrivino ai giusti destinatari. Peraltro i bambini malnutriti hanno bisogno di prodotti diversificati, comprese le proteine della carne».&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Fonte: &lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(0, 51, 0);font-family:trebuchet ms;" &gt;Laura Cuppini - Corriere della Sera&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5026955102150235772-6834926662569334442?l=bresciaincontriamoci.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/feeds/6834926662569334442/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5026955102150235772&amp;postID=6834926662569334442' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/6834926662569334442'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/6834926662569334442'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/2009/11/malnutrizione-fondi-invariati-da-7-anni.html' title='Malnutrizione, fondi invariati da 7 anni «Troppi sprechi negli aiuti alimentari»'/><author><name>Massimo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15168076062656097937</uri><email>bllmsm57a@gmail.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02987904092050485824'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svsm9zJXhwI/AAAAAAAALDE/ZqtU-k3_aY4/s72-c/fame_nelmondo2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5026955102150235772.post-958569490116031709</id><published>2009-11-12T00:56:00.001+01:00</published><updated>2009-11-12T00:56:00.416+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia?'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Riforma Giustizia'/><title type='text'>Processo breve, si allungano i tempi Anm: "A vuoto migliaia di procedimenti"</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvszXuohrWI/AAAAAAAALDs/VuwTtG8Utj4/s1600-h/giustizia.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvszXuohrWI/AAAAAAAALDs/VuwTtG8Utj4/s320/giustizia.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;Maggioranza al lavoro per mettere nero su bianco il dd&lt;/b&gt;l sul 'processo breve' dopo l'incontro di ieri tra Berlusconi e Fini. "Il ddl sulla giustizia inizierà oggi il suo percorso in Senato", ha annunciato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti. "So che ci hanno lavorato stanotte", ha poi aggiunto. I tempi, però, sembrano slittare almeno fino a domani. E Margherita Boniver del Pdl ha presentato oggi alla Camera una proposta di legge costituzionale per il ripristino dell'immunità parlamentare.&lt;br /&gt;Slittamento dei tempi. Che i tempi si stiano allungando lo conferma, indirettamente, il presidente del Senato, Renato Schifani: "Il ddl? Non l'hanno ancora nemmeno presentato. Avremo tempo e occasione per parlarne", ha detto a margine dell'effettuazione del test antidroga.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;"Di certo io non ci ho lavorato tutta la notte"&lt;/b&gt;, ha fatto sapere il presidente della commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli del Pdl. "Mi risulta che sarà presentato in Senato - ha detto - ma io il testo non l'ho letto e non so nulla. Attendo che venga depositato". Intanto ne pomeriggio il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha ricevuto a Palazzo Grazioli il ministro della giustizia, Angelino Alfano.&lt;br /&gt;Sherpa all'opera. Continua il lavoro dei tecnici del Pdl, i componenti dell'ufficio legislativo e, a quanto pare, anche il consulente giuridico del premier Niccolò Ghedini (che fa la spola tra palazzo Grazioli e le Camere) sono impegnati negli uffici del presidente dei senatori del Partito delle libertà Maurizio Gasparri, che dovrebbe essere primo firmatario del testo.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Secondo Bonaiuti "l'incontro di ieri tra Berlusconi e Fini è andato bene&lt;/b&gt;, il nostro problema è sempre quello: che se non c'è dibattito all'interno del Pdl, viene definito come una sede senza confronto, mentre se c'è un minimo di dibattito tutti dicono che è rissa. Invece, non è così".&lt;br /&gt;Al momento il nodo su cui si sono bloccati gli sherpa che stanno lavorando al testo i lavori è la norma transitoria che dovrebbe consentire l'applicazione delle nuove ...&lt;span id="fullpost"&gt;  norme ai processi in corso. Un busillis di non facile soluzione. Per non allargare troppo la platea dei ricorrenti alla nuova prescrizione processuale (la linea sostenuta dal presidente della Camera Fini), va stabilito che la nuova normativa possa essere estesa soltanto agli incensurati e soltanto per i processi in primo grado. Ma così facendo, analizza una fonte del Pdl esperta in diritto, chiunque si trovasse in appello, magari da sei anni, potrebbe sollevare la questione di costituzionalità di fronte alla Consulta per disparità di trattamento rispetto ad altri in giudizio, vanificando gli sforzi per avere la legge in tempo record.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Immunità parlamentare. Margherita Boniver del Pdl&lt;/b&gt; ha presentato oggi alla Camera una proposta di legge costituzionale per il ripristino dell'immunità parlamentare. "L'immunità che esiste in molti ordinamenti europei, nonché al Parlamento europeo - ha dichiarato afferma - rappresentava uno dei pilastri della Costituzione italiana. Fu cancellata con un incredibile atto di vigliaccheria dall'Assemblea di Palazzo Madama nell'ottobre del 1993 in clima di pesante intimidazione. La proposta di legge composta di un solo articolo ripristina un Istituto volto a tutelate l'interesse della collettività, prevenendo eventuali condizionamenti del potere giudiziario sullo svolgimento della dialettica politica".&lt;br /&gt;&lt;b&gt;L'opposizione. Intanto dall'opposizione tutti prendono le distanze.&lt;/b&gt; "Si può rimproverare tutto al Pdl salvo che non dicano con chiarezza che queste leggi servono per Berlusconi, se no non ci sarebbe ragione che venissero fatte in questi momenti", ha detto il leader dell'Udc Casini. "Non si può - ha aggiunto - per ammazzare un processo, ammazzarne centomila. Esiste la maggioranza dei cittadini italiani che viene vessata dai ritardi della giustizia. Non accettiamo che lo Stato sia forte con i deboli e debole con i forti".&lt;br /&gt;"E' evidente che dopo la Cerami, la Cirielli, il lodo Schifani e il lodo Alfano, si cerca di introdurre l'ennesima norma per consentire al premier di farla franca". Ne è convinto il Presidente del Gruppo Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario, secondo il quale "il centrodestra se ne frega dei problemi veri della giustizia".&lt;br /&gt;&lt;b&gt;"Se si vogliono accorciare i processi si lavori su i processi, sulle strutture, sulle regole&lt;/b&gt; di procedura ma non si metta un limite di 6 anni che per tutta una serie di reati è troppo breve", ha dichiarato la capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro, intervenendo a La telefonata su Canale5. "E' un ragionamento complesso di sistema che non va affrontato con scappatoie. Noi siamo disponibilissimi a rimettere in moto la macchina della giustizia per avere una giustizia rapida ed efficiente". Ma ultimamente, ha sottolineato la Finocchiaro, "o si lavora per salvaguardare gli interessi di uno solo oppure si lavora con un attacco all'indipendenza della magistratura che ultimamente noi riteniamo non accettabile in una democrazia moderna".&lt;br /&gt;L'Anm: "Un enorme numero di processi a rischio". Un allarme è stato lanciato da Luca Palamara, presidente dell'associazione nazionale magistrati, dopo un incontro con i responsabili giustizia del Pdl, Ghedini, Costa e Papa.&lt;br /&gt;"&lt;b&gt;L'ipotesi del processo breve - ha sottolineato Palamara - è un'idea&lt;/b&gt; che in astratto ci trova d'accordo, ma in concreto, senza interventi strutturali, rischia di creare seri danni al processo penale". Già oggi, aggiunge il segretario Giuseppe Cascini, "è già alto, pari a decine di migliaia, il numero di procedimenti che si concludono con la prescrizione, che è una sconfitta per lo Stato. E questo fenomeno diventerebbe maggiore. Oggi non ci sono le condizioni normative e organizzative per fare un processo breve. Per noi il Ddl è una scelta sbagliata".&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Fonte: &lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(0, 51, 0);font-family:trebuchet ms;" &gt;Repubblica&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5026955102150235772-958569490116031709?l=bresciaincontriamoci.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/feeds/958569490116031709/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5026955102150235772&amp;postID=958569490116031709' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/958569490116031709'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/958569490116031709'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/2009/11/processo-breve-si-allungano-i-tempi-anm.html' title='Processo breve, si allungano i tempi Anm: &quot;A vuoto migliaia di procedimenti&quot;'/><author><name>Massimo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15168076062656097937</uri><email>bllmsm57a@gmail.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02987904092050485824'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvszXuohrWI/AAAAAAAALDs/VuwTtG8Utj4/s72-c/giustizia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5026955102150235772.post-5573492199961206499</id><published>2009-11-12T00:54:00.000+01:00</published><updated>2009-11-12T00:54:00.427+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cronaca politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='PD'/><title type='text'>Il caso Cucchi è politica, caro Pd</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svs8q9c8p3I/AAAAAAAALEE/CGIHJZExHVY/s1600-h/cucchi_stefano.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svs8q9c8p3I/AAAAAAAALEE/CGIHJZExHVY/s320/cucchi_stefano.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;Caro segretario Bersani, cara presidente Bindi&lt;/b&gt;, come membro dell’assemblea nazionale del Pd ho ascoltato con attenzione e piena condivisione le vostre relazioni e i vostri interventi di sabato scorso. Ho pensato, mentre parlavate, che avrei voluto sentir pronunciare, in quell’assemblea, un nome e un cognome che – se non sbaglio – non è stato detto da alcuno: quello di Stefano Cucchi, il giovane romano morto la mattina del 22 ottobre scorso nel reparto detentivo dell’ospedale Sandro Pertini. Da due settimane, a quella vicenda, dedico pressoché tutto il mio tempo e le mie energie: tutta la mia politica, per come la so e la posso fare. Perché di questo si tratta: seguire questa storia tragica, cercare di raggiungere la verità, farne occasione per una riflessione pubblica è, in primo luogo, un’urgenza politica. Per questa ragione mi è dispiaciuto il fatto che personalità del Pd, alcune assai eminenti, non abbiano voluto raccogliere il mio invito a occuparsi di questa vicenda, a farne materia di interrogazioni parlamentari e soprattutto di iniziativa pubblica. Credo che, dietro tale atteggiamento (non attribuibile, certo, a indifferenza) vi sia un grave errore di valutazione.&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Interessarsi della morte di Stefano Cucchi non ha a che fare in alcun modo con i “buoni sentimenti”&lt;/b&gt; (quelli se ci sono, tanto meglio: ma non sono indispensabili) e nemmeno con virtù come la compassione e la solidarietà umana (preziose, ma anch’esse non irrinunciabili). Interessarsi delle cause e delle responsabilità della morte di Cucchi significa fare un discorso propriamente politicoistituzionale: perché lì, proprio lì, nell’agonia di una persona senza tutele e senza risorse, ridotto nelle parole di Carlo Giovanardi (e nei pensieri di troppi) a una «larva», si rivela tutta la povertà della nostra vita sociale, del ...&lt;span id="fullpost"&gt; sistema della giustizia e dell’organizzazione sanitaria.&lt;br /&gt;Altro che «storia di carcere», dunque altro che «una semplice questione di droga». Nella vicenda di Cucchi si può scorgere nitidamente la fragilità di categorie che consideravamo intangibili, come l’habeas corpus e il diritto alla difesa legale sin dal primo momento di privazione della libertà; e la crisi delle politiche pubbliche e private per la cura delle dipendenze e le contraddizioni di un sistema sanitario, che oscilla insensatamente – e spesso senza alcuna capacità di pietas – tra accanimento terapeutico e, come nel caso di Cucchi, abbandono terapeutico.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Forse mi sbaglio, ma come è agevole vedere&lt;/b&gt;, nella vicenda di un giovane romano, incredibilmente magro e incondizionatamente inerme, si trovano riflesse la nostra organizzazione sociale e la nostra attività politica, con tutte le sue impotenze e tutte le sue miserie. Caro Bersani, cara Bindi, vorrei che il mio partito, il Pd, fosse capace di elaborare un programma economico sociale all’altezza dei tempi e della crisi attuale; e fosse capace, allo stesso tempo, di individuare la fitta trama di rapporti intercorrenti tra il “caso Cucchi” e il sistema politico-istituzionale, e di farne materia di conflitto pubblico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Fonte: &lt;span style="color: #003300; font-family: trebuchet ms; font-weight: bold;"&gt;Luigi Manconi - Europa&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5026955102150235772-5573492199961206499?l=bresciaincontriamoci.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/feeds/5573492199961206499/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5026955102150235772&amp;postID=5573492199961206499' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/5573492199961206499'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/5573492199961206499'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/2009/11/il-caso-cucchi-e-politica-caro-pd.html' title='Il caso Cucchi è politica, caro Pd'/><author><name>Massimo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15168076062656097937</uri><email>bllmsm57a@gmail.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02987904092050485824'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svs8q9c8p3I/AAAAAAAALEE/CGIHJZExHVY/s72-c/cucchi_stefano.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5026955102150235772.post-8852841276872339286</id><published>2009-11-12T00:32:00.001+01:00</published><updated>2009-11-11T23:33:06.881+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dibattito politico'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Partito Democratico'/><title type='text'>Su ambiente e questione morale così non basta</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svs7Am51pMI/AAAAAAAALD8/oGYo7nyCkZI/s1600-h/logo_pd_dub_p.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svs7Am51pMI/AAAAAAAALD8/oGYo7nyCkZI/s320/logo_pd_dub_p.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;Non poteva parlare di tutto Pier Luigi Bersani&lt;/b&gt; nel suo discorso d’insediamento da segretario del Pd. Doveva parlare dell’essenziale, ed è questo che ci preoccupa.&lt;br /&gt;Il pochissimo che ha detto sulla questione ambientale e sul peso che essa ha nella sua idea di Partito democratico (soltanto un breve accenno all’utilità della “economia verde”) e il quasi nulla che ha detto sulla questione morale e sul suo peso nell’azione politica e di governo del Pd in giro per l’Italia, riducendo il problema a casi spiacevoli e deplorevoli di deviazioni individuali, lasciano temere che per lui questi due temi non siano “l’essenziale”.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Qui c’è una vistosa differenza dalle premesse e dalle speranze&lt;/b&gt; da cui è nato il Pd: nelle quali erano centrali tanto l’ambizione di ricostruire il legame di fiducia spezzato tra i cittadini e la politica, quanto il progetto di allargare lo sguardo oltre l’orizzonte delle tradizioni socialiste e cattoliche democratiche, per mettere in campo una prospettiva riformista con la testa e le gambe nel presente, capace di riconoscere e valorizzare bisogni, problemi e ambiti di progresso inediti a cominciare proprio da quelli evocati dall’ambiente.&lt;br /&gt;E qui, soprattutto, c’è una grande distanza dalla consapevolezza che su questi due terreni si gioca una bella fetta del futuro del Pd e del futuro dell’Italia.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Che il Partito democratico debba sentirsi direttamente e pesantemente interrogato&lt;/b&gt; dal crescente appalesarsi di un diffuso e pervasivo costume politico che nel migliore dei casi replica i modelli del più classico clientelismo e di un rapporto opaco con interessi privati, e nel peggiore sconfina nell’aperta illegalità o addirittura nella complicità con interessi criminali, ci pare difficile da negare. È un dato di tutta evidenza, confermato dalle numerose inchieste giudiziarie che in particolare nel Sud ma pure altrove vedono coinvolti nostri eletti ed amministratori, come da recenti fenomeni di tesseramento abnorme (il Pd che nella provincia di Caserta ha più iscritti che in Lombardia) o da casi eclatanti e raccapriccianti come il killer camorrista di Castellammare candidato a ...&lt;span id="fullpost"&gt; coordinatore del circolo del Pd.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Questo problema va guardato in faccia e va preso di petto&lt;/b&gt; con scelte coraggiose di discontinuità, che a partire dalle prossime elezioni regionali offrano al giudizio degli italiani un Partito democratico ripulito da mele marce, capi bastone, feudatari vari: solo così saremo credibili come forza “di alternativa”, solo così avremo davvero le carte in regola per contrapporci a una destra rappresentata in Campania da Nicola Cosentino o in parlamento dal senatore Fazzone, padre politico della giunta di Fondi che il ministro Maroni avrebbe voluto sciogliere perché infiltrata dalla mafia.&lt;br /&gt;Su questo aggiungiamo una postilla: sarebbe paradossale se il Pd, che chiama a votare i suoi elettori per eleggere il segretario e giustamente contesta l’attuale legge elettorale che sottrae ai cittadini e consegna ai leader di partito la scelta dei parlamentari, decidesse senza primarie, dunque per cooptazione, chi saranno i candidati governatori alle prossime elezioni regionali.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Quanto al posto che deve avere la questione ambientale nel profilo del Pd&lt;/b&gt;, ci limitiamo a due banali constatazioni: oggi l’ambiente è un tema di prima fila nel discorso pubblico di tutte le grandi forze riformiste, che si chiamino socialiste, democratiche, liberali o verdi, un tema strettamente intrecciato con le analisi e le proposte sullo sviluppo e sulle stesse strategie contro la crisi economica; e oggi sarebbe impensabile per qualsiasi leader progressista di qualsiasi paese del mondo presentare la sua visione politica tacendo del tutto che fra poche settimane si terrà a Copenaghen un appuntamento – la Conferenza mondiale sul clima – considerato da tutti decisivo per la possibilità di salvare l’umanità dal collasso climatico. Per tutto questo noi ci auguriamo che Bersani sappia rapidamente integrare e rendere centrali la questione morale e la questione ambientale nella costruzione del “suo” Pd. Che sappia sorprenderci, e smentire le nostre preoccupazioni, con atti simbolicamente forti.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Gliene suggeriamo due fra i tanti possibili: perché non chiede&lt;/b&gt;, come altri hanno già fatto, a Roberto Saviano di candidarsi per il centrosinistra alla presidenza della regione Campania? E perché tra i suoi primi viaggi all’estero non ne programma uno a Copenaghen nei giorni della Conferenza sul clima, per chiarire che di questo tema, l’impegno per fermare i cambiamenti climatici, il Pd farà una propria bandiera?&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Fonte: &lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(0, 51, 0);font-family:trebuchet ms;" &gt;Roberto Della Seta e Francesco Ferrante - Europa&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5026955102150235772-8852841276872339286?l=bresciaincontriamoci.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/feeds/8852841276872339286/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5026955102150235772&amp;postID=8852841276872339286' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/8852841276872339286'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/8852841276872339286'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/2009/11/su-ambiente-e-questione-morale-cosi-non.html' title='Su ambiente e questione morale così non basta'/><author><name>Massimo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15168076062656097937</uri><email>bllmsm57a@gmail.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02987904092050485824'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svs7Am51pMI/AAAAAAAALD8/oGYo7nyCkZI/s72-c/logo_pd_dub_p.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5026955102150235772.post-3624237141239083443</id><published>2009-11-12T00:32:00.000+01:00</published><updated>2009-11-12T00:32:00.533+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='elezioni regionali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='PD'/><title type='text'>Di Pietro chiama Bersani 'Pronto per il Pirellone'</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvsvCnonp7I/AAAAAAAALDc/sEMHC5WlBPY/s1600-h/di_pietro.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvsvCnonp7I/AAAAAAAALDc/sEMHC5WlBPY/s320/di_pietro.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;«&lt;b&gt;Io candidato alla presidenza della Lombardia?&lt;/b&gt; Se ci fossero le condizioni, non mi tirerei indietro». A gettare un sasso nello stagno del centrosinistra, dove la scelta dell´anti-Formigoni sta andando per le lunghe, è &lt;b&gt;Antonio Di Pietro&lt;/b&gt;. Quello del leader dell´Italia dei valori è più che altro «un appello» rivolto agli alleati, su tutti il Pd, ad «affrontare in campo aperto una sfida difficile, perché non ci si può accontentare di vincere solo nelle regioni rosse». Insomma: «Ci vuole uno scatto d´orgoglio, e soprattutto una squadra di politici di primo piano che in Lombardia sia capace di metterci la faccia: io la mia ce la metto, perché non penso che ci si debba candidare solo se si è sicuri di vincere; quindi vediamo che cosa fanno gli altri». Ma è proprio lui, l´ex ministro alle Infrastrutture, il primo a riconoscere che per una sua candidatura alla guida del Pirellone «non mi pare ci siano le condizioni». E aggiunge: «Per come ci stanno trattando, ho l´impressione che i dirigenti del Pd non accetterebbero mai di sostenermi». &lt;b&gt;Di elezioni regionali Di Pietro informa di aver già parlato con Pierluigi Bersani&lt;/b&gt;: il nuovo leader dei Democratici ha preso tempo, concordando un incontro «nei prossimi giorni». Nell´attesa, il leader dell´Italia dei valori lancia un duro attacco a Formigoni: «Non possiamo assistere in modo passivo a questa gestione disastrosa, e di parte, della Lombardia: qui c´è un sultano che vuole governare a vita, mentre invece la legge dovrebbe imporre dei limiti di mandato per tutti i presidenti di Regione». Già qualche mese fa Di Pietro aveva annunciato in un´intervista la propria disponibilità a correre in Lombardia. Incontrando subito fortissime resistenze proprio dentro il Pd. Lui ne prende atto, ma rilancia. Con una provocazione che dovrebbe servire a dare un colpo di acceleratore al dibattito interno al centrosinistra lombardo in vista delle ...&lt;span id="fullpost"&gt; elezioni di marzo. Maurizio Martina, segretario regionale del Pd riconfermato dal voto delle primarie, rigetta le accuse: «Non è vero che siamo fermi, in queste settimane abbiamo lavorato per costruire la coalizione, incontrando le delegazioni di Sinistra e libertà, dell´Italia dei valori, dei Verdi, dei Radicali e anche dell´Udc». Ma per indicare nomi è ancora troppo presto: «Del resto, neppure nel centrodestra i giochi sono tutti fatti». &lt;b&gt;Sabato, a Lodi, si terrà l´assemblea regionale del Pd, che nominerà la nuova direzione&lt;/b&gt; e insedierà ufficialmente Martina (ci sarà anche la neopresidente del partito Rosy Bindi). Di candidature non si parlerà, come confermano anche da Roma, dallo staff di Bersani. Il segretario, e lo stesso Martina, vorrebbero che a sfidare Formigoni fosse Filippo Penati, ma l´imminente nomina dell´ex presidente della Provincia a coordinatore dell´ufficio politico del Pd (un incarico nazionale di primo piano) potrebbe costituire un ostacolo di fronte a un´ipotesi che lo stesso Penati al momento non vuole neppure prendere in considerazione. I lombardi del Pd, a cominciare dal segretario, pensano invece che ci siano ancora dei margini per condurre l´operazione in porto, «non appena Bersani, dopo la vittoria alle primarie, metterà la testa sulla pratica delle regionali». &lt;b&gt;In alternativa, i nomi che girano sono quelli di Martina e dell´ex sindaco di Brescia Paolo Corsini.&lt;/b&gt; Sempre che non si realizzi il sogno di un´alleanza Pd-Udc nella regione più importante del Paese, magari proprio con un candidato presidente centrista. Un sogno, appunto: l´Udc lombarda ha già fatto sapere che sosterrà Formigoni, con cui governa fin dal primo mandato. E nonostante la presenza della Lega in giunta.&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Fonte: &lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(0, 51, 0);font-family:trebuchet ms;" &gt;Rodolfo Sala - Repubblica&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5026955102150235772-3624237141239083443?l=bresciaincontriamoci.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/feeds/3624237141239083443/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5026955102150235772&amp;postID=3624237141239083443' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/3624237141239083443'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/3624237141239083443'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/2009/11/di-pietro-chiama-bersani-pronto-per-il.html' title='Di Pietro chiama Bersani &apos;Pronto per il Pirellone&apos;'/><author><name>Massimo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15168076062656097937</uri><email>bllmsm57a@gmail.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02987904092050485824'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvsvCnonp7I/AAAAAAAALDc/sEMHC5WlBPY/s72-c/di_pietro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5026955102150235772.post-6051359152176361383</id><published>2009-11-12T00:08:00.000+01:00</published><updated>2009-11-12T00:08:00.159+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cronaca politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rutelli'/><title type='text'>Rutelli fonda "Alleanza per l'Italia"</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvsoMxrQSLI/AAAAAAAALDM/Nv3r0R0y43Y/s1600-h/f_rutelli_2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvsoMxrQSLI/AAAAAAAALDM/Nv3r0R0y43Y/s320/f_rutelli_2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;MILANO -&lt;b&gt; L'addio al Pd di Francesco Rutelli diventa ufficiale.&lt;/b&gt; A sancirlo in via definitiva è la nascita di "Alleanza per l'Italia": questo il nome del movimento fondato dall'ex leader della Margherita, che del nuovo partito sarà anche il presidente. Il portavoce è Bruno Tabacci, che ha a sua volta lasciato l'Udc. La prima convention nazionale del nuovo soggetto politico si terrà a Parma, l'11 e 12 dicembre. Per Rutelli si tratta di un ritorno: nella città emiliana tenne sei anni fa il congresso della Margherita. Il simbolo scelto dall'ex leader della Margherita per rappresentare il nuovo partito è una scritta «Alleanza X l'Italia», con il simbolo della "x" per metà verde e per metà rosso al posto della parola «per». Non si tratta di una scelta definitiva, spiega il presidente del neonato movimento: «Sarà lanciata una consultazione online per arrivare al simbolo che poi resterà».&lt;br /&gt;«&lt;b&gt;Il Pd è andato a sinistra. Io lo rispetto, ma &lt;/b&gt;noi abbiamo creato un movimento in grado di unificare le forze democratiche, riformiste e liberali per migliorare questo nostro paese» ha voluto precisare Rutelli a margine della conferenza stampa di presentazione del movimento. E alla domanda su quale sarà il rapporto con Pier Ferdinando Casini, l'ex esponente dei del Pd ha risposto: «Ci sarà una collaborazione molto presto». Da parte sua il numero uno dei centristi scherza sulla nuova forza politica creata da Francesco Rutelli. Intercettato a Montecitorio, Casini ha voluto fare una battuta sul nome del nuovo partito ("Alleanza per l'Italia") riconducendolo a un noto spot di una società petrolifera: «Con Api si vola», ha detto Casini. «Non scherzo - ha aggiunto -, è bellissimo: con Api si vola». «Denota scarsa fantasia» invece il nome scelto da Rutelli, secondo ...&lt;span id="fullpost"&gt; Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Nel frattempo il neonato partito di Rutelli incassa il sostegno&lt;/b&gt; e l'adesione di diversi fuoriusciti dal Pd. Come nel caso di &lt;b&gt;Linda Lanzillotta&lt;/b&gt;, ex ministro Pd che ha annunciato l'addio ai democratici. «È stata una scelta sofferta, maturata negli ultimi mesi» spiega Lanzillotta, mettendo in guardia i democratici: altri lasceranno. «Sento un disagio diffuso», sottolinea l'ex ministro in un'intervista al Corriere della Sera. «È fallito un progetto al quale ho molto creduto - prosegue -: il rinnovamento della cultura politica, la modernizzazione del Paese. Il Pd non è riuscito a fondere le culture tradizionali con quelle innovative». Le primarie, dice, sono state «un punto di svolta in cui si decideva se continuare con il progetto originario o riesumare le vecchie identità, più rassicuranti ma inadeguate. Si è scelta la seconda strada». Ovvero: «Bersani è stato il punto d'approdo della crisi, che credo irreversibile». Lanzillotta osserva che «il Pd ha già rimosso le componenti della cultura liberale e ambientalista. È approdato nel gruppo socialista in Europa e ha mantenuto un collateralismo con il sindacato. Se non vuole essere destinato alla marginalità - aggiunge - ha bisogno che qualcuno rappresenti l'altro pezzo della cultura riformista.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Noi restiamo nell'area di centrosinistra, ma miriamo ad assorbire&lt;/b&gt; parti dell'elettorato del centrodestra». Come la Lanzillotta anche i senatori&lt;b&gt; Franco Bruno&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Carlo Gustavino&lt;/b&gt; e il deputato&lt;b&gt; Massimo Calearo&lt;/b&gt; hanno deciso di lasciare il Pd per aderire ad «Alleanza per l'Italia». Chi resta nel Partito democratico è invece Paola Binetti. Lo annuncia la stessa deputata teodem. «Fino a prova contraria, resto» ha detto ad Affaritaliani.it. &lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Fonte: &lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(0, 51, 0);font-family:trebuchet ms;" &gt;Corriere della Sera&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5026955102150235772-6051359152176361383?l=bresciaincontriamoci.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/feeds/6051359152176361383/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5026955102150235772&amp;postID=6051359152176361383' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/6051359152176361383'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/6051359152176361383'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/2009/11/rutelli-fonda-alleanza-per-litalia.html' title='Rutelli fonda &quot;Alleanza per l&apos;Italia&quot;'/><author><name>Massimo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15168076062656097937</uri><email>bllmsm57a@gmail.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02987904092050485824'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvsoMxrQSLI/AAAAAAAALDM/Nv3r0R0y43Y/s72-c/f_rutelli_2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5026955102150235772.post-5468719838502810505</id><published>2009-11-11T01:58:00.000+01:00</published><updated>2009-11-11T01:58:00.578+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='insegnare'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scuola e formazione'/><title type='text'>Insegnare, una nobile arte I miei colleghi se lo ricordino</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvnbmoOc6_I/AAAAAAAALCc/O-nZjIa1Mok/s1600-h/insegnante.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvnbmoOc6_I/AAAAAAAALCc/O-nZjIa1Mok/s320/insegnante.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;Ho sempre pensato che insegnare sia una "nobile arte"&lt;/b&gt;: per il talento, la competenza e l'affabilità che ho visto già nei migliori maestri delle scuole primarie, per l'autorevolezza, la saggezza, la cultura e la disponibilità che ho visto nei migliori professori secondari e, soprattutto, unversitari che ho incontrato. Sono un fisico, ormai a riposo, ma il ricordo della qualità didattica di Enrico Persico, Gilberto Bernardini (omonimia occasionale), Bruno Touschek e Edoardo Amaldi non mi lascerà mai. Al momento di ritirarmi, la rinuncia al "far lezione" e dialogare con gli studenti mi è costata come la perdita di una persona amata. Pure, la passione per la didattica è meno diffusa di quanto si possa immaginare. All' università, spesso passa in seconda linea rispetto alla ricerca: Touschek diceva efficacemente che "con la ricerca ci facciamo un bell' autoritratto" per i posteri; ma "con la didattica ci guadagnamo il pane". Alcuni illustri accademici però considerano l'insegnamentoun obbligo dispersivo e non un impegno interattivo con i giovani a cui si rivolgono; finiscono con il fare conferenze più che lezioni, trascorrendo quanto meno tempo possibile nelle Facoltà per il timore di essere disturbati.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ho provato a spiegare questo increscioso difetto delle facoltà più frequentate&lt;/b&gt;, in un pamphlet dal titolo "Il cervello del paese" uscito nel 2008 per Mondadori-Sapienza, ma i colleghi hanno storto il naso come li stessi prendendo in giro: "voi fisici" - hanno detto - siete quattro gatti e i vostri studenti sono pochi e fortemente motivati. Chi mai prenderebbe una laurea in fisica se non lo ...&lt;span id="fullpost"&gt; volesse con tutta l'anima? Invece, nelle nostre Facoltà, una moltitudine va alla caccia di un attestato che generalmente non merita per deliberata mancanza di interesse culturale”. Ma insegnare senza porsi l'obiettivo di suscitarlo, quell'interesse, mi sembra quasi contro natura, caso in cui questa definizione mi appare appropriata. Comunque, disperdere nell'ambiente professori universitari pensionati ancora in grado di essere utili mi è sembrato uno spreco. Perciò, ho sollecitato (attraverso il sito www.agorà, in rete) i miei colleghi in rottamazione come me a rendersi disponibili come consulenti didattici per le scuole, almeno a livello regionale per non dover viaggiare troppo, per invitomasenza compenso alcuno, per assicurarsi solo il piacere di aiutare la formazione in servizio, nella loro sede. Il regime in cui stiamo vivendo, la "democrazia maggioritaria" come è efficacemente chiamata, è molto plasmato sugli interessi privati degli individui e si preoccupa poco della qualità razionale dei "servitori dello Stato" (i civil servants delle democrazie avanzate anglosassoni in cui il concetto è assai più familiare). &lt;b&gt;Ogni sforzo perché il pensiero sia efficiente e consapevole&lt;/b&gt; è annoverato tra le spese e non tra gli investimenti. Se questa rotta non si inverte, soccomberemo alla avanzata senza precedenti dei paesi asiatici che hanno capito che la "conoscenza della realtà" è la chiave di volta della vivibilità del futuro.&lt;br /&gt;Non importa allevare solo geni, per contribuire: basta già dare a tutti la capacità di capire ciò che fanno gli altri, i paesi ricchi che investono cifre che da noi sarebbero da capogiro; cioè basta farsi apprezzare da tutti come professori capaci e impegnati. La fortuna strepitosa del Giappone dopo la guerra è nata così e il Giappone è arrivato nientemeno che al secondo posto dopo gli Stati Uniti. Ma sono i dirigenti politici a dover capire per primi che da questo "investimento" dipenderà la qualità del futuro del paese. La politica italiana sembra lontana da questo obiettivo: cincischia con razzismi, fondamentalismi, interessi privati, cataclismi malavitosi, progetti faraonici di facciata e vari tipi di illegalità.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Fa impressione sentir parlare del delitto di evasione fiscale&lt;/b&gt; come se fosse quello di parcheggiare in seconda fila; fa impressione sentir parlare di "diritto alla vita" e poi respingere i clandestini; fa impressione spendere per insegnamenti di religione cattolica e poi non curarsi del capitale perso per la "fuga" verso destini migliori dei nostri allievi; e così via. Insisto, insegnare è sempre più un'arte nobile che merita il massimo riconoscimento e non l'emarginazione dei servizi di routine: ma deve essere molto di più di una battaglia contro il precariato, deve essere un problema della coscienza collettiva che, sotto questi riguardi, si rivela, appunto, incosciente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Fonte:&lt;span style="color: red;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: #003300; font-family: trebuchet ms; font-weight: bold;"&gt;Carlo Bernardini - L'Unità&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5026955102150235772-5468719838502810505?l=bresciaincontriamoci.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/feeds/5468719838502810505/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5026955102150235772&amp;postID=5468719838502810505' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/5468719838502810505'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/5468719838502810505'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/2009/11/insegnare-una-nobile-arte-i-miei.html' title='Insegnare, una nobile arte I miei colleghi se lo ricordino'/><author><name>Massimo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15168076062656097937</uri><email>bllmsm57a@gmail.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02987904092050485824'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvnbmoOc6_I/AAAAAAAALCc/O-nZjIa1Mok/s72-c/insegnante.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5026955102150235772.post-6519162110726058500</id><published>2009-11-11T01:11:00.001+01:00</published><updated>2009-11-11T01:11:00.219+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia?'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Riforma Giustizia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Berlusconi'/><title type='text'>Processi veloci, ultimo trucco</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svmtlghys6I/AAAAAAAALCU/YQfjzv0CLcY/s1600-h/berluscgomma.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svmtlghys6I/AAAAAAAALCU/YQfjzv0CLcY/s320/berluscgomma.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;PERBACCO, ecco finalmente i "problemi reali del Paese"&lt;/b&gt;. O meglio, l'unico problema del Paese che, come in un'ossessione paranoica, a Berlusconi e alla sua gente appare reale: i processi di Berlusconi. Come evitare che il presidente del consiglio affronti il tribunale e un giudizio? La narrazione di questa necessità, che dovremmo sentire come un obbligo dovuto al sovrano, si nutre di finzioni, inganni, autoinganni, rovesciamento di senso.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Nel corso del tempo, ha mutato i suoi pretesti.&lt;/b&gt; Prima è stata accompagnata dal giocoso ritornello "così fan tutti" e ci è stato lasciato intendere che dovunque, nel mondo, chi governa è immune dal processo. È una balla, ma è stata all'origine di una legge (la "Schifani") incostituzionale e presto silurata dalla Consulta. All'inizio di questa legislatura, nuova legge immunitaria ("Alfano") e nuovo argomento: se deve difendersi nelle aule di un tribunale, il capo del governo non può governare. Quindi, si sospenda il processo. Gli si consenta di svolgere il suo incarico. In aula ci andrà dopo. La Corte costituzionale boccia il nuovo sgorbio: processo e governo possono coesistere se giudici e imputato (che governa) concordano un calendario di udienze che non pregiudica le responsabilità del presidente del consiglio e consenta al tribunale di accertare che cosa è accaduto e per colpa di chi. La coerente soluzione costituzionale non può essere accettata perché un processo, in ogni caso, ci sarà e, per Berlusconi, è giusto l'intralcio che va aggirato. Dunque, si ricomincia. Questa volta, con una sprezzante limpidezza della ragione che impone "una soluzione definitiva".&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il perché ha una sua formula sfrontata e una declinazione più ideologica. &lt;/b&gt;Della prima s'incarica Fedele Confalonieri: "Le leggi ad personam? [Silvio] Le fa per proteggersi. Se non fai la legge ad personam vai dentro". Della seconda, se ne cura Giuliano Ferrara: "C'è un solo vero dilemma: della guida di questo Paese decide il popolo o decide l'ordine giudiziario?". Al fondo dell'argomento, c'è una tesi insidiosa e controversa: Berlusconi ha il diritto di prevalere su tutti gli altri poteri dello Stato (anche il potere giudiziario, anche il parlamento, anche ...&lt;span id="fullpost"&gt; la corte costituzionale), perché soltanto lui è "eletto direttamente dal popolo". Quindi, nessuno lo può giudicare a meno di non volere azzerare la volontà popolare, con un colpo eversivo della democrazia. Ilvo Diamanti e Giovanni Sartori hanno dimostrato con qualche numero che "l'asserzione è falsa" perché Berlusconi non è insediato "direttamente" dalla volontà popolare e lo vota, sì e no, un terzo degli italiani. &lt;b&gt;Troppo poco per concludere che Berlusconi è il popolo e il popolo è Berlusconi.&lt;/b&gt; Ma tant'è, questo è l'argomento che ci viene oggi proposto. Irrobustito, si fa per dire, da due "quadri" diventati ormai "classici", nonostante la loro inconsistenza: la magistratura ha liquidato abusivamente, quindici anni fa, un sistema politico (per credere alla favola, bisogna dimenticare che diecimila miliardi di tangenti l'anno avevano già distrutto il Paese); Berlusconi, una volta in politica nel 1994, è stato perseguitato dalle "toghe rosse" con ostinazione (in questo caso, si dimentica che Mediaset e Publitalia erano sotto inchiesta già nel 1992 e Berlusconi era già stato al centro negli anni ottanta di indagini e condanne penali).&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Questa figurazione truccata, che ieri ha ottenuto anche&lt;/b&gt; un sorprendente editoriale del direttore del Tg1 a favore del ripristino dell'immunità parlamentare, sostiene il nuovo schema con cui faremo i conti nei prossimi mesi. L'ultimo paradigma, escogitato dai "tecnici" di Berlusconi, si poggia ancora una volta su una narrazione alterata. È interessante scorgere quale prezzo Berlusconi intende far pagare alla sua maggioranza, al suo governo, alla macchina della giustizia, ai cittadini pur di guadagnare l'impunità.&lt;br /&gt;Si dice: la giustizia è lenta, va riformata nell'interesse dei cittadini. È un'assoluta priorità correggere la prescrizione (il tempo che lo Stato si concede per accertare i fatti e la responsabilità). Quindi - ecco l'ultimo scarabocchio - tagliamo subito di un quarto i tempi di prescrizione dei procedimenti in corso per i reati commessi prima del 2 maggio 2006 con pena massima fino a dieci anni e stabiliamo che i processi devono essere celebrati in sei anni (tre per il tribunale, due per l'appello, uno per la cassazione).&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Bisogna ora chiedersi: è vero che, riformata così la prescrizione&lt;/b&gt;, i processi saranno più rapidi? La risposta è che non è vero. La riforma (condivisibile) è soltanto un imbroglio se non si provvede a mettere il sistema in condizione di celebrare i processi in tempi compatibili con la nuova prescrizione. Ma di questo obiettivo Berlusconi e i suoi non vogliono discutere perché, con tutta evidenza, i procedimenti da cancellare con quelle norme sono i tre processi che, dopo la bocciatura della "legge Alfano", attendono il capo del governo (Mills, diritti Mediaset, Mediatrade).&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Vediamo ora quali sono gli effetti di questa mossa per la giustizia &lt;/b&gt;e per la politica. I quattro quinti dei reati previsti dal codice penale sono puniti con una pena massima inferiore ai dieci anni. Se si considera che, in media, i processi durano sette anni e mezzo, anche i non addetti comprendono che i quattro quinti dei processi italiani sarà azzerato, le vittime dei reati umiliate, i rei liberi come farfalle. Ecco perché si parla di amnistia mascherata e di massa. Qui, il prezzo maggiore lo paga la sicurezza dei cittadini, che pure è uno dei cardini del programma di governo. L'esito disastroso ha come pendant rovinoso l'effetto sul quadro politico e istituzionale. Il presidente della Repubblica non vuole "riforme né occasionali né di corto respiro". Il presidente della Camera concorda che il processo sia breve, ma ritiene che ridurre unicamente i tempi della prescrizione non trasforma un sistema arrugginito in una macchina efficiente. Dal loro canto, i magistrati hanno fatto sapere che, per dare più rapidità al processo, sono necessarie più risorse e, da subito, qualche accorgimento tecnico. Per esempio, la posta elettronica per le migliaia di notifiche e avvisi inviati agli avvocati; la sospensione dei processi penali per gli imputati irreperibili, che impegnano i tribunali senza alcuna utilità; la depenalizzazione dei reati minori, per riservare il costoso processo penale, alle questioni di reale allarme sociale.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Sappiamo anche un'ultima cosa. Che il Pd di Bersani è disposto&lt;/b&gt; a un dialogo con il governo per sostenere una nuova stagione di "riforme strutturali", ma esclude che la giustizia ad personam sia una priorità. È questa allora la mappa dei conflitti autunnali che Berlusconi accenderà se dovesse ostinarsi nella sua pretesa di rendersi immune, costi quel che costi. Contro il capo dello Stato; contro il presidente della Camera e parte della maggioranza (quella che fa riferimento a Fini); contro la magistratura; contro lo spirito riformista dell'opposizione; contro la sicurezza dei cittadini; contro le vittime dei reati. Uno scontro senza quartiere che Berlusconi è disposto a provocare in nome dei "problemi reali del Paese". Anzi, dell'unico problema reale che conta per lui, il suo.&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Fonte: &lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(0, 51, 0);font-family:trebuchet ms;" &gt;Giuseppe D'Avanzo - Repubblica&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5026955102150235772-6519162110726058500?l=bresciaincontriamoci.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/feeds/6519162110726058500/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5026955102150235772&amp;postID=6519162110726058500' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/6519162110726058500'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/6519162110726058500'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/2009/11/processi-veloci-ultimo-trucco.html' title='Processi veloci, ultimo trucco'/><author><name>Massimo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15168076062656097937</uri><email>bllmsm57a@gmail.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02987904092050485824'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svmtlghys6I/AAAAAAAALCU/YQfjzv0CLcY/s72-c/berluscgomma.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5026955102150235772.post-4602000233336243429</id><published>2009-11-11T01:06:00.000+01:00</published><updated>2009-11-11T01:06:00.525+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lotta alla camorra'/><title type='text'>Saviano: "Verità che arriva in ritardo tutti sapevano, ora si metta da parte"</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svmsd_U4UvI/AAAAAAAALCM/ifBr3nj5ahI/s1600-h/roberto_saviano.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svmsd_U4UvI/AAAAAAAALCM/ifBr3nj5ahI/s320/roberto_saviano.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;ROMA - "&lt;b&gt;Ho pensato subito "non mentivamo&lt;/b&gt;". Tutto quello che abbiamo scritto in questi mesi viene confermato da questa richiesta della magistratura". Roberto Saviano commenta così, in un'intervista a Radio Capital, la richiesta di arresto per Nicola Cosentino. "La cosa dolorosa è che Nicola Cosentino è stato per anni una colonna portante del centro destra in Campania e soltanto ora ci si accorge che aveva dei legami con il clan dei Casalesi. Come è possibile questo ritardo? Perché andava bene quando era solo sottosegretario e adesso che si è candidato alla presidenza della regione crea questo allarme?".&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Cosa vuol dire?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;"Chi segue da tempo le cose di camorra, sa che Nicola Cosentino ha avuto sempre un ruolo attivo in quel territorio. Un suo fratello, infatti, è sposato con la sorella di Giuseppe Russo cioè Peppe il Padrino, esponente del clan dei Casalesi e della famiglia Schiavone".&lt;br /&gt;&lt;b&gt;E se il Parlamento dovesse respingere questa richiesta della magistratura?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;"Cosentino dovrebbe farsi da parte o comunque rinunciare all'immunità parlamentare, come ha promesso. Vediamo se la sua era una parola d'onore o una parola, come direbbe Leonardo Sciascia, da mezzo uomo".&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Proprio due giorni fa Cosentino ha detto: "Sto dalla parte di Saviano e di Don Peppe Diana, contro i clan".&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;"Lo fa solo per la volontà di confondere le acque e soprattutto di evitare un conflitto che potrebbe danneggiarlo. Nicola Cosentino, non ha mai fatto antimafia, mai. Non è mai stato presente in prima linea nelle battaglie contro le organizzazioni criminali. Mi ha sempre colpito che Casal di Principe abbia tre parlamentari: una realtà di 20 mila persone riesce ad esprimere tre parlamentari. Nessuno dei tre ha mai portato avanti una battaglia contro le organizzazioni criminali. Che sia chiaro, se vieni da quella realtà, con un fortissimo clan presente sul territorio, in cui centinaia di persone sono state condannate per associazione mafiosa, è necessario che la politica risponda nell'immediato".&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Fonte: &lt;b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Niccolò Carratelli - Repubblica &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5026955102150235772-4602000233336243429?l=bresciaincontriamoci.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/feeds/4602000233336243429/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5026955102150235772&amp;postID=4602000233336243429' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/4602000233336243429'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/4602000233336243429'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/2009/11/saviano-verita-che-arriva-in-ritardo.html' title='Saviano: &quot;Verità che arriva in ritardo tutti sapevano, ora si metta da parte&quot;'/><author><name>Massimo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15168076062656097937</uri><email>bllmsm57a@gmail.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02987904092050485824'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svmsd_U4UvI/AAAAAAAALCM/ifBr3nj5ahI/s72-c/roberto_saviano.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5026955102150235772.post-687061338250742203</id><published>2009-11-11T00:48:00.000+01:00</published><updated>2009-11-11T00:48:00.757+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia?'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vergogna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Governo PDL'/><title type='text'>Il cattolico feroce</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svmq1biojOI/AAAAAAAALCE/55iGqddrJdI/s1600-h/carlo_giovanardi.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svmq1biojOI/AAAAAAAALCE/55iGqddrJdI/s320/carlo_giovanardi.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;Suscita rabbia e pena, una pena grande,&lt;/b&gt; il sottosegretario Carlo Giovanardi, cattolico imbruttito dal rancore, che ieri mattina ha pronunziato alla radio parole feroci contro Stefano Cucchi. Secondo Giovanardi, Stefano se l'è cercata quella fine perché "era uno spacciatore abituale", "un anoressico che era stato pure in una comunità", "ed era persino sieropositivo". Giovanardi dice che i tossicodipendenti sono tutti uguali: "diventano larve", "diventano zombie". E conclude: "È la droga che l'ha ridotto così".&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Giovanardi, al quale è stata affidata dal governo&lt;/b&gt; "la lotta alle tossicodipendenze" e la "tutela della famiglia", ovviamente sa bene che tanti italiani - ormai i primi in Europa secondo le statistiche - fanno uso di droga. E sa che tra loro ci sono molti imprenditori, molti politici, e anche alcuni illustri compagni di partito di Giovanardi. E, ancora, sa che molte persone "per bene", danarose e ben difese dagli avvocati e dai giornali, hanno cercato e cercano nei cocktail di droghe di vario genere, non solo cocaina ed eroina ma anche oppio, anfetamine, crack, ecstasy..., una risposta alla propria pazzia personale, al proprio smarrimento individuale. E alcuni, benché trovati in antri sordidi, sono stati protetti dal pudore collettivo, e la loro sofferenza è stata trattata con tutti quei riguardi che sono stati negati a Stefano Cucchi. Come se per loro la droga fosse la parte nascosta della gioia, la faccia triste della fortuna mentre per Stefano Cucchi era il delitto, era il crimine. A quelli malinconia e solidarietà, a Stefano botte e disprezzo.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ci sono, tra i drogati d'Italia, "i viziati e i capricciosi"&lt;/b&gt;, e ci sono ovviamente i disadattati come era Stefano, "ragazzi che non ce la fanno" e che per questo meritano più aiuto degli altri, più assistenza, più amore dicono i cattolici che non "spacciano", come fa abitualmente Giovanardi, demagogia politica. E non ammiccano e non occhieggiano come lui alla violenza contro "gli scarti della società", alla voglia matta di sterminare i poveracci; non scambiano l'umanità ...&lt;span id="fullpost"&gt; dolente, della quale siamo tutti impastati e che fa male solo a se stessa, con l'arroganza dei banditi e dei malfattori, dei mafiosi e dei teppisti veri che insanguinano l'Italia. Ecco: con le sue orribili parole di ieri mattina Giovanardi si fa complice, politico e morale, di chi ha negato a Stefano un avvocato, un medico misericordioso, un poliziotto vero e che adesso vorrebbe pure evitare il processo a chi lo ha massacrato, a chi ha violato il suo diritto alla vita.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Anche Cucchi avrebbe meritato di incontrare, il giorno&lt;/b&gt; del suo arresto, un vero poliziotto piuttosto che la sua caricatura, uno dei tanti poliziotti italiani che provano compassione per i ragazzi dotati di una luce particolare, per questi adolescenti del disastro, uno dei tantissimi nostri poliziotti che si lasciano guidare dalla comprensione intuitiva, e certo lo avrebbe arrestato, perché così voleva la legge, ma molto civilmente avrebbe subito pensato a come risarcirlo, a come garantirgli una difesa legale e un conforto civile, a come evitargli di finire nella trappola di disumanità dalla quale non è più uscito. Perché la verità, caro Giovanardi, è che gli zombie e le larve non sono i drogati, ma i poliziotti che non l'hanno protetto, i medici che non l'hanno curato, e ora i politici come lei che sputano sulla sua memoria. I veri poliziotti sono pagati sì per arrestare anche quelli come Stefano, ma hanno imparato che ci vuole pazienza e comprensione nell'esercizio di un mestiere duro e al tempo stesso delicato. È da zombie non vedere nei poveracci come Cucchi la terribile versione moderna dei "ladri di biciclette".&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Davvero essere di destra significa non capire&lt;/b&gt; l'infinito di umiliazione che schiaccia un giovane drogato arrestato e maltrattato? Lei, onorevole (si fa per dire) Giovanardi, non usa categorie politiche, ma "sniffa" astio. Come lei erano gli "sciacalli" che in passato venivano passati alla forca per essersi avventati sulle rovine dei terremoti, dei cataclismi sociali o naturali.&lt;br /&gt;Giovanardi infatti, che è un governante impotente dinanzi al flagello della droga ed è frustrato perché non governa la crescita esponenziale di questa emergenza sociale, adesso si rifà con la memoria di Cucchi e si "strafà" di ideologia politica, fa il duro a spese della vittima, commette vilipendio di cadavere.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Certo: bisogna arrestare, controllare, ritirare patenti&lt;/b&gt;, impedire per prevenire e prevenire per impedire. Alla demagogia di Giovanardi noi non contrapponiamo la demagogia sociologica che nega i delitti, quando ci sono. Ma cosa c'entrano le botte e la violazione dei diritti? E davvero le oltranze giovanili si reprimono negando all'arrestato un avvocato e le cure mediche? E forse per essere rigorosi bisogna profanare i morti e dare alimento all'intolleranza dei giovani, svegliare la loro parte più selvaggia?&lt;br /&gt;Ma questo non è lo stesso Giovanardi che straparlava dell'aborto e del peccato di omosessualità? Non è quello che difendeva la vita dell'embrione? È proprio diverso il Dio di Giovanardi dal Cristo addolorato di cui si professa devoto. Con la mano sul mento, il gomito sul ginocchio e due occhi rassegnati, il Cristo degli italiani è ben più turbato dai Giovanardi che dai Cucchi.&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Fonte: &lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(0, 51, 0);font-family:trebuchet ms;" &gt;Francesco Merlo - Repubblica&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5026955102150235772-687061338250742203?l=bresciaincontriamoci.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/feeds/687061338250742203/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5026955102150235772&amp;postID=687061338250742203' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/687061338250742203'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/687061338250742203'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/2009/11/il-cattolico-feroce.html' title='Il cattolico feroce'/><author><name>Massimo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15168076062656097937</uri><email>bllmsm57a@gmail.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02987904092050485824'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svmq1biojOI/AAAAAAAALCE/55iGqddrJdI/s72-c/carlo_giovanardi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5026955102150235772.post-7297911572822881848</id><published>2009-11-11T00:39:00.002+01:00</published><updated>2009-11-11T00:39:01.247+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Partito Democratico?'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rutelli'/><title type='text'>Ecco perché vado con Rutelli</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvnhNTZdMSI/AAAAAAAALCk/Wsl5yFyM5gM/s1600-h/logo_pd_dub_p.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvnhNTZdMSI/AAAAAAAALCk/Wsl5yFyM5gM/s320/logo_pd_dub_p.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;La scelta di Francesco Rutelli impone a molti di noi&lt;/b&gt;, a me che lo conosco da circa trent’anni e con il quale ho diviso momenti non solo politici, una riflessione privata e politica al tempo stesso. Mi riesce sempre difficile dividere, separare le considerazioni politiche da quelle personali; niente è mai una sola cosa e tutto si tiene insieme ma proverò a motivare la mia scelta seguendo il filo del mio ragionamento.&lt;br /&gt;Vorrei sgombrare il campo sul tema della laicità perché la mia posizione sia chiara. Sono un laico convinto da sempre, senza se e senza ma. Sono presidente di “Liberi di Pensare” che è associazione assolutamente liberale e laica, sono socio onorario di “Libera uscita”, associazione che si occupa del “fine vita” in una prospettiva laica; sono stato onorato di ricevere nel 2005 il Premio laicità per il mio impegno in parlamento sulla procreazione assistita, sul testamento biologico e sui diritti civili e ho sempre criticato alcune posizioni clericali che anche Rutelli ha assunto, prime tra tutte la vicinanza con i teocon.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il Pd non è nato oggi, è nato frettolosamente tre anni fa&lt;/b&gt; e in questi tre anni è riuscito nelle difficile impresa di perdere quattro milioni di voti, non è poco e ci sarà una ragione e una ragione seria. Mai, dico mai, in questi anni si è trovato il luogo e il momento per fare un’analisi seria delle ragioni di questa sconfitta e dei motivi che l’hanno generata. Ricordo l’assemblea nazionale, quella regionale e le molte cittadine esclusivamente come luogo di scontro tra correnti. Nell’assemblea di luglio dei Coraggiosi, gli interventi sono agli atti, mi trovai, non da solo, a non seguire Rutelli che ci chiedeva di scegliere Franceschini ma sentivo, e lo dissi, che anche la scelta di Bersani era rivolta al passato.&lt;br /&gt;Ho sempre pensato, l’ho scritto su Europa e continuo a pensarlo, che il metodo di queste primarie sia anomalo e antidemocratico. Non esiste nessun partito politico in cui decidono i cittadini e non gli iscritti e gli effetti già si vedono: nel Lazio il candidato Mazzoli ha conquistato il 47% dei voti contro circa il 38% di Morassut ma non può essere eletto perché deve ottenere il 51% e lo farà “patteggiando” con chi lo appoggerà in assemblea dopo, immagino, estenuanti trattative.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;È vero. Il Pd non è mai nato. In questi tre anni si è occupato solo di se stesso&lt;/b&gt; o meglio delle somme degli interessi delle singole correnti che lo compongono assolutamente noncurante degli interessi dei cittadini e, nel frattempo i problemi reali, veri, sono stati messi da parte e basta ascoltare le persone in ...&lt;span id="fullpost"&gt; carne e ossa per capire che il Pd difficilmente è in mezzo a loro.&lt;br /&gt;Affronto un tema che mi è caro in virtù della mia professione: la giustizia. Il tema è diventato per buona parte della sinistra, Pd compreso, come essere modernamente giustizialisti senza affrontare i temi cruciali che affliggono la giustizia italiana. Nella sinistra italiana c’è sempre stata una tradizione garantista e liberale che ne ha contraddistinto l’azione e il pensiero e mi piace ricordare Piero Calamandrei che ha fatto vivere nella nostra carta costituzionale quei valori di giustizia e di garantismo. Le cose sono cambiate e si sono complicate e dalla fine degli anni settanta il dibattito ha assunto dimensioni assai diverse. &lt;b&gt;Dal caso Tortora a Tangentopoli ai fatti più recenti, ha fatto irruzione un nuovo soggetto politico&lt;/b&gt; rappresentato dalla magistratura e per chi è cresciuto nell’alveo dei diritti e delle garanzie, e nel rispetto totale della funzione della magistratura, vi è stato sconcerto e condanna per l’emergere della criminalità e del malaffare ma anche preoccupazione per un potere non disegnato né voluto dal costituente. Cosa ha fatto il Pd? Ricordo solo che tra i componenti della commissione giustizia in senato ci sono solo magistrati e la politica legislativa del Pd la fanno solo loro. Non si affrontano i problemi reali che affliggono il sistema e ci si oppone strenuamente a qualsiasi riforma. Ci sono paesi civilissimi dove la separazione delle carriere è un caposaldo di democrazia, non riusciamo a fare una riforma decente del Csm, non abbiamo una legge civile sulla responsabilità dei magistrati, e nessuno dice che la legge che è uguale per tutti meno che per i magistrati? Allora non basta dire che la giustizia è un servizio e va reso efficiente: bisogna esprimere prima una cultura, un’idea. Sulla sicurezza non si è mai fatta una sintesi tra tendenze repressive e aspirazioni liberali, soprattutto non si è mai elaborata una politica seria che andasse al di là dei proclami e delle affermazioni di principio. E sull’Europa la strategia qual è? Abbandonare l’idea stessa per cui è nato il Pd e accettare l’annessione al gruppo socialista proprio mentre i partiti socialisti europei sono in discesa verticale e non vedere la nuova domanda politica che chiede una risposta.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Si dice sintesi delle culture ma io vedo solo liti tra ex&lt;/b&gt; qualcosa e di qui la convinzione della necessità che si chiuda con il passato, con le sue gloriose culture che hanno fatto nascere la nostra repubblica dalle ceneri della tragedia della seconda guerra mondiale e che noi abbiamo il dovere di onorare nel migliore dei modi: guardando al futuro, immaginando una nuova cultura che sia in grado di affrontare le grandi sfide.&lt;br /&gt;Ho sempre apprezzato una cosa che i radicali hanno sempre sostenuto «non ti chiedo da dove vieni ma dove vai». Finora ci si è solo chiesti «da dove vieni» e per il «dove vai» vedremo. Rutelli nel suo libro La svolta, criticato anche da chi non lo ha letto, propone “cose da fare” nel solco del miglior riformismo e propone una chiave interpretativa per cercare di vincere e battere il populismo berlusconiano. Immaginare, realizzare, costruire il futuro. Questo il mestiere che ci propone.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;C’è un aspetto che mi ha sempre accompagnato nella mia esperienza politica&lt;/b&gt; che potrebbe essere approndito, ma a cui voglio solo fare un rapido cenno perché è complesso e per me sempre motivo di disagio e di differenza mai cancellata con chi viene dalla storia del Pci. Ogni organizzazione politica, o tentativo di organizzazione, che non nasca dall’interno di quella storia viene guardata con fastidio se non con ostilità. Ne sanno qualcosa i tanti socialisti per bene, i radicali da sempre, lo hanno saputo gli azionisti, lo hanno toccato con mano gli studenti nel ’68. Spero sia arrivato il momento di guardare al futuro senza la lente d’ingrandimento del passato e affiancare a un novello, forte e rispettabile partito socialdemocratico una forza liberaldemocratica moderna e che ci faccia battere Berlusconi e diventare un paese moderno. Ecco perché lascio il Pd e vado con Rutelli.&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Fonte: &lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(0, 51, 0);font-family:trebuchet ms;" &gt;Alessandro Battisti - Europa&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5026955102150235772-7297911572822881848?l=bresciaincontriamoci.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/feeds/7297911572822881848/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5026955102150235772&amp;postID=7297911572822881848' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/7297911572822881848'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/7297911572822881848'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/2009/11/ecco-perche-vado-con-rutelli.html' title='Ecco perché vado con Rutelli'/><author><name>Massimo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15168076062656097937</uri><email>bllmsm57a@gmail.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02987904092050485824'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvnhNTZdMSI/AAAAAAAALCk/Wsl5yFyM5gM/s72-c/logo_pd_dub_p.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5026955102150235772.post-5369893822296086519</id><published>2009-11-11T00:39:00.000+01:00</published><updated>2009-11-11T00:39:00.622+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='proposte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi economica'/><title type='text'>Le buone ragioni degli indipendenti</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvmmFcw47DI/AAAAAAAALB8/YRozW8xryXo/s1600-h/f_debortoli_p.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvmmFcw47DI/AAAAAAAALB8/YRozW8xryXo/s320/f_debortoli_p.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;C’è una genera­zione di pro­duttori che me­rita di essere ascoltata&lt;/b&gt; con attenzione. Sono le piccole imprese e i professionisti di questo Pa­ese. L’architrave di passio­ni e competenze che regge alla base il sistema econo­mico; la miriade di cellule sociali che innerva la comu­nità civile. Autonomi, indi­pendenti. Ma anche invisi­bili. E spesso trattati male, come documentano le in­chieste di Dario Di Vico. Se la ripresa è imminente, li vedrà in prima fila. Il ri­schio, però, è che molti, pur scorgendo nella loro at­tività segni di fiducia, alla fine del tunnel non ci arrivi­no nemmeno. Un milione di piccole imprese, dell’in­dustria, del commercio e dell’artigianato e 300 mila professionisti sono in peri­colo. È urgente un segnale. Concreto. Bisogna cogliere gli umori di questa vitale generazione pro-pro ( pro­duttori e professionisti); ri­conoscerne la dignità, la funzione sociale, l’insosti­tuibile ruolo civico.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Le idee ci sono. L’occa­sione immediata anche&lt;/b&gt;: la discussione sulla Finanzia­ria. L’economia italiana non è fatta solo di grandi imprese e superbanche. Il piccolo non è un’anomalia ma una risorsa. Purtroppo limitata. E fragile. Non go­de, salvo rari casi, di incen­tivi. In banca è un cliente guardato più con sospetto che con riguardo. La mora­toria sui debiti, buona co­sa, l’ha solo sfiorato. Non ha l’accesso al credito della grande industria, la quale, quando è fornitore, gli ri­tarda, al pari dello Stato, i pagamenti. Se chiudono cento piccole imprese, ne­gozi o studi, il danno socia­le è persino superiore a quello della crisi di una fab­brica importante. Ma nes­suno se ne accorge. Gli am­mortizzatori? Ampliati ma insufficienti o inesistenti (per i professionisti).&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Dunque, che fare? Ap­provare, per esempio&lt;/b&gt;, la proposta di uno statuto del­le imprese avanzata da Raf­faello Vignali, vicepresiden­te della Commissione Atti­vità Produttive della Came­ra, che ha già 120 firme bi­partisan e si aggiunge al pacchetto ...&lt;span id="fullpost"&gt; delle semplifica­zioni collegato alla Finan­ziaria. Basta con la giungla di autorizzazioni e permes­si. E ancora: perché non pensare a un’unica comuni­cazione (telematica) sull’av­vio delle attività, fatta solo alle Camere di Commercio, e all’autocertificazione pri­vata sostitutiva? No a tanti controlli fatti da troppi en­ti. Una sola verifica può ba­stare. La burocrazia pesa sulle aziende per l’uno per cento del Pil: 15 miliardi.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Sul piano fiscale, la ridu­zione dell’Irap dovrebbe partire&lt;/b&gt; da una franchigia che favorisca i piccoli o dal­la maggiore deducibilità degli interessi passivi. È da rafforzare la struttura dei Confidi, migliorando le ga­ranzie delle imprese mino­ri, ma soprattutto va elimi­nato il sovrapprezzo fiscale dell’indebitamento. La Tre­monti ter (detassazione de­gli acquisti di macchinari) dovrebbe comprendere an­che gli investimenti in tec­nologia, altri beni strumen­tali, formazione, migliorie dei pubblici esercizi ed es­sere estesa agli studi pro­fessionali. In tema di giusti­zia, se solo si allargasse ul­teriormente la mediazione obbligatoria, già in parte lanciata dal governo, coin­volgendo le varie categorie professionali, si abbattereb­be una quantità di cause ci­vili inutili. Sono solo alcu­ne delle misure che potreb­bero trovare un appoggio trasversale. Molte non han­no nemmeno un costo. Non farle, o ritardarle anco­ra, darebbe la sensazione a chi ogni giorno s’inventa il proprio futuro che il Paese premia di più i furbi, i pro­tetti e gli arroganti.&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Fonte: &lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(0, 51, 0);font-family:trebuchet ms;" &gt;Ferruccio De Bortoli - Corriere della Sera&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5026955102150235772-5369893822296086519?l=bresciaincontriamoci.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/feeds/5369893822296086519/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5026955102150235772&amp;postID=5369893822296086519' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/5369893822296086519'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/5369893822296086519'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/2009/11/le-buone-ragioni-degli-indipendenti.html' title='Le buone ragioni degli indipendenti'/><author><name>Massimo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15168076062656097937</uri><email>bllmsm57a@gmail.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02987904092050485824'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvmmFcw47DI/AAAAAAAALB8/YRozW8xryXo/s72-c/f_debortoli_p.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5026955102150235772.post-4157751965229068850</id><published>2009-11-11T00:20:00.006+01:00</published><updated>2009-11-11T00:20:00.400+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Napolitano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Riforma Giustizia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Berlusconi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Governo PDL'/><title type='text'>I dubbi del Colle e una firma non scontata</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvmkGGcj0II/AAAAAAAALB0/YFCkmmfdkoU/s1600-h/napolitano4.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvmkGGcj0II/AAAAAAAALB0/YFCkmmfdkoU/s320/napolitano4.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;«&lt;b&gt;Il presidente è preoccu­patissimo &lt;/b&gt;». Non c’erano giri di parole o toni minimizzatori in chi descrive­va nei giorni scorsi gli umori di Gior­gio Napolitano davanti alle ipotesi di una frettolosa leggina sulla giustizia messa in cantiere dal governo dopo la bocciatura del lodo Alfano. Le diverse formule per abbreviare i termini di prescrizione sulle quali è all’opera il consigliere giuridico e avvocato del premier, nonché parlamentare del Pdl, Niccolò Ghedini, rischiano di ave­re un pesante impatto su migliaia di processi. Ne estinguerebbe addirittu­ra 600 mila, secondo alcune valutazio­ni. Effetti che, se da un lato salvereb­bero Berlusconi dai dibattimenti in cui è imputato per corruzione (il caso Mills) e per frode fiscale (la vicenda Mediaset sui diritti tv), dall’altro lato potrebbero tradursi in una sorta di amnistia mascherata, com’è stato det­to da più parti. Uno scenario molto preoccupante per il Quirinale.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Insomma, Palazzo Chigi si sta muo­vendo su un terreno più che scivolo­so&lt;/b&gt;, pericoloso. E il via libera del Colle a un provvedimento così delicato e controverso dipenderà dalle soluzio­ni tecniche che emergeranno a fine percorso. Al momento, dunque, la fir­ma di ratifica del capo dello Stato ri­sulta tutt’altro che scontata. E Napoli­tano l’ha già fatto sapere al governo.&lt;br /&gt;Un’incertezza che, del resto, vale an­che per l’accordo con gli altri leader della maggioranza, Bossi e Fini, chia­mati oggi a esprimere un impegno vincolante davanti al Cavaliere. Le va­riabili attorno alle quali ruota l’esame del mondo politico, ma soprattutto del capo dello Stato, riguardano le modalità per accorciare i tempi dei processi e far sì che siano davvero «ra­gionevoli ». Questo, almeno, è quanto dichiarato dai proponenti.&lt;br /&gt;Ma sembra un obiettivo difficile da raggiungere se la legge non sarà ac­compagnata da un congiunto piano di risorse, necessarie per restituire ef­ficienza al sistema giudiziario. Altri­menti tutto potrebbe tramutarsi, di fatto, in una resa dello Stato, con la conclamata dimostrazione dell’impos­sibilità di fare i processi e di punire i colpevoli e garantire giustizia a tutti.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Napolitano ha denunciato davanti allo stesso Consiglio superiore&lt;/b&gt; della magistratura che «una crisi della giu­stizia c’è» e ha chiesto a più riprese, e ...&lt;span id="fullpost"&gt; l’ultima volta la scorsa settimana, che le riforme annunciate «non siano oc­casionali o di corto respiro». Traducia­mo (raccogliendo il suo vecchio invi­to a non attribuirgli in questa materia «alcuna salomonica equidistanza»): riforme non ritorsive nei confronti della magistratura e non costruite su misura per alzare uno scudo protetti­vo su una persona sola.&lt;br /&gt;Ora, se non dovesse risultare digeri­bile dall’intero centrodestra la «taglio­la » sulla prescrizione studiata da Ghe­dini (che ha lavorato di bulino su co­me ridurre la sospensione al tempo di «assenza giustificata» dell’imputato dal processo), ben più lacerante sareb­be l’eventuale recupero di un’idea fat­ta circolare da ambienti del governo nelle settimane scorse. L’idea cioè di un provvedimento che sposti a Roma «per competenza funzionale» tutti i processi per le quattro Alte cariche dello Stato, ed è inutile ricordare che Silvio Berlusconi ne sarebbe l’unico beneficiario.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;In questo caso, il «no» presidenzia­le sarebbe certo. &lt;/b&gt;Anzi, se il governo, dopo la prevedibile bocciatura del Col­le, si azzardasse a rivotarlo tale e qua­le imponendone la promulgazione al capo dello Stato (come prevede l’arti­colo 74 della Carta costituzionale), ri­schieremmo di assistere a uno scon­tro tra poteri senza precedenti. In dot­trina, infatti, si discute se il presiden­te della Repubblica non potrebbe — e si ritiene appunto che potrebbe — ri­fiutare la controfirma e sollevare un conflitto di attribuzioni davanti alla Consulta. Perché una norma del gene­re finirebbe per ledere un principio in­derogabile della Costituzione: quello dell’uguaglianza dei cittadini di fron­te alla legge.&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Fonte: &lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(0, 51, 0);font-family:trebuchet ms;" &gt;Marzio Breda - Corriere della Sera&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5026955102150235772-4157751965229068850?l=bresciaincontriamoci.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/feeds/4157751965229068850/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5026955102150235772&amp;postID=4157751965229068850' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/4157751965229068850'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/4157751965229068850'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/2009/11/i-dubbi-del-colle-e-una-firma-non.html' title='I dubbi del Colle e una firma non scontata'/><author><name>Massimo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15168076062656097937</uri><email>bllmsm57a@gmail.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02987904092050485824'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvmkGGcj0II/AAAAAAAALB0/YFCkmmfdkoU/s72-c/napolitano4.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5026955102150235772.post-3477842535497438456</id><published>2009-11-10T01:12:00.000+01:00</published><updated>2009-11-10T01:12:00.713+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='difesa della vita'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritto alla vita'/><title type='text'>Lo sciopero della fame dei malati di Sla continua</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SviXlvhUB8I/AAAAAAAALAs/WVCjuPHZnb0/s1600-h/borgonovo_sla.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SviXlvhUB8I/AAAAAAAALAs/WVCjuPHZnb0/s320/borgonovo_sla.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Trovo strano che in un paese dove si vuole fare una legge sul testamento biologico che preveda come naturale l'alimentazione e l'idratazione artificiale perché si dice, vogliamo difendere la "vita" e poi scopriamo che i malati di sla sono abbandonati a se stessi, costretti allo sciopero della fame per farsi sentire nell'indifferenza generale, senza che si alzino forti le voci di protesta dei difensori della vita. E allora mi chiedo: in che paese viviamo? Cattolici dove siete? E' più scandaloso togliere un crocifisso dalla parete o l'abbandono nell'indifferenza di persone deboli e indifese? Io non ho esitazioni ma guardando la realtà comincio ad avere dei dubbi. (M.B.)&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;MILANO -&lt;b&gt; I malati di Sla tengono chiuso il tubo che li alimenta artificialmente&lt;/b&gt;: la loro protesta continua. Il viceministro Ferruccio Fazio ha annunciato di essere pronto ad aprire un confronto sulle loro necessità. Ma questo per ora non basta a Salvatore Usala, Giorgio Pinna, Mauro Serra e Claudio Sabelli, le quattro persone affette da Sclerosi Laterale Amiotrofica in fase avanzata che, dal 4 novembre,  hanno iniziato uno sciopero della fame per protestare contro le carenze dell'assistenza domiciliare con le quali stanno facendo i conti sulla propria pelle da anni. La protesta, che viste le loro condizioni di salute ha i toni disperati dell'ultima spiaggia, continua. La disponbilità espressa dal viceministro non basta. Nemmeno ai famigliari e agli amici dei malati di Sla che li assistono e che pagano il prezzo più alto di questa assenza istituzionale. Vogliono risposte, provvedimenti concreti con un'assistenza qualificata che sia all'altezza della gravità di una malattia che in Italia riguarda circa 5mila persone. Troppi drammi in comune che continuano da anni, per fermare una protesta estrema di fronte alla "disponibilità al confronto": lavori lasciati, sacrifici continui e famiglie sempre sul filo del crollo, non solo psicologico. La differenza tra gli aiuti a livello regionale è enorme: il Lazio spende circa 15mila euro per un malato, la ...&lt;span id="fullpost"&gt; Lombardia 1.100. Altre regioni ancora meno.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Salvatore Usala, che ha lanciato questo sciopero della fame&lt;/b&gt; dopo aver scritto una lettera aperta a Fazio con una serie di proposte per l'assistenza, e ha già avuto nelle scorse ore un collasso, lunedì ha ricevuto la visita del presidente dell'Associazione italiana sclerosi laterale, Mario Melazzini. Usala, che non può parlare con la sua voce, ha girato al sito del Corriere le sue impressioni dopo questo incontro, giunto al suo quinto giorno di sciopero della fame: «Ho preso visione della documentazione prodotta, sono tutti documenti scientifici apprezzabili, mancano ancora i documenti operativi veri e propri sui quali nella sostanza si gioca la partita, infatti ai politici purtroppo poco importa delle analisi sulla malattia e sui percorsi vari di assistenza che questa necessita. Mario Melazzini ha rimarcato il suo disagio e amarezza per le critiche ricorrenti al lavoro della consulta da parte mia, io ho sostenuto che non ero mai entrato nel merito ma nel metodo, ho rimarcato l'assenza di risultati che potevano e dovevano essere conseguiti applicando una scala di priorità alle esigenze improcrastinabili dei malati. Melazzini mi ha riferito che giovedì faranno una riunione specifica sull'assistenza, integrando la documentazione della consulta con la mia proposta e con l'impegno a portarla subito in campo. &lt;b&gt;Sul fronte politico ci saranno certamente delle novità, e sono certo&lt;/b&gt; comunque che il futuro sarà improntato su contributi sociali che dovranno dare sollievo alle famiglie. Il percorso è iniziato e ritengo che non si fermerà più, avremo certamente dei risultati. In Sardegna l'assessore alla sanità ha confermato la volontà di chiudere entro l'anno e l'impegno a trovare fondi aggiuntivi, i risultati sono certi perché qui gioco in casa».&lt;br /&gt;&lt;b&gt;L'ASSOCIAZIONE VIVA LA VITA: «IL MINISTRO LATITA»&lt;/b&gt; - La partita è comunque aperta e chi da anni aiuta i malati di Sla, come l'associazione di Viva la Vita, mostra preoccupazione: «Quello che sta succedendo è un atto gravissimo. Di fronte a uno sciopero della fame che potrebbe anche finire in tragedia, il ministero della Salute latita. Ci avevano assicurato che avrebbero preso contatto con noi ma al momento non abbiamo ricevuto nessuna comunicazione». «Quello che «noi chiediamo - ribadisce il presidente Mauro Pichezzi - è l'assistenza domiciliare in ambito sociale e non sanitario, che significa avere a disposizione badanti formate ed esperte che si prendano cura dei malati e che permettano ai familiari di andare a lavorare».&lt;br /&gt;&lt;b&gt;CRESCE LA PROTESTA, LA COSCIONI NE PARLA ALLA CAMERA&lt;/b&gt; - In questi ultimi due giorni la protesta si è allargata: hanno aderito in tanti, non necessariamente malati o parenti di pazienti affetti da Sla. «I digiunatori sono arrivati a centocinquanta» ha annunciato Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata radicale eletta nella liste del Pd e presidente dell'associazione Luca Coscioni. La stessa parlamentare ha cominciato il digiuno e a Montecitorio ha riferito del caso di Paolo Di Modica, un altro malato di Sla in fase intermedia che, a differenza dei quatto che sono in sciopero della fame, è ancora in grado di far sentire la sua voce. Mai come in questa vicenda si può dire che un malato di Sla parla anche a nome di tutti gli altri.&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Fonte: &lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(0, 51, 0);font-family:trebuchet ms;" &gt;Stefano Rodi - Corriere della Sera&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5026955102150235772-3477842535497438456?l=bresciaincontriamoci.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/feeds/3477842535497438456/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5026955102150235772&amp;postID=3477842535497438456' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/3477842535497438456'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/3477842535497438456'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/2009/11/lo-sciopero-della-fame-dei-malati-di.html' title='Lo sciopero della fame dei malati di Sla continua'/><author><name>Massimo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15168076062656097937</uri><email>bllmsm57a@gmail.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02987904092050485824'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SviXlvhUB8I/AAAAAAAALAs/WVCjuPHZnb0/s72-c/borgonovo_sla.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5026955102150235772.post-3138378698914634916</id><published>2009-11-10T01:03:00.000+01:00</published><updated>2009-11-10T01:03:30.857+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Commento politico'/><title type='text'>Bersani, tra solidità e illusione</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvitR-7eMuI/AAAAAAAALBs/BRhVUpIP_lc/s1600-h/bersani_2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvitR-7eMuI/AAAAAAAALBs/BRhVUpIP_lc/s320/bersani_2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;Sollievo: questa la sensazione prevalente dei delegati democratici&lt;/b&gt; all’uscita dall’assemblea che sabato ha inaugurato l’era Bersani.&lt;br /&gt;Un cammino che riprende, il Pd torna ad affacciarsi sulla scena e dichiara di voler anche tornare nella società, i mesi aspri delle primarie che si chiudono senza eccessivi strascichi di divisione.&lt;br /&gt;Così come, fedele al profilo che s’è dato, anzi che gli è congenito, Pier Luigi Bersani dà a tutti la rassicurazione di una leadership inclusiva, soft nelle dinamiche interne, aliena dai colpi di testa e dalle svolte. Una forza tranquilla, si sarebbe detto un tempo. In un tempo, si intende, in cui la forza c’era davvero e la tranquillità piaceva.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;C’è da dire che con analogo sollievo il Pd era già uscito&lt;/b&gt; da molti appuntamenti precedenti, quando si era riconosciuto nelle visioni di Veltroni o nella battagliera determinazione di Franceschini. E questo infatti è il pericolo principale dal quale deve guardarsi Bersani: la facilità con la quale nel Pd ci si adegua alle mutate condizioni, per poter poi continuare a perpetuare gli stessi vizi.&lt;br /&gt;Prova ne sia il fatto che gli organigrammi per quanto vasti siano – e quello bersaniano è piuttosto ampio – non bastano mai a soddisfare le irrinunciabili esigenze di aree, componenti, territori e singoli.&lt;br /&gt;Di Bersani però va ripreso innanzitutto il contenuto e il tono degli interventi di sabato.&lt;br /&gt;Una volta di più si è trattato di messaggi rivolti all’interno, al corpo del partito («voi, largo gruppo dirigente») più che agli italiani. Il che ancora giustifica l’impostazione austera fino al grigiore, la scaletta tradizionale, le frasi lunghe non studiate per far passare un messaggio, la terminologia lontana anche da quel gergo che rende Bersani uno fra i più simpatici politici in circolazione.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Niente da fare, la concezione che Bersani ha del partito&lt;/b&gt; e di chi lo dirige non lascia spazio alla fantasia né alle correnti tecniche di comunicazione. Lui non vuole farsi cambiare («se mi vogliono io sono così») e in effetti a tanti piace proprio così, come bandiera di una rivolta contro la modernità che, a lungo veltronianamente inseguita, alla fine ha stremato i poveri democratici che se ne ...&lt;span id="fullpost"&gt; sono sentiti sconfitti e snaturati. Continua così il percorso di immedesimazione psicologica oltre che politica fra Bersani e buona parte del Pd: un fenomeno che potrebbe anche finire per dare un carisma al leader meno carismatico. Vedremo.&lt;br /&gt;L’importante è che in questa riproposizione di antiche virtù non si neghi ciò che è innegabile: la forza e la brillantezza della leadership non sono degenerazioni berlusconiane, bensì elementi essenziali della politica sotto ogni latitudine e in ogni epoca. Si può anche essere capi austeri, come Berlinguer o Prodi: ma funziona se si è la guida di un grande partito dotato di forte identità, o se si è il simbolo riconosciuto di un’altra Italia rispetto a quella dell’avversario. Bersani non è ancora né l’una né l’altro.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il che suggerisce un’altra annotazione, che domani su Europa&lt;/b&gt; verrà sviluppata da Mario Rodriguez.&lt;br /&gt;I discorsi del segretario sulla forma del Pd hanno suscitato entusiasmo fra i sostenitori e anche in alcuni commentatori. «Mi sento tornata giovane», ha detto Livia Turco riferendosi all’impegno di aprire cinquecento nuovi circoli nei posti di lavoro. Questo apprezzamento è un merito di Bersani, come anche il ringiovanimento della Turco. A patto di non cancellare alcuni dati della realtà storica, che per fortuna Bersani conosce benissimo.&lt;br /&gt;Il partito di massa, radicato nel territorio, non è stato estirpato e messo in crisi dalla follia nuovista di Veltroni o di Bettini, come sembrano pensare Paolo Franchi o altri.&lt;br /&gt;Il partito leggero è stato casomai la risposta pasticciata a una crisi verticale dei partiti di massa che s’è consumata tanto tempo fa, proprio quando Livia Turco era più giovane, Bersani il più importante dei dirigenti emiliani e D’Alema leader nazionale del partito di entrambi.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Non fosse andata così, non si spiegherebbero neanche le loro scelte&lt;/b&gt; lungo il tragitto Pci-Pds-Ds, segnate dall’attenzione crescente alle tecniche di comunicazione e dall’inseguimento dell’elettorato mobile.&lt;br /&gt;Rievocare il modello del passato senza ricordare come, quando e perché si è estinto rischia di trasformarsi in un pericoloso auto-inganno: buono per far sentire tutti un po’ più giovani, ma inutile a intercettare le rapide e mutevoli correnti di opinione che caratterizzano la società dell’informazione.&lt;br /&gt;Il corpus di proposta politica che Bersani associa a questo modello di Pd è in linea con la sua solida storia riformista, e in questo non si segnala alcun vero strappo rispetto alla sostanza dei due anni di vita del partito. Come scrivemmo fin dalla vigilia delle primarie: non è sulla linea politica che il Pd si è diviso, Rutelli a parte. Chi ha lavorato sul nuovo corso in chiave di disgelo con il Pdl sulle riforme o sulla “giustizia” confonde chiacchiere e sostanza, perché l’unica preoccupazione di Bersani è quella di non far apparire il Pd conservatore sulle istituzioni, non certo quella di offrire a Berlusconi tavoli di trattativa.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Così su tutto il resto, misure per l’economia e per il lavoro comprese.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;È stato importante per esempio che Bersani abbia ribadito che il Pd non si farà dettare da nessuno (sindacati inclusi) la linea su lavoro, contratti e welfare. Arriverà il momento in cui, rivolgendosi soprattutto ai giovani, la rivendicazione di autonomia si tradurrà in proposte chiare: su contratto unico, patto fra generazioni, età pensionabile...&lt;br /&gt;Intanto sgocciolano via dal Pd altri personaggi, qua e là, e sono figure che hanno fatto qualcosa per la nascita del partito. Nell’area ex popolare, o in una sua parte, si prova a usare la vicenda Rutelli-Tabacci per chiedere riequilibri interni.&lt;br /&gt;Bersani non pare curarsi né della prima né della seconda cosa, e dal suo punto di vista forse fa bene anche perché si segnala dall’astensione e dall’Idv un piccolo flusso di consensi di ritorno, il che è già un risultato e incoraggia la principale missione che Bersani s’è dato.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Per essere sicuro che il saldo continui a essere in attivo, e per contraddire&lt;/b&gt; coloro che ancora temono il riflusso identitario (e sono molti di più di quelli che se vanno o che chiedono posti), il segretario ha un solo sistema sicuro: far correre il suo Pd sulle ali dell’innovazione, sorprendere, spiazzare i critici e l’intero quadro politico, dare agli italiani un oggetto nuovo col quale fare i conti. Una cosa solida che tutti possano considerare, come dice lui, una vera alternativa.&lt;br /&gt;Questo scatto fino ad adesso Bersani non l’ha fatto, diciamo che aveva altre priorità. Il suo compito d’ora in avanti però è esattamente questo, che cos’altro sennò?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Fonte: &lt;span style="color: #003300; font-family: trebuchet ms; font-weight: bold;"&gt;Europa&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5026955102150235772-3138378698914634916?l=bresciaincontriamoci.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/feeds/3138378698914634916/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5026955102150235772&amp;postID=3138378698914634916' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/3138378698914634916'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/3138378698914634916'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/2009/11/bersani-tra-solidita-e-illusione.html' title='Bersani, tra solidità e illusione'/><author><name>Massimo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15168076062656097937</uri><email>bllmsm57a@gmail.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02987904092050485824'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvitR-7eMuI/AAAAAAAALBs/BRhVUpIP_lc/s72-c/bersani_2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5026955102150235772.post-1710951219052978648</id><published>2009-11-10T01:00:00.000+01:00</published><updated>2009-11-10T01:15:20.881+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Commento politico'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Partito Democratico'/><title type='text'>Ora un Pd plurale, non solo negli organigrammi</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvisY3FMpDI/AAAAAAAALBk/ioHJiVFDwFM/s1600-h/g_merlo.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvisY3FMpDI/AAAAAAAALBk/ioHJiVFDwFM/s320/g_merlo.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;Dopo le primarie al Partito democratico serve necessariamente&lt;/b&gt; una forte unità interna. Lo strappo di Rutelli, checché se ne dica, non può essere liquidato frettolosamente rispedendo prontamente al mittente le osservazioni critiche avanzate dall’ex cofondatore del Pd. La logica del “meno siamo meglio stiamo” appartiene, da sempre, ad una cultura minoritaria e da nicchia estranea ai grandi partiti popolari e di massa e a tutti coloro che non amano il “pensiero unico”. Ora, vedremo nei prossimi mesi se la scelta di Rutelli e di altri amici avrà un significativo consenso politico ed elettorale oppure si limiterà ad essere un’operazione dettata più da ragioni di organigramma e di posizionamento personale, come qualcuno ha sostenuto. Certamente, molto dipenderà dalle scelte politiche concrete della nuova segreteria del Pd.&lt;br /&gt;E, soprattutto, dal vero profilo politico e culturale che sarà percepito dalla pubblica opinione democratica.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;A cominciare, manco a dirlo, dagli assetti e dall’organigramma futuro del partito.&lt;/b&gt; Assetti che non rispondono soltanto ad una logica burocratica ma che, all’indomani di un congresso quasi costituente, assumono una grande valenza politica e anche programmatica.&lt;br /&gt;Insomma, al Pd oggi serve una grande unità. La contrapposizione interna e la logica della maggioranza e dell’opposizione rischierebbero soltanto di far naufragare anticipatamente un progetto politico che rappresenta, invece, l’unica vera e grande innovazione nel campo riformista e democratico del nostro paese. Quali ricadute potrebbe avere nella periferia del partito il muro contro muro registrato, a volte, nel dibattito precongressuale? Con quale credibilità ci si presenterebbe al prossimo appuntamento elettorale regionale con un partito diviso a metà e carico di divisioni interne, rancori e voglia di vendetta politica? E, soprattutto, se la divisione nazionale dovesse avere il sopravvento sul resto, le ricadute a livello ...&lt;span id="fullpost"&gt; periferico sarebbero semplicemente devastanti. Una forte unità che non scivoli in un banale unanimismo è la ricetta migliore per questa fase politica che vede un Pd all’opposizione e perno dell’alternativa al conglomerato conservatore e alla destra di governo.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ma, per realizzare questa indispensabile unità, non basta la “quadra”&lt;/b&gt; sugli organigrammi. Serve, semmai, una chiara e non equivoca linea politica capace di smascherare tutte le tentazioni del ritorno al passato garantendo, al contempo, quella “pluralità” che resta il postulato essenziale per conservare il progetto originario del Pd. E le prime mosse politiche di Bersani rispondono appieno a questa doppia richiesta che resta decisiva per la stessa credibilità politica del partito. Del resto, ogni tentazione regressiva sarebbe funzionale a logiche scissionistiche che comprometterebbero definitivamente l’ambizione del Pd di essere vera e credibile alternativa alla destra, di qualunque genere sia. E accanto alla volontà di non fare del Pd una versione aggiornata della storia politica e culturale della sinistra italiana, c’è la necessità – per dirla con Bersani – di garantire una gestione “plurale” del partito. Un’operazione certamente difficile ma sicuramente avvincente e indispensabile per la prosecuzione della scommessa del Pd. Una gestione “plurale” dove tutte le varie sensibilità hanno una indubbia importanza e valenza. A cominciare da quella cattolico democratica e popolare.&lt;br /&gt;Una gestione plurale, però, che non può coincidere con una semplice “occupazione” di posti di responsabilità nel partito e nelle istituzioni.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Sarà la politica, ovvero la partecipazione attiva all’elaborazione del progetto&lt;/b&gt; politico a smentire, o meno, le critiche che hanno accompagnato la fuoriuscita di Rutelli e di altri dal cammino del Partito democratico.&lt;br /&gt;E questo vale per il livello nazionale come per quello regionale, a maggior ragione. Non può avere cittadinanza la logica, a livello periferico, di una occupazione sistematica del partito frutto del risultato delle primarie. Risultati che non possono e non devono essere cancellati ma che richiedono, comunque, una convinta spinta all’unità per ricomporre in un comune disegno politico le varie “comunità” che caratterizzano il partito a livello periferico.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Insomma, è il tempo dell’unità e del ricompattamento.&lt;/b&gt; Non esiste una sola alternativa credibile a questa esigenza né potrebbe essere percorribile la strada di una maggioranza che governa il partito e una minoranza che si prepara per ribaltare l’attuale situazione. E questo perché, a maggior ragione, non possono esistere disegni politici alternativi all’interno dello stesso partito. Se, malauguratamente, dovesse attenuarsi la spinta unitaria, la responsabilità la dovremmo ricercare unitamente in una gestione politica che tradisce lo spirito originario del Pd creando le condizioni per una mutazione genetica della sua identità.&lt;br /&gt;Pericoli e rischi che oggi non esistono e che, pertanto, non sono all’ordine del giorno.&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Fonte: &lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(0, 51, 0);font-family:trebuchet ms;" &gt;Giorgio Merlo - Europa&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5026955102150235772-1710951219052978648?l=bresciaincontriamoci.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/feeds/1710951219052978648/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5026955102150235772&amp;postID=1710951219052978648' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/1710951219052978648'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/1710951219052978648'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/2009/11/ora-un-pd-plurale-non-solo-negli.html' title='Ora un Pd plurale, non solo negli organigrammi'/><author><name>Massimo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15168076062656097937</uri><email>bllmsm57a@gmail.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02987904092050485824'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvisY3FMpDI/AAAAAAAALBk/ioHJiVFDwFM/s72-c/g_merlo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5026955102150235772.post-8704643667762435777</id><published>2009-11-10T00:58:00.000+01:00</published><updated>2009-11-10T00:58:00.500+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='commento'/><title type='text'>I partiti personalizzati svuotano la democrazia</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvievOTFM8I/AAAAAAAALA8/AK_lWOOhogI/s1600-h/ilvo_diamanti.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvievOTFM8I/AAAAAAAALA8/AK_lWOOhogI/s320/ilvo_diamanti.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;Mentre ieri l'Assemblea del Pd proclamava Pierluigi Bersani &lt;/b&gt;segretario del partito, Rutelli se n'era già andato, insieme ad altri ex-democratici. Anche se non è chiaro dove approderanno. Nell'orbita dell'Udc, probabilmente. Ne è convinto Casini, che ha preconizzato, per il proprio partito, il raddoppio della base elettorale. Anche se i sondaggi, per ora, non hanno rilevato variazioni nelle stime di voto dell'Udc e del Pd. Il quale appare, anzi, in crescita.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;L'Udc diverrebbe, in questo caso, un partito diverso.&lt;/b&gt; D'altronde, è una fase incerta, che coinvolge non solo Rutelli e Casini, il Pd e l'Udc, ma il sistema politico italiano nell'insieme. Scosso da tensioni trasversali agli schieramenti e ai partiti. Basta rammentare la turbolenza che investe, in questa fase, l'Idv, dove la leadership di Antonio Di Pietro subisce la concorrenza di Luigi De Magistris. Anche nell'altro versante, però, si colgono alcune crepe. Nel Pdl cresce l'insofferenza di alcuni leader nei confronti del protagonismo e delle scelte di Tremonti. E, parallelamente, cresce l'insofferenza di Tremonti verso le pretese degli altri ministri di condizionarlo - e di ridimensionarlo. Avvisaglie - per alcuni versi - della "guerra di successione" (preventiva) a Berlusconi. Perfino nel regno monocratico della Lega emerge una timida ricerca di autonomia personale rispetto alla leadership di Bossi.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Questi casi, profondamente diversi, riflettono l'equilibrio instabile&lt;/b&gt; del sistema politico italiano, dove è difficile - quasi impossibile - distinguere le persone dai partiti e i partiti dalle persone.&lt;br /&gt;Rutelli, per ora, è un leader senza partito. Alla ricerca di un partito. Senza movimenti, fondazioni, comitati oppure liste che lo sostengano. Mosso da intenti che meritano rispetto. Ma vaghi. L'accusa rivolta al Pd, di essere il Pds senza la "S", evoca un rischio concreto. Tuttavia, il richiamo a un soggetto politico riformista e moderato è un po' generico. Tutti in Italia - salvo la sinistra radicale ormai fuori gioco - si definiscono tali. Riformisti e moderati. Inoltre, pare difficile che il riferimento ai valori gli permetta di attrarre gli elettori cattolici del Pd. I quali, peraltro, non sono troppo sensibili al richiamo della Chiesa, su questi temi.&lt;br /&gt;Anche l'Udc, a cui Rutelli guarda con interesse (ricambiato), è un "partito personalizzato". Riassunto, a livello nazionale, da Casini. Altri leader, come ...&lt;span id="fullpost"&gt; Tabacci, godono di ampio credito, al di là dei confini del partito. Ma, per questo, non lo rappresentano e non lo identificano.&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;D'altronde, il distacco dell'Udc dal centrodestra nasce dal rifiuto di Casini&lt;/b&gt; di confluire nel Pdl nel dicembre del 2007. Per non recitare, in eterno, la parte della "giovane promessa" (felice formula di Edmondo Berselli). Per non sparire, insieme all'Udc, nel PMM, il Partito Mediatico di Massa. Casini, allora, preferì spostarsi al centro. Cioè: alla periferia del sistema bipolare. (Aiutato da Bossi e dalla Lega). Mentre Fini si "ritirò" a Montecitorio. Visto che il gruppo dirigente di An, in larga maggioranza, non avrebbe accettato di sfidare il Cavaliere. Fini. Altro leader senza partito. Interpreta il ruolo di presidente della Camera da protagonista politico. L'Udc, tuttavia, non è un "partito personale" (secondo la definizione di Mauro Calise). Non è il Pdl e neppure la Lega. È una rete di gruppi personali e di interessi locali. Un arcipelago sopravvissuto alla scomparsa del continente democristiano. Casini offre loro un'immagine comune. Una regia nazionale. Il riferimento all'identità cattolica, peraltro, è importante, ma non "distintivo". D'altronde, la Chiesa, per tutelare i propri valori e interessi, preferisce agire in proprio. Rivolgersi ai partiti maggiori e soprattutto al governo. Non alle formazioni minori. &lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;L'Udc, per questo, è un partito " personalizzato". &lt;/b&gt;Orientato dalle strategie personali del leader, ma anche da quelle dei gruppi dirigenti locali e della base elettorale. Per metà, insediata nel Centrosud. Zone di forza: Sicilia e Calabria. Per questo, l'arrivo di Rutelli ne può accrescere la visibilità. Il peso politico. Ma non i voti. Non più di tanto, comunque, fino a quando resterà in vigore questa legge elettorale - ironia della sorte: voluta dall'Udc - che premia le coalizioni e schiaccia chi sta in mezzo.&lt;br /&gt;Nell'Udc crescerà , semmai, la concorrenza "personale". D'altronde, nel Pd, Rutelli era divenuto "periferico", dopo la sconfitta nell'elezione a sindaco di Roma, un anno e mezzo fa. E dopo la vittoria di Bersani al congresso e nelle primarie del Pd. Afflitto anch'esso dal dualismo fra partito e persone. Ma in senso contrario rispetto agli altri casi. Perché il Pd tende ad apparire oggi una sorta di "partito impersonale". Il che non è un male, se ci si riferisce a un partito non ridotto a una sola persona; dove il peso organizzativo e associativo è più importante del leader. Ma la definizione suggerisce dell'altro. Un'identità politica pallida. Oltre al sospetto che il potere effettivo di Bersani - per quanto legittimato dal voto degli iscritti e dei simpatizzanti - sia condizionato, nel retroscena, dai soliti noti.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La politica personale - o impersonale - rende, dunque, vulnerabile&lt;/b&gt; soprattutto il centro-sinistra. Nell'altro versante, il rapporto fra partito e persona è diretto. Berlusconi, in particolare, non è solo il leader unico del Pdl. Ma "impersona" l'ideologia condivisa dagli elettori. Dove pubblico e privato si confondono, nell'esercizio e nella "messa in scena del potere", attraverso i media, che egli stesso controlla. Nell'Idv, al contrario, Di Pietro, oscurato da mesi in tv (e non solo per volontà della destra), ha perso consenso e fiducia popolare. Mentre la concorrenza di De Magistris sta logorando le fondamenta (personali) del partito.&lt;br /&gt;Questa seconda Repubblica. Ridotta a un catalogo di combinazioni tra partiti e persone. Partiti personali, personalizzati e impersonali. Accanto a persone senza partito e in cerca di partito. Evoca una democrazia povera. (Povera democrazia!). Di idee e di identità. Di passione e partecipazione. Speriamo che passi presto.&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Fonte: &lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(0, 51, 0);font-family:trebuchet ms;" &gt;Ilvo Diamanti - Repubblica&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5026955102150235772-8704643667762435777?l=bresciaincontriamoci.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/feeds/8704643667762435777/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5026955102150235772&amp;postID=8704643667762435777' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/8704643667762435777'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/8704643667762435777'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/2009/11/i-partiti-personalizzati-svuotano-la.html' title='I partiti personalizzati svuotano la democrazia'/><author><name>Massimo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15168076062656097937</uri><email>bllmsm57a@gmail.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02987904092050485824'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvievOTFM8I/AAAAAAAALA8/AK_lWOOhogI/s72-c/ilvo_diamanti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5026955102150235772.post-3237663457202861434</id><published>2009-11-10T00:53:00.000+01:00</published><updated>2009-11-10T00:53:00.595+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Commento politico'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria'/><title type='text'>La caduta del muro nell'Italia di Berlusconi</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svigpl77jAI/AAAAAAAALBE/YafiBfJ94-s/s1600-h/muro_berlino.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svigpl77jAI/AAAAAAAALBE/YafiBfJ94-s/s320/muro_berlino.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;RICORRE domani l'anniversario della caduta del Muro di Berlino.&lt;/b&gt; La fine della guerra fredda. Sono passati vent'anni e sembra un secolo. È cambiata l'Europa, è cambiato il mondo ed è cambiata l'Italia. Forse è proprio l'Italia ad aver registrato un cambiamento maggiore che non gli altri paesi. Spesso ci sorprendiamo a dire che, al di là delle apparenze, i problemi che affliggono il nostro paese sono sempre gli stessi. Ed è vero, ma è altrettanto vero che la società del nostro paese è profondamente diversa da quella del 1989. Il suo rapporto con le istituzioni, il suo rapporto con se stessa, la percezione che gli individui hanno della propria felicità.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Su questo aspetto è necessario riflettere perché coinvolge i modi di pensare&lt;/b&gt;, i comportamenti, il rapporto dei padri con i figli, l'assetto delle famiglie, la politica, la democrazia. Vent'anni fa il potere si identificava con la Dc di Giulio Andreotti e il contropotere antagonista con il Partito comunista italiano. Oggi il potere è Silvio Berlusconi, e il contropotere è disperso, cerca di ricompattarsi ma non ci riesce. Ha scritto ieri Gustavo Zagrebelsky che la difficoltà va ricercata nella società civile perché sia il potere sia il contropotere emanano dal fondo del paese; non sono fenomeni che galleggiano nel vuoto, effetti privi di cause. Non si manterrebbero neppure un mese se la società esprimesse il proprio dissenso e il proprio malcontento. Se ciò non avviene, è dunque nella società civile che bisogna fissare lo sguardo.&lt;br /&gt;Chiedersi che cosa è accaduto dalla caduta del Muro in poi, fino ad arrivare ai giorni nostri.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il fatto più rilevante prodotto dalla caduta del Muro è stato la fine delle ideologie.&lt;/b&gt; Tutti si rallegrarono, sembrò qualcosa di simile alla rottura di un cordone ombelicale, un'immensa svolta di libertà, il passaggio dalla società dell'infanzia sottoposta a ferrea tutela ad una fase finalmente adulta di consapevolezza e di responsabilità. Era questo il mutamento? Così fu festeggiato, non soltanto dai berlinesi e dalla Germania finalmente unificata, ma dal mondo intero. In Italia vi fu un'analoga percezione. Dopo una lunga fase di politica ingessata con le bende dell'ideologia, si era finalmente liberi di decidere con la propria testa facendo saltare i castelli di carta, le "caste", i luoghi comuni degli spot e degli slogan. Contenuti invece di propaganda, problemi e programmi ...&lt;span id="fullpost"&gt; concreti invece di fittizie barriere e sterili contrapposizioni.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il potere si spaventò: si liquefaceva il cemento&lt;/b&gt; che aveva tenuto insieme sensibilità e interessi contrastanti. Il contropotere ebbe analoga percezione: il crollo del Muro aveva sancito la sconfitta definitiva del comunismo e l'implosione del sistema imperiale dell'Urss. Achille Occhetto, allora segretario del Pci, proclamò la fine del Partito comunista e l'approdo sulla sponda democratica concludendo così la lunga e decennale marcia di avvicinamento iniziata da Enrico Berlinguer.&lt;br /&gt;Niente più ideologie e finalmente una democrazia compiuta. Nel resto d'Europa non vi furono, almeno in apparenza, fatti così traumatici. Quasi in nessuna delle grandi democrazie esistevano partiti comunisti di massa. In alcuni non ce ne era neanche l'ombra. Al di là delle apparenze tuttavia, i mutamenti furono altrettanto profondi. Per tutta la seconda metà del XX secolo infatti la politica aveva adottato sistemi di liberaldemocrazia sociale e mercati economici liberi ma regolati da norme, meccanismi di redistribuzione del reddito in favore dei ceti più deboli, interventi pubblici nella sanità e nella previdenza. Fu una grande stagione di liberal-socialismo, seguita ad una guerra rovinosa cui subentrò un sentimento di pacifismo largamente diffuso.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La caduta del Muro sancì la sconfitta storica del comunismo &lt;/b&gt;e liberò energie insofferenti di ogni regola, anche di quelle che presidiavano lo Stato sociale. L'implosione del comunismo produsse effetti anche sui partiti socialisti e socialdemocratici. Il pendolo non si arrestò a mezza strada. Non ci furono traumi, ma una graduale erosione della sinistra europea che durò a lungo ed è infine esplosa in tutta Europa.&lt;br /&gt;In Italia il trauma della caduta del Muro ebbe come suo primo effetto una ribellione della società civile contro la corruttela che nel corso degli anni Ottanta era diventata sistema di governo decaduto al rango di comitato d'affari della partitocrazia. L'inchiesta giudiziaria che fu poi denominata "Mani Pulite" contro la "Tangentopoli" della casta al potere era stata preceduta da una sorta di furore che mobilitò per la prima volta non solo la sinistra ma gran parte dei ceti medi. Non era mai accaduto, il vincolo della guerra fredda imponeva che gli steccati ideologici venissero scavalcati e che si formasse una sola opinione pubblica.&lt;br /&gt;Senza questo vero e proprio trauma, l'inchiesta giudiziaria del 1992 non sarebbe avvenuta e comunque non avrebbe avuto l'appoggio trascinante che si verificò. Sbaglia chi oggi sostiene che le forze politiche di governo furono decapitate dai magistrati "rossi": Borrelli era un liberale, Di Pietro e Davigo più di destra che di sinistra; gli altri membri del "pool" si identificavano soprattutto con il loro ruolo di magistrati e non hanno mai smentito con i fatti questa loro lodevole identificazione.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il furore popolare durò fino al '93, poi sbollì con la stessa rapidità&lt;/b&gt; con la quale si era manifestato. E rifluì. Il grande e sempre più indistinto ceto medio di vocazione moderata era stato il vero protagonista della distruzione dei partiti di governo. Aspirava ad una rappresentanza politica e ad una partecipazione diretta. La classe operaia si era sfaldata, un ceto di artigiani, piccoli e piccolissimi imprenditori-lavoratori aveva popolato di officine e capannoni la larga fascia che da Brescia si irradia verso Treviso da un lato e la Romagna e le Marche dall'altro. Milioni di persone non avevano altro desiderio che di abbattere i famosi "lacci e laccioli", cioè le regole che presidiavano il corretto funzionamento del mercato, e di poter correre, anzi galoppare in una sterminata prateria dove mettere alla prova le loro capacità di iniziativa e di laboriosità. Magari aiutandosi anche con il lavoro nero e con l'evasione fiscale contro le dissipazioni di "Roma ladrona".&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La Lega lavorò su questo tessuto sociale. Berlusconi lo amplificò&lt;/b&gt; su scala nazionale. Tutti e due ci misero dentro una robusta dose di paura per la sicurezza personale e fu questo il cocktail micidiale che fece oscillare il pendolo politico dal furore moralistico dei primi anni Novanta verso la destra. Ma quale destra?&lt;br /&gt;Non starò qui a ricordare le caratteristiche di questo movimento che vide in Berlusconi l'Uomo della Provvidenza. Dico soltanto che nel frattempo la percezione della felicità era profondamente cambiata: si vive attimo per attimo e in ogni istante si può e si deve spremere il succo di una felicità da godere qui e subito. La trasmissione della memoria si è bloccata. Il futuro è sulle ginocchia di un Dio, dovunque si trovi e ammesso che ci sia. Si confida comunque nei miracoli e meno male che Silvio c'è.&lt;br /&gt;Fino a poco fa eravamo a questo punto.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Nel frattempo il vecchio Partito comunista aveva buttato alle ortiche&lt;/b&gt; il suo nome ma non si era sciolto per rifondarsi eventualmente su nuove basi ideali e sociali. Aveva cercato di preservare le proprie strutture, la propria classe dirigente, i propri insediamenti organizzativi. Perdendo per strada la parte ancora fortemente ideologizzata che non aveva digerito il contraccolpo della Bolognina. Guidato da D'Alema, poi da Veltroni, poi da Fassino. E fu proprio Fassino a mettere la parola fine, quella veramente definitiva, fondando il Partito democratico insieme ai cattolici e ai liberaldemocratici della Margherita.&lt;br /&gt;Questa è stata la novità prodotta dall'Italia non berlusconiana. In mezzo a molti errori e a deplorevoli rivalità, la nascita di un partito democratico e riformista è stato il principale strumento d'una possibile ripresa quando il grosso della società civile deciderà che la strada del berlusconismo sta per sboccare in una rischiosissima avventura.&lt;br /&gt;"&lt;b style="color: #cc0000;"&gt;Di fronte al fantasma che si aggira per l'Italia in queste ultime settimane&lt;/b&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;, cioè alla proposta di un'elezione popolare diretta del Primo Ministro o del Capo dello Stato, non mi spavento ma mantengo tutte le gravi obiezioni che ho già altre volte espresso nei confronti di ogni forma di presidenzialismo. Non è certo un modo comprensibile alla gente, il parlare, un giorno dopo l'altro, in forme confuse e contorte, di vari presidenzialismi più o meno importati, dei quali anche coloro che le propugnano non hanno manifestamente conoscenza adeguata e meditata.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: #cc0000;"&gt;Credo inoltre che far ruotare per intere settimane una crisi politica intorno a problemi costituzionali sia pure urgenti, equivalga ad una contorsione violenta della soluzione politica di problemi attualissimi e preliminari. Essi sono: l'avvio più deciso del risanamento delle finanze pubbliche, la crescente emergenza disoccupazionale, soprattutto giovanile, la soluzione dei nodi vitali del Meridione, le regole per una disciplina antitrust e quelle per un'informazione pubblica oggettiva e paritaria.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;Questo 'urgente più urgente' sembra essere ignoto o comunque del tutto posposto dai principali protagonisti di questa crisi politica che sembrano altrettante maschere tragiche di questa assurda vicend&lt;/span&gt;a".&lt;br /&gt;Questo testo non è mio né è stato scritto oggi. L'autore è &lt;b&gt;Giuseppe Dossetti&lt;/b&gt; e la data è il 2 febbraio 1996, vigilia d'una campagna elettorale che portò il centrosinistra di Romano Prodi alla guida del Paese. Il berlusconismo non era ancora nella sua pienezza tant'è che fu sconfitto, ma aveva già conquistato una parte notevole della società italiana come si vide pochi anni dopo quando Prodi fu abbattuto anzitempo da "fuoco amico".&lt;br /&gt;Richiamo l'attenzione di chi mi legge sulle parole di Dossetti. Il presidenzialismo può essere uno dei modi della democrazia se rispetta ed anzi rafforza i poteri di controllo, i poteri di garanzia, i poteri neutri e insomma lo Stato di diritto; ma può esserne la tomba se si propone come unico potere autoritario e plebiscitario.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;A questo sta mirando il presidente del Consiglio, che comincerà tra breve&lt;/b&gt; con una riforma della giustizia con due obiettivi: bloccare i processi che lo riguardano e smantellare il Consiglio superiore della magistratura. Intanto prosegue lo smantellamento di ogni pluralismo nella Televisione pubblica.&lt;br /&gt;Seguirà il tentativo di cambiare la composizione della Corte Costituzionale per renderla più arrendevole al potere politico. Sarà infine la volta di un mutamento radicale della Costituzione con l'elezione diretta del Capo dell'Esecutivo, quando già i poteri di controllo e di garanzia saranno stati resi evanescenti.&lt;br /&gt;Questa è la situazione in cui ci troviamo vent'anni dopo la caduta del Muro e delle ideologie. Sono cadute tutte ma una ne è rimasta ed è molto più ingigantita: è l'ideologia del potere per il potere, il potere intoccabile e incontrastato, una sorta di Leviatano del XXI secolo che ha nelle sue mani le tecnologie del XXI secolo: un altro cocktail micidiale. Perciò è l'ora di serrare i ranghi e non sparpagliarsi. Ed è ora che la società civile prenda coscienza di quanto accade e assuma su di sé la responsabilità di metter fine a questa sciagurata avventura.&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Fonte: &lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(0, 51, 0);font-family:trebuchet ms;" &gt;Eugenio Scalfari - Repubblica&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5026955102150235772-3237663457202861434?l=bresciaincontriamoci.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/feeds/3237663457202861434/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5026955102150235772&amp;postID=3237663457202861434' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/3237663457202861434'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/3237663457202861434'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/2009/11/la-caduta-del-muro-nellitalia-di.html' title='La caduta del muro nell&apos;Italia di Berlusconi'/><author><name>Massimo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15168076062656097937</uri><email>bllmsm57a@gmail.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02987904092050485824'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/Svigpl77jAI/AAAAAAAALBE/YafiBfJ94-s/s72-c/muro_berlino.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5026955102150235772.post-2593522047526235005</id><published>2009-11-10T00:51:00.001+01:00</published><updated>2009-11-10T00:54:44.578+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sondaggio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='PD'/><title type='text'>Meglio l’Udc che la sinistra</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvirWW5fknI/AAAAAAAALBc/1FLegrAHuPM/s1600-h/logo_pd_icona.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvirWW5fknI/AAAAAAAALBc/1FLegrAHuPM/s320/logo_pd_icona.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;Come già durante la prima assemblea costituente del Partito democratico&lt;/b&gt;, tenutasi nel 2007, anche quest’anno un gruppo di docenti dell’università di Milano ha svolto un’indagine sui delegati presenti a questa seconda assemblea romana. Con l’obiettivo di comprendere meglio non soltanto il loro profilo demografico e sociale, ma anche il loro pensiero sul futuro del Pd.&lt;br /&gt;Numerose sono state le domande poste ai presenti, che si sono dimostrati peraltro sufficientemente stakanovisti da rispondere non soltanto a questa indagine, piuttosto agile, ma anche ad un ulteriore questionario di quasi 20 pagine, distribuito da un altro gruppo universitario.&lt;br /&gt;Grande collaborazione dunque, segno che questi strumenti di analisi e di approfondimento sono entrati nel Dna dei protagonisti del partito, che si rendono conto della loro utilità, sia per comprendere come sono fatti, sia per il loro utilizzo nella costruzione di un percorso di conoscenza e di condivisione delle linee politiche future.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Cosa ci raccontano allora i risultati? È ancora un po’ presto&lt;/b&gt; per avere una rappresentazione complessiva del pensiero degli intervistati, che richiederà tempi un pochino più lunghi. Ma alcuni spunti possono essere qui presentati, in particolare rispetto ad una decina di domande che sono già state elaborate nel corso di questi primissimi giorni.&lt;br /&gt;Innanzitutto qualche informazione demografica.&lt;br /&gt;I delegati che hanno risposto (un campione rappresentativo di quasi il 40 per cento dei presenti all’assemblea) appaiono ben equilibrati dal punto di vista del genere: 55 per cento uomini e 45 donne, segno di una ormai raggiunta parità, sotto questo punto di vista. Il livello di scolarizzazione si presenta poi particolarmente elevato: oltre il 70 per cento è in possesso di una laurea, un dato in lieve incremento rispetto all’omologa indagine di due anni fa.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Dal punto di vista anagrafico, la maggioranza dei delegati&lt;/b&gt; appartengono alle classi centrali del ciclo di vita: oltre i due terzi hanno infatti un’età compresa tra i 35 e i 59 anni, mentre i più giovani e i più anziani si dividono equamente il restante 33 per cento.&lt;br /&gt;Ma veniamo ora ad alcune risposte che approfondiscono meglio il loro pensiero ed i loro giudizi. La formula utilizzata in questa occasione per la scelta del segretario (voto degli iscritti e poi degli elettori) trova un consenso molto ...&lt;span id="fullpost"&gt; elevato, pari al 63 per cento dei rispondenti, mentre il 28 manifesta la propensione di limitarla ai soli iscritti; molto bassa (meno del 10) la quota di coloro che prediligerebbe il ricorso all’assemblea dei delegati. L’auspicato cammino prossimo, che dovrà vedere impegnata la nuova segreteria Bersani, viene individuato a grande maggioranza nel deciso compito di consolidare il profilo identitario del Pd, la sua linea politica ed il suo programma.&lt;br /&gt;Solo successivamente, in un secondo tempo, esso dovrà dedicarsi alle alleanze per una possibile vittoria elettorale.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Molto chiaro l’atteggiamento di fondo dei delegati:&lt;/b&gt; per troppo tempo si è dedicato spazio e risorse alla costruzione più di una politica di alleanze tattiche che di elementi strategici e fondativi, perdendo dunque di vista il tassello fondamentale che può permettere la sedimentazione del partito nella società italiana.&lt;br /&gt;Senza una identità forte e coesa, paiono affermare i rispondenti, non si potrà andare molto lontano.&lt;br /&gt;E i prossimi 3-4 anni, quanti ci separano dalle (probabili) prossime elezioni politiche, devono essere il tempo della semina, se si vuole raccogliere qualcosa di solido e duraturo nell’elettorato italiano. Ma quali devono essere i valori di riferimento su cui costruire il partito? Accanto ad un ovvio afflato ambientalista, ne emergono principalmente quattro: lavoro, merito, uguaglianza, laicità.&lt;br /&gt;L’impressione generale, condivisa dalla quasi totalità dei presenti, è che il periodo legato ai due partiti costituenti, Ds e Margherita, sia ormai definitivamente chiuso. Per battere il centrodestra, il ritorno al passato dunque non può più venire ripreso in considerazione.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;L’idea dichiarata da oltre il 70 per cento dei delegati è &lt;/b&gt;che il sistema dei partiti debba tendere verso una (possibile) alternanza tra due partiti forti, sul modello americano, benché permanga valido, per una quota comunque minoritaria, che la presenza di un forte partito di centro con cui stabilire alleanze di governo non sia del tutto da rifiutare.&lt;br /&gt;Un’ultima domanda legata a quest’ultimo aspetto, vale a dire sulle possibili eventuali alleanze alle prossime elezioni, ribadisce una tendenziale apertura più verso il centro dello schieramento politico che nei confronti della sinistra radicale. La maggioranza dei delegati (quasi il 55 per cento) è dell’idea di privilegiare le alleanze di centro, mentre il 32 per cento opta per quelle di sinistra.&lt;br /&gt;Un ristretto gruppo residuale (meno del 15 per cento) indica infine la corsa solitaria.&lt;br /&gt;Sono queste soltanto le prime indicazioni che emergono dall’indagine. Tra un paio di settimane, quando le analisi di tutte le restanti risposte saranno ultimate, ci torneremo con una profondità di dettaglio maggiore, magari dedicando loro più di una puntata per affrontare i diversi punti del questionario.&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Fonte: &lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(0, 51, 0);font-family:trebuchet ms;" &gt;Paolo Natale - Europa&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5026955102150235772-2593522047526235005?l=bresciaincontriamoci.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/feeds/2593522047526235005/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5026955102150235772&amp;postID=2593522047526235005' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/2593522047526235005'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5026955102150235772/posts/default/2593522047526235005'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/2009/11/meglio-ludc-che-la-sinistra.html' title='Meglio l’Udc che la sinistra'/><author><name>Massimo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15168076062656097937</uri><email>bllmsm57a@gmail.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02987904092050485824'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/SvirWW5fknI/AAAAAAAALBc/1FLegrAHuPM/s72-c/logo_pd_icona.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry></feed>